gli altri ignari clienti

vieni in vacanza in liguria. è l’una e mezza passata e stiamo entrando in trattoria.

ormai è la nostra trattoria, si mangia bene, si spende il giusto ma soprattutto ci divertiamo.
e_ (il cameriere) neanche ci saluta. “eh belin, potevate aspettare ancora un pò ad arrivare, volete mica anche mangiare adesso? forse qualcosa è rimasto, mettetevi lì che adesso arrivo…”
questo è stato il benvenuto. gli altri clienti del locale a quel punto guardavano un pò straniti tutta la scena. loro non possono capire, avventori da ‘una botta e via’. dopo cinque minuti esce il cuoco dalla cucina, grembiule sporco ancora addosso, mani sporche di farina. ci guarda con fare deciso, quasi minaccioso: “volete ordinare o faccio io?” le nostre risate coprono la risposta: fai tu. che tanto lo sappiamo che anche se ordiniamo, fai tu lo stesso. “appunto!”
gli altri clienti sono sempre più esterefatti.

mentre mangiamo i nostri squisiti piatti a base di pesce, arriva la g_, effettivamente tirata da mezza gara, e i discorsi e i commenti non sono dei più aulici e raffinati. gli altri clienti non sanno più dove guardare anche perchè, nel mentre, ritorna e_: “belin ragazzi, pensate a mangiare con a tavola una così??” prendo io la parola: “si, sarà anche gradevole da vedere, ma parlaci insieme 10minuti che poi cambi idea…” il cuoco chiude la cucina e si mette a mangiare con noi, di fianco a me. discutiamo insieme per 10minuti, poi si gira verso di me e fa ‘sì’ con a testa. te l’avevo detto, basta parlarci 10minuti e rivaluti tutto il discorso. gli altri clienti cercano di finire alla svelta, ormai hanno perso completamente ogni punto di riferimento.

e_ ci conosce da tantissimo, da quando ancora noi si doveva tornare a casa verso le undici. e a questo punto si lascia andare in considerazioni finali, rivolto a tutti ad alta voce nel bel mezzo della sala: “…belin gente, questi qui da piccoli erano tanto dolci, teneri, timidi… e adesso guardalì lì, sono veramente dei pezzi di merda!!”

gli altri ignari clienti hanno continuato a non capire.