indeterminato (quasi) responsabile

dunque, ci sono:

un algerino, un nigeriano, un tennista, un geometra, un (quasi) pensionato ed un (quasi) responsabile di magazzino che… sembra l’inizio di una barzelletta ed invece è il gruppo con cui lavoro. è il ‘mio’ team e il (quasi) responsabile, pare, sia io… siamo messi bene.

ma sto prendendo sempre più confidenza con il mio nuovo lavoro e ormai mi sto facendo conoscere dai miei colleghi. e questo non so quanto sia un bene. comunque hanno già capito che tipo sono e ribadisco che non so se questo sia un bene.

rimpiango certe ‘compagnie’ e certe ‘uscite’,
cioè metafore ed imprecazioni non propriamente di classe. anche se un pò me le sto portando con me, come gli insegnamenti del Ciano sia per quanto riguarda il carrello elevatore sia per l’assurdo ed incomprensibile modo di comunicare con chi proprio non parla la mia lingua: è proprio vero che gesti e dialetto mantovano aiutano tantissimo. aveva dannatamente ragione lui.

anche se non sono più davanti ad un pc,
diciamo che mi sto divertendo abbastanza. faccio decisamente più movimento, cala la pancetta da (ex) cassaintegrato e sono (quasi) autorizzato a dare ordini. mi manca il potere di vita e di morte, e per certe persone servirebbe proprio, ma questo è tutto un altro discorso.

internet ora me lo porto sul cellulare.
so che è una cosa di cui NON andare fieri ma fino ad ora non avevo bisogno di avere sempre ovunque connessione sul telefonino. ora le cose sono cambiate. fino a qualche tempo fa il cellulare, durante il nuovo lavoro, neanche lo tenevo con me, molto furbescamente per farmi vedere volenteroso e ligio al dovere. lo so, fa ridere. ora che sono (quasi) responsabile DEVO avere il mio, dato che non me ne danno uno aziendale. e va bene così, tengo il mio con internet. non si avvera la profezia di chi disse: “tempo due mesi e avrai un computer”, però ci vado piuttosto vicino. stavolta la ‘mission’ era davvero ‘impossible’ ma facciamo di necessità virtù.

e dopo un periodo di levatacce alle 5 o di rientri alle 22 causa turni (che comunque mi lasciavano sempre mezza giornata piena di cazzi miei), ora faccio il famigerato ed ambitissimo ‘turno centrale’, con funzioni sì operative ma anche di controllo e di organizzazione del lavoro a cavallo dei due turni, cioè dalle 8 alle 16. mi tocca saltare il pranzo, ma lavorando in una azienda alimentare che produce schiacciatine, entro a far parte della ‘snack generation’: nel concreto, mi basta passare vicino alla linea di produzione ed il gioco è fatto. comunque l’orario di lavoro è abbastanza valido per non svegliarsi troppo presto e per tornare a casa a giocare con la mia compagna e con mia figlia Rebecca, per lo meno da quando nascerà a metà novembre.

dato che sono uno sporco materialista,
e anche se tutti i soldi (e pure di più) li sto investendo nella nuova casa, non per ultimo direi che guadagno di più e spendo di meno per andare al lavoro perchè sono a 3 minuti da casa.

il tutto a tempo indeterminato.