al tugo nevica un pò

sto tornando a casa dopo uno splendido weekend. davvero, splendido.

quei weekend in liguria che sanno tanto di spina staccata col mondo, quel mondo alternativo dove tutto è conosciuto ma tutto è nuovo, tutto è intenso ma calmo nello scorrere delle cose, dove le giornate passano in un secondo e invece quando ti chiedi che hai fatto oggi, la mattina e tutte le cose in mezzo sembrano tanto lontane, che quasi non ci credi. quei weekend dove non vuoi perdere neanche un secondo perchè sai che sarà comunque bellissimo, che parti alla sera uscendo dall’ufficio con la valigia in macchina e ritorni il lunedì ad orari mattinieri improponibili. magari anche un pò dopo, se le cose prendono una piega strana…

quei weekend dove gli amici li vedi quasi tutti, li senti, li vivi.
e che sia quel che sia, maledizione, le persone le vivi e non puoi farci niente.
un weekend dove una pizza al venerdì è quasi un evento, che ti immaginavi poteva finire così, dove al sabato prendi stranamente un treno e raggiungi un altro dei tuoi amici, come se da te partisse la chiamata a raccolta di quel che sarà per un paio di giorni. c’è il sole, si sta bene. giri, fai qualche commissione, come fossi uno di lì. poi di nuovo un’altra serata, tutti insieme in compagnia, e di nuovo il giorno dopo, davanti ad un piatto di cinghiale veramente enorme che ci crea non qualche difficoltà.

e poi l’apice dello schiamazzo, quegli applausi e urla di gioia in un teatro troppo elegante per queste cose, per festeggiare e partecipare all’emozione di uno di noi, teso e paonazzo là sul palco, a cantare canzoni decisamente non del nostro genere, ma che per una sera ci uniscono e ci fanno lo stesso urlare, per lui, per noi, per tutti noi, alla faccia delle signore eleganti che sedute di fianco a noi ci guardano un pò schifate. ed allora è ancora più bello fare il tifo per lui.

al lunedì mattina si riparte, con quattro ore di permesso nello zaino, che rendono la cosa ancora più sublime, che ti fanno uscire dall’etichetta di turista e ti fanno entrare quasi in quella di pendolare lavoratore… ma prima di andarsene, ci sono ancora un paio di questioni da sistemare e chissenefrega se la seconda porta via un pò di tempo. davvero, chissenefrega. per quello che non ho fatto e avrei potuto fare, per quello che ho fatto e avrei potuto non fare. chissenefrega perchè in fondo certe persone le vivi, in un modo o nell’altro (soprattutto nell’altro), e non puoi proprio farci nulla perchè è più forte di te. se là in fondo c’è un pò di vuoto, da qualche altra parte c’è qualcosa che proprio non se ne andrà mai più. e che sia quel che sia.

e mentre percorro l’autostrada del ritorno so già che mi fermerò, come sempre, all’area di servizio ‘tugo est’ per un caffè proprio sul passo della cisa, che in una galleria di un paio di kilometri divide la mia vita di quà da quella di là, divide un bel weekend di sole da una grigia settimana di lavoro in attesa delle feste.

e proprio per ricordarmi che presto sarà Natale, lassù al tugo nevica un pò.