storie di persone e colazioni

stamattina ho messo la sveglia alle sei. ‘sabato’, ‘sveglia’, ‘sei’.

a parte che iniziano tutte con la ‘s’, mi chiedo: perchè? perchè sono sfigato, che inizia con la ‘s’. no, perchè ‘s’eriamente devo fare il mio ‘s’econdo lavoro, quello di ‘s’impatico, pacioso ed imprevedibile albergatore. ma ho messo la sveglia alle sei perchè so già che non mi alzerò mai alle sei, mi sveglierò e mi godrò un pò quel dormiveglia prima di mettermi al lavoro davvero. e giusto per continuare sulla linea del calduccio, quasi quasi mi alzo e entro in una doccia bollente, così almeno assesto l’equilibrio mandetendomi sempre in temperatura. esco di casa prima delle otto, nessuno per strada, trovo parcheggio un pò lontano ma due passi li faccio fin quasi volentieri. inizio ad apparecchiare le tavole e la prima a presentarsi a far colazione è una gentile signora anziana, minuta, ma dalla voce squillante. temo quelle persone, perchè non stanno mai ferme, sempre in movimento a fare, brigare, spostarsi, vedere, andare, camminare… oppure ferme a raccontarti la storia della loro vita, senza darti la benchè minima possibilità di dialogo. roba che quando inizi tu dicendo ‘a me una volta…’ loro hanno un aneddoto simile e cominciano a raccontartelo e tu non sei neanche ai titoli iniziali del tuo di episodio. spero sia il primo tipo di nonnina, così fa colazione e se ne va, che tra l’altro sta uscendo anche una bella giornata.

no, non è quel tipo di nonnina. è l’altro.
in poco meno di un’ora (e mi è andata fin bene), mi sono ascoltato tutta la sua vita per sommi capi, partendo dalla somiglianza che io ho con mia madre, passando ai suoi cani che sono morti (ciao Briciola…), fino a raccontare che suo marito ha tentato di ucciderla con un machete.
almeno, non sono le solite storie di reumatismi, sciatica, femori spaccati e vene varicose.

ho atteso con ansia terribile l’arrivo dei secondi ospiti che dovevano far colazione. e come sempre, la mia ancora di salvezza arrivava da genova. una coppia, genoani purtroppo, ma a cui mi sono ‘aggrappato’ perchè, dopo passato e presente, avevo paura che la signora mi parlasse del suo futuro e di cosa volesse fare da grande. poi, quasi contemporaneamente ai genovesi, è scesa una coppia di francesi. eehh, ma allora ce l’avete con me stamattina. dai, facciamo un gioco. si chiama: indovina che tra le due coppie ho servito per prima, a chi ho chiesto se era tutto a posto e a chi ho offerto dell’altro caffè e alcune fette di torta sbrisolona?
esatto. a me ‘genova’ è sempre piaciuta, come zona.

finisco le colazioni per tutti gli altri e mi metto io a farla. finalmente cinque minuti di relax. chiama mia madre. e ti pareva. inizia a raccontarmi la storia della buona vecchina che stava per essere uccisa dal marito col machete. argh. voglio solo sapere a che ora arrivano i primi, nuovi ospiti di oggi. sta arrivando da me una famiglia, devo preparare le due biciclette che ci sono qui in cantina. strano, di bici ne ho anche nell’altra casa… mah. come tutte le biciclette in cantina che si rispettano, le ruote sono sgonfie. devono essere sgonfie, per contratto. e, sempre per contratto, non c’è mai nulla per gonfiarle. mi si fredda il thè, maledizione. arriva la famiglia. ho capito perchè servivano le bici qui. cinque figli più papà e mamma. data la bella giornata di oggi, hanno deciso di muoversi in città pedalando. quelle dell’altra casa erano già state consegnate.
in pratica, sembrava la partenza del giro d’italia.

tralasciamo le camere da risistemare, tralasciamo che in una stanza il deodorante per ambienti è caduto e si è rotto e sembrava di essere in una camera a gas, tralasciamo che ora puzzo di deoambipur al gusto che non so qual’è ma mi fa schifo, arrivo a casa e pranzo. prima di entrare, prendo la posta. c’è una lettera (non cartolina, lettera) dal regno unito. ho un paio di amici là, ma nessuno, dico nessuno che conosco che si prenda la briga di scrivere una lettera a mano, si viaggia via mail, chat, skype (se solo mi decidessi a metterlo). forse forse un romantico della carta e penna c’è ancora e può mandarmi i suoi saluti da braiton’… però suona strano.

apro la lettera e viene fugato ogni dubbio, perchè la calligrafia proprio non è nei miei archivi della memoria. soprattutto non capisco quei settanta euro che ci sono all’interno. leggo il nome e mi suona di già sentito. ma certo, una richiesta di camere di qualche giorno fa… la pazza pignola inglese ha mandato la caparra per posta. dio salvi la regina. questa qui la voglio proprio conoscere, è più precisina e pignola di me. le rispondo per e-mail che sono arrivati i soldi, la ringrazio moltissimo e dentro di me provo paura, perchè questa è matta. però caspita, quando arriva? mica è segnata nel registro presenze. panico. rischiamo l’incidente diplomatico con i sudditi di sua maestà. preparo il kilt che ho comprato in scozia, ci sarà da guerreggiare. libertààà… ricontrollo la sua e-mail di richiesta. prenotazione dal ventotto luglio duemilaotto al primo agosto duemilaotto. in pratica, fra dieci mesi. vorrei concludere la mia e-mail come faccio sempre, scrivendo ‘grazie per la sua conferma bla.bla.bla… arrivederci a presto. cox’

ma stavolta proprio non ce la faccio. god save the Queen.

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