ancora cinque minuti

ore 5 di lunedì mattina,

ma potrebbe essere un’altra mattina qualsiasi.
suona la sveglia, mi devo alzare per andare al lavoro. la spengo subito, sono sveglio da un po’. ma c’è un meccanismo che ancora fatico a comprendere e non è quello di ‘andare al lavoro’. C’è un non-so-che di morboso nel mettere la sveglia qualche minuto prima dell’orario in cui effettivamente ti devi alzare, solo per il gusto di stare lì sotto le coperte ancora cinque minuti.

ora, quel meccanismo che ancora non riesco a comprendere parte da un po’ prima.
io dormo circa 6-7 ore per notte, il mio orologio biologico ormai è così. a parte i momenti in cui mi sfianco sul serio, le ore di riposo sono quelle e, devo ammettere, che sono abbastanza regolare: se vado a letto a mezzanotte, mi sveglio alle sette. preciso. se faccio tardi e vado a letto alle due, alle nove mi sveglio. se in tv non c’è niente e vado a dormire alle dieci, alle cinque sono lì che mi rigiro nel letto. e non riesco più a dormire. aspetto girandomi di qua e di là l’arrivo della sveglia. poi, quando quella suona, scatta la fase dei famosi cinque minuti.

e qui parte un sonno profondo ed è questo che non riesco a comprendere.
non è la prima volta che succede ma: suona la sveglia, resto lì ancora un po’, sbatto le palpebre e quando le riapro sono quasi le sei. in pratica, sono in un ritardo folle. ed io è dalle cinque che sono sveglio e poi mi tocca fare le corse, che finchè è adesso che è estate va bene, ma in inverno c’è pure da perderci le mani per togliere il ghiaccio dal vetro della macchina. perché, ovviamente, mi sono dimenticato di mettere una coperta sul vetro la sera prima. credo che quest’anno libererò il garage e ci metterò l’auto.

alla faccia dei cinque minuti.