…e due

il lory doveva sposarsi il 24 luglio.

e invece si sposa il 17 giugno. no, non possiamo fargliela passare liscia.
ok, avremmo organizzato comunque una festa di addio al celibato, ma con questo cambio di date serve fantasia, intuizione, colpo d’occhio ma soprattutto rapidità di esecuzione.

avevamo già un’idea di massima da mettere in pratica: una biciclettata verso una discoteca lontanissima.
teniamo le bici, andiamo in un locale all’aperto molto più vicino, disco-bar molto di tendenza, al limite della fighetteria riunita, ma non possiamo fare diversamente.

cerchiamo un complice: gabry, il fratello dello sposo, almeno abbiamo l’aggancio che è già all’interno dell’organizzazione famigliare. ci pensa lui a creare le condizioni ed i presupposti per tenerlo libero per la sua nottata. avvisiamo anche la futura sposa sul nostro piano, promettendole che non saremmo andati a donne di malaffare. io preparo le biciclette. il teo si è aggiunto alla serata perchè, per puro caso, passava di qui, sulla strada per londra. vuolsì così colà.

però poi una volta arrivati al locale, che si fa?
lo costringiamo a bere e basta. no, mai essere banali. ok, facciamo una caccia al tesoro: creiamo un elenco di cose materiali e non, il promesso sposo le deve trovare o almeno dimostrarci che le hai trovate. per ogni oggetto, se vince beviamo noi, se no beve lui. l’idea è mia, il curzo l’ha sviluppata come meglio non si poteva fare:
– 5 ragazze per fare una foto
– un tampax possibilmente non usato
– una cannuccia di 1 metro
– un biscotto inzuppato
– 5 sigarette di marche diverse
– un’oncia di chicchi di caffe
– un cane delle dimensioni di una borsetta
– una benda
– una gonna a pois (con proprietaria all’interno)
– qualcuno che racconti una barzelletta sporca
– un idolo pagano
– un libro usato
– un tanga nero
– una sculacciata a mo’ di bimbo piccolo
– una ragazza che spieghi la cavalcata normanna
– una quarta abbondante
– il senso della vita
– un cervello
– il telecomando del maxischermo del locale
…e altre che ora non ricordo perchè ho perso l’elenco…
sapevo di essermi rivolto alla persona giusta.

siamo arrivati al locare che andrea e ruggero, per un altro puro caso da quelle parti con un furgone a noleggio ma in pieno delirio da A-Team, ci stavano aspettando. 5 minuti prima di noi erano arrivate due limousine cariche di diciannovenni che festeggiavano un compleanno. noi in bici abbiamo fatto la figura dei barboni ma, who cares?

il telecomando l’ha trovato, anche le 5 ragazze per la foto. sigaretta e gonna a pois no, l’idolo pagano non gliela abbiamo data buona perchè era meglio farlo bere, la ragazza che sapeva la cavalcata normanna sì e ci siamo presentati tutti perchè eravamo già belli carichi di alcool. una quarta abbondante no (ed è stato stranissimo), un’oncia di chicchi di caffè l’ha chiesta al barista che gliel’ha data ma a condizione che bevesse rhum liscio. ma il top è stata la sculacciata. l’ha chiesta a 4 ragazze che, dopo la promessa di offrir loro da bere, l’hanno sculacciato per davvero. 4 pallanuotiste, quindi diciamo che le pacche deve averle sentite abbastanza bene.

stravolti ed infiammabili, abbiamo fatto la pausa-dance.
tutti in pista per una lenta ed inarrestabile agonia. verso le quattro e mezza, è scattata la regola del ‘ciascun per sè e Dio per tutti’: ruggero stava già dormendo sul furgone da un pò, io e andre abbiamo incontrato loredana, nota barista brasiliana di un bar vicino a dove lavoro io, ragazza bionda e molto disinibita, molto parsimoniosa e ristretta nel vestire, curve generose, occhi azzurri, balconatissima, 250euro trattabili, faccio palo. poi, chi è tornato a casa sempre in bici, chi è rimasto a farsi una piadina, chi s’è perso chissà dove ma almeno le bici me le ha riportate a casa quasi sane e salve.
sms dal lory: dopo due giorni, ho capito di chi sono le bici che ho in garage: sono tue.

update:
dopo 5 giorni ho saputo che il curzo, nel tornare a casa mia a mettere giù la bici, è volato in terra.
ecco perchè una delle mie bici aveva il manubrio tutto segnato e il sellino mezzo rotto.

vado matto per i piani ben riusciti.

non siamo vecchi

…ma apprezziamo il buon brodo.

lo scopo di questo testo
é quello di rendere giustizia a una generazione, quella di noi nati agli inizi degli anni ’80 (anno più, anno meno), quelli che vedono la casa acquistata allora dai nostri genitori valere oggi 20 o 30 volte tanto e che pagheranno la propria fino ai 50 anni e più. siamo i primi ad entrare nel mondo del lavoro come co.co.co., quelli per cui non gli costa niente licenziarci. per non aver vissuto direttamente il ’68 ci dicono che non abbiamo ideali, mentre ne sappiamo di politica più di quanto credono e più di quanto sapranno mai i nostri fratelli minori e discendenti.

non andavamo a scuola quando il 1 novembre era il giorno dei santi e non halloween, quando ancora si veniva bocciati, siamo stati gli ultimi a fare la maturità e i pionieri del 3+2. siamo stati etichettati come generazione x e abbiamo dovuto sorbirci sentieri e i visitors, twin peaks e beverly hills (se ti sono piaciuti allora, vai a rivederli adesso, vedrai che delusione); abbiamo riso con spank, cantato con cristina d’avena e imparato la mitologia greca con pollon.

e abbiamo imparato a giocare a calcio con Holly & Benji.
noi non abbiamo fatto la guerra, né abbiamo visto lo sbarco sulla luna, non abbiamo vissuto gli anni di piombo, ne abbiamo votato il referendum per l’aborto e la nostra memoria storica comincia coi mondiali di italia ’90. ci ricordano sempre fatti accaduti prima che nascessimo, come se non avessimo vissuto nessun avvenimento storico. abbiamo imparato che cos’è il terrorismo, abbiamo visto cadere il muro di berlino e le torri gemelle. siamo state le più giovani vittime di cernobyl e quelli della nostra generazione l’hanno fatta la guerra in kosovo, afghanistan, iraq.

abbiamo imparato a programmare un videoregistratore prima di chiunque altro, abbiamo giocato a pac-man, odiamo bill gates e credevamo che internet sarebbe stato un mondo libero. siamo la generazione di bim bum bam, di clementina-e-il-piccolo-mugnaio-bianco e del Drive In. siamo la generazione che guardava e guarda ancora adesso i film di Bud Spencer & Terence Hill. ci siamo esaltati con superman e alla ricerca dell’arca perduta, ci siamo emozionati con e.t., impauriti con lo squalo.

quelli cresciuti ascoltando gli Europe, gli U2, i Dire Straits, i Queen.
bevevamo il billy e mangiavamo le big bubble; al supermercato le cassiere ci davano le caramelline di zucchero come resto. siamo la generazione di crystal ball (con crystal ball ci puoi giocare…), delle sorprese del mulino bianco, dei mattoncini lego a forma di mattoncino, dei puffi, magnum p.i., mimì ayuara, l’incredibile hulk, yattaman, he-man, quel figone di lamù, creamy, kiss me licia, i barbapapà, le micro-machine, big jim e la casa di barbie di cartone ma con l’ascensore. la generazione che ancora si chiede se mila e shiro alla fine vanno insieme.

guardandoci indietro è difficile credere che siamo ancora vivi: viaggiavamo in macchina senza cinture, senza seggiolini speciali e senza air-bag; facevamo viaggi di 10-12 ore e non soffrivamo di sindrome da classe turista. non avevamo porte con protezioni, armadi o flaconi di medicinali con chiusure a prova di bambino. andavamo in bicicletta senza casco né protezioni per le ginocchia o i gomiti. le altalene erano di ferro con gli spigoli vivi e il gioco delle penitenze era bestiale. andavamo a scuola carichi di libri e quaderni, tutti infilati in una cartella che raramente aveva gli spallacci imbottiti, e tanto meno le rotelle.

siamo stati gli ultimi a usare dei gettoni del telefono.
non avevamo ancora i cellulari. mangiavamo dolci e bevevamo bibite, ma non eravamo obesi. al limite uno era grasso e fine. ci attaccavamo alla stessa bottiglia per bere e nessuno si è mai infettato. ci trasmettevamo solo i pidocchi a scuola, cosa che le nostre madri sistemavamo lavandoci la testa con l’aceto.

siamo l’ultima generazione che ha giocato con le biglie,
che saltava con la corda, che giocava a lupo, a un-due-tre-stella, a nascondino, a guardia&ladri e allo stesso tempo i primi ad aver giocato coi videogiochi, ad essere andati ai parchi di divertimento o aver visto i cartoni animati a colori. non avevamo playstation, nintendo 64, videogiochi, 99 canali televisivi, dolby-surround, cellulari, computer e internet, però ce la spassavamo tirandoci gavettoni e rotolandoci per terra tirando su di tutto; bevevamo l’acqua direttamente dalle fontane dei parchi. e le ragazze si intortavano inseguendole per toccar loro il sedere e giocare al gioco della bottiglia o a quello della verità, non in una chat dicendo duepunti-parentesi, duepunti-asterisco, duepunti-di, duepunti-pi… abbiamo avuto libertà, responsabilità, fallimenti, successi e abbiamo imparato a crescere con tutto ciò.

buon Natale e… mi raccomando.

…e uno

il gruppo storico era composto da 6 persone.

non me ne vogliano amici aggiunti nell’evolversi degli anni e nemmeno fidanzate o neo-mogli, nessuno si senta trascurato. l’affetto così come l’amicizia rimane e forte. ma “gli amici del lory“, “quelli del doolin” che poi per un’infinità di tempo si ritrovavano sempre nei weekend al tre scali, beh, si era in sei.

gallo, lory, teo, cox, curzo, ire.

negli anni del liceo abbia presidiato mantova, prima che università, o più semplicemente la vita, ci portassero distanti geograficamente, non certo affettivamente. se un tempo la cosa divertente era la birra al sabato sera a dire cazzate, poi è diventata la vacanza insieme a dire cazzate, poi la videochiamata su skype a raccontarci un pò di cazzate. oggi però l’evento è di quelli che spiazza sempre un pò: uno di noi si sposa, è il normale scorrere della vita, c’è un matrimonio a cui partecipare e un party in cui fare cazzate x divertirci.
la componente delle cazzate quella rimane immutata, nei secoli fedele.

il gallo sperava di non essere il primo.
voleva dire che l’addio al celibato, così come il party di nozze, avrebbero goduto di tutta la forza distruttiva e denigratoria che potevamo mettere in campo. noi 5 perfetti bastardi contro il più timido e riservato del gruppo. il bersaglio perfetto. ci piace vincere facile. giuda è stata una parola molto ricorrente. ed in cuor nostro eravamo tutti felici per il gallo e per elisa.

si sono anche fatte scommesse sull’ordine dei nostri matrimoni,
mi risulta che qualcuno, internamente al gruppo, abbia fatto un patto, una specie di sotto-sfida a due, assolutamente imbarazzante… ma sono cose che vorrei e dovrei dimenticare abbastanza in fretta.

potrei raccontarvi dell’addio al celibato che il gallo non si aspettava il giovedì sera prima delle nozze del sabato e posso raccontarvi della richiesta assolutamente suicida che elisa ha fatto al curzo, cioè di organizzare l’intrattenimento al party. è finita con 50 persone, di cui 16 inglesi amici della coppia, che si sono sfidate ad una guerra di torte di panna in faccia prima e a gavettoni dopo. nulla mi toglie dalla testa che il curzo preparasse questa sfida di panna dalla notte dei tempi, il suo grande sogno represso finalmente aveva l’occasione di libero sfogo. bello vedere la gente cambiarsi due o tre volte, o la sposa lavarsi i capelli sporchi di grasso vegetale con il nelsen piatti. con gli stessi inglesi che commentano “queste cose le facciamo in inghilterra ma non certo da sobri“.
ehi guys, we are italians. and especially, we are bastard inside.

mi son ripromesso di non pubblicare (quasi) mai foto su questo blog.
ma nel silenzio e nell’aria fresca che c’è mentre scrivo questo post, tra le moltissime e splendide foto che sono state fatte in questo divertentissimo matrimonio, una in particolare merita stavolta un’eccezione. racchiude l’evento ma anche un pò il momento della storia di noi altri, “degli amici del lory“, “quelli del doolin” che ora nei weekend al doolin ci si torna quasi sempre in due, io e il curzo,

che ancora presidiamo mantova, nel bene e nel male.

 

mì so’ mìa, Lina…

la vera responsabile della nostra splendida amicizia non c’è più.

mi spiace,
mi spiace davvero tanto Amico mio, questa è la vita, che lo si voglia o no.
e ti sono vicino, non fisicamente, ma con il pensiero.
questo lo sai.
è davvero lei una delle maggiori responsabili della nostra amicizia.
e gliene sarò sempre grato, e stavolta battute non ne faccio.

Lina era una persona splendida.
di lei mi ricordo due episodi, legati a periodi particolari e lontani tra loro: con noi poco più che bambini a lavagna nelle nostre solite estati giocose e più recentemente da adulti, solo anagraficamente parlando, in una ‘normale’ giornata di ‘normali’ commissioni.

da piccoli, quando dopo una giornata io e te a staccar patelle sott’acqua dagli scogli, siamo andati da Lina a chiedere se ce le poteva cucinare. mi è sempre piaciuto poco il pesce, ma quel secchiello era una specie di trofeo e avrei mangiato volentieri ciò che avevo ‘cacciato’. quando lei disse che non sapeva proprio in che modo andassero cucinate, che non sapeva neanche se si potevano cucinare, mi ricordo della discussione, mi ricordo che ci rimasi un pò male vedendo buttare via quel secchiello di fatica…

e soprattutto,
in tempi molto più recenti, come potrò mai togliermi dalla testa quel pomeriggio ai mercati a genova, con te e lei, a fare la spesa. una carrellata di roba, ma tanta, perchè conviene, perchè può sempre servire. e perchè ogni tanto aveva le sue amiche a casa a mangiare. un reggimento di amiche, dalla quantità di roba. mi sono chiesto se facesse scorte in previsione dell’imminente carestia, di cui noi non sospettavamo nulla… non so ancora dire quanta e quale roba ci fosse: di tutto. e molto. fino ad arrivare a quel mostruoso, inarrivabile e inimmaginabile, chilo abbondante d’aglio. una corona intera.

Lina: -mi dia quell’aglio, per favore…-
commessa: -quanto ne vuole?-
Lina: -quello!-
commessa: -tutto?-
Lina: -tutto! può sempre servire…-
Andre: -oh Madonna…-
io: -ma Lina, hai i vampiri in casa?-
Lina: -ma no, ma perchè?-
io: -ma perchè vivi da sola, che te ne fai di tutto quell’aglio?-
commessa: -è un chilo abbondante…-
Lina: -va bene. mi fa un pò di sconto, vero?-
sguardo perplesso, mi giro verso Andre che ormai c’è abituato: -non dire niente…-
e Lina che rideva. come fai poi a non riderci anche tu?

mì so’ mìa, Lina…
quel poco che so, è che ci metterei la firma ad arrivare alla tua età, novanta-e-passa anni, con quello spirito e quella voglia di fare, sempre, senza fermarsi, e sempre col sorriso. voglio pensare che ci guarderai da lassù e riderai ancora, con noi, di noi, per noi, curiosa di conoscere ciò che Andre e Rugi, insieme alla combriccola di loro amici, stanno combinando… quando saremo sulla spiaggia di lavagna a dir cazzate, quando faremo le nostre scorribande motociclistiche anche in tuo onore, quando soprattutto faremo qualcosa che al resto del mondo sembrerà strano, bizzarro, folle, assurdo. come lo è stato quel maledetto chilo abbondante d’aglio.

ma come se tutto fosse una cosa assolutamente normale.

trenta trenta trenta

non c’è niente da fare, è stato un gran weekend.

giorni in terra ligure come non succedeva da un bel pò.
lì mi sento a casa, anzi, meglio che a casa. davvero.
stavolta di più perchè ‘ospitavo’ altra gente scesa apposta
per i miei (e vostri) 30anni.
e mi sentivo in pieno la responsabilità di ‘buon padrone di casa’.
non ho proposto grandi cose, molto relax e un pò di buon cibo,
che così andavo sul sicuro. spero di non avervi deluso o annoiato.

ho aspettato qualche mese per festeggiare i 30anni.
ho aspettato voi due, perchè siamo dannatamente cresciuti insieme
e un traguardo del genere andava assolutamente festeggiato insieme.
ne è valsa la pena. e i regali sono maledettamente seri…
perdonateci, non ci siamo troppo abituati.

scherzi a parte, io e miei due fratellini escusa
siamo a dire che la festa ci ha reso veramente felici
ed è con un pò di emozione che ringraziamo di cuore tutti i presenti,
per il calore e l’affetto generoso con coi l’hanno vissuta insieme a noi.

di meglio non avremmo saputo immaginare.

l’Armando ci ha fatto lo scherzo

nella follemente giusta ruota che è la vita,

succede prima o poi, inevitabilmente, che qualcuno vicino a noi per così tanto tempo, parta per l’ultimo viaggio e noi ci sentiamo inermi nel non poter fare nulla, se non sperare che l’inizio del viaggio da qui a là avvenga con meno sofferenza possibile. è una magra consolazione, non è egoismo o cinismo, è una forma folle ma giusta di volere veramente bene ad una persona. perchè tutti prima o poi dobbiamo partire, perchè è una ruota che gira e per un edoardo che è arrivato, purtroppo c’è un Armando che se ne va.

la vita non finisce, si trasforma in qualcosa d’altro, sicuramente migliore. il modo più dolce per far continuare a vivere una persona è il ricordo di essa, negli aspetti belli, in quelli brutti, nei pregi come nei difetti, in ciò che di lui o lei ci piaceva ed in quelli per cui era insopportabile. il ricordo di tutto e per tutto, così come quando era qui. solo così sarà per sempre ‘vivo’.

questo post è il mio ricordo, il mio saluto per il signor Armando.
è proprio strano il destino, che lei abbia deciso di andarsene di domenica, il giorno che tradizionalmente riusciva a riunire la sua famiglia per pranzo. e così è stato anche oggi, ma non c’erano tavole apparecchiate. io la conoscevo poco, anche se per un pò ci siamo visti, incontrati a quelle tavole. e poi l’ho conosciuta nelle attenzioni di suo figlio, nei sorrisi (o a volte negli sbuffi) di sua figlia, nei racconti di sua nipote, che ho capito anche da dove ha preso di quel pizzico di follia che la rende unica nel suo genere…

caro Armando, il mio ricordo è di tutte le volte che ci vedevamo e mi chiedeva delle miniauto della mia azienda, perchè sperava di averne una a buon prezzo, un ‘losco’ affarone col sottoscritto… ‘a quanto le mettete? ma sono cambiati i prezzi? ne è entrata una usata ma messa bene diciamo nuova al prezzo di una usata messa malissimo diciamo un rottame??’… perchè poteva essere interessante per quando la patente non gliela avrebbero più rinnovata, perchè lei doveva comunque avere la possibilità di spostarsi e muoversi, lei doveva fare&brigare chissà cosa, meglio mettere le mani avanti…

la ricordo per quella volta che le hanno fatto lo scherzo, così impassibile nel bere quella schifezza a base di pompelmo rosa e altri liquidi indefiniti, pur sapendo forse che si trattava di una burla, ma andando avanti per il bello della goliardia in famiglia. adesso invece lo ‘scherzo’ ce l’ha fatto lei in questa domenica di entusiasmo calcistico per un derby da curva sud.

ora immagino che lei sia là a scoprire il suo nuovo mondo, a capire come muoversi perchè lei deve fare&brigare chissà cosa anche lì, a fermare un angioletto dicendogli che ‘…ci sarebbe… da spostare quella nuvoletta là e metterla qui così la mia è più morbida e comoda…’ il povero cherubino sa già che per il favore sarà ricompensato con i cioccolatini presi al ‘defilla’ di lassù.

arrivederci signor Armando, è stato un piacere averla conosciuta.

non sarà mai più lei

una lunga strisciata sull’asfalto,

poi il cordolo e quell’albero messo lì, quasi ad aspettarla…
rovinata nei suoi punti più vitali, un denso liquido nero come sangue che usciva dal suo cuore, il motore. un nuovo dottor frankenstìn la sistemerà e la rimetterà a posto, ma non sarà mai più lei, non sarà mai più “frau bluker”. la nuova e sfrontata “hornet” già fa la padrona in garage, con la sua livrea blu metallizzata e quei quattro cilindri pronti, si spera, a fare nuovi chilometri.

nella parole di un compagno di viaggio, il miglior ricordo:

“…frau bluker t’ha portato ad agosto
dove nessuno è mai stato portato
dopo aver preso la patente a gennaio…”

a caponord, in effetti. scusate se è poco.