non siamo vecchi

…ma apprezziamo il buon brodo.

lo scopo di questo testo
é quello di rendere giustizia a una generazione, quella di noi nati agli inizi degli anni ’80 (anno più, anno meno), quelli che vedono la casa acquistata allora dai nostri genitori valere oggi 20 o 30 volte tanto e che pagheranno la propria fino ai 50 anni e più. siamo i primi ad entrare nel mondo del lavoro come co.co.co., quelli per cui non gli costa niente licenziarci. per non aver vissuto direttamente il ’68 ci dicono che non abbiamo ideali, mentre ne sappiamo di politica più di quanto credono e più di quanto sapranno mai i nostri fratelli minori e discendenti.

non andavamo a scuola quando il 1 novembre era il giorno dei santi e non halloween, quando ancora si veniva bocciati, siamo stati gli ultimi a fare la maturità e i pionieri del 3+2. siamo stati etichettati come generazione x e abbiamo dovuto sorbirci sentieri e i visitors, twin peaks e beverly hills (se ti sono piaciuti allora, vai a rivederli adesso, vedrai che delusione); abbiamo riso con spank, cantato con cristina d’avena e imparato la mitologia greca con pollon.

e abbiamo imparato a giocare a calcio con Holly & Benji.
noi non abbiamo fatto la guerra, né abbiamo visto lo sbarco sulla luna, non abbiamo vissuto gli anni di piombo, ne abbiamo votato il referendum per l’aborto e la nostra memoria storica comincia coi mondiali di italia ’90. ci ricordano sempre fatti accaduti prima che nascessimo, come se non avessimo vissuto nessun avvenimento storico. abbiamo imparato che cos’è il terrorismo, abbiamo visto cadere il muro di berlino e le torri gemelle. siamo state le più giovani vittime di cernobyl e quelli della nostra generazione l’hanno fatta la guerra in kosovo, afghanistan, iraq.

abbiamo imparato a programmare un videoregistratore prima di chiunque altro, abbiamo giocato a pac-man, odiamo bill gates e credevamo che internet sarebbe stato un mondo libero. siamo la generazione di bim bum bam, di clementina-e-il-piccolo-mugnaio-bianco e del Drive In. siamo la generazione che guardava e guarda ancora adesso i film di Bud Spencer & Terence Hill. ci siamo esaltati con superman e alla ricerca dell’arca perduta, ci siamo emozionati con e.t., impauriti con lo squalo.

quelli cresciuti ascoltando gli Europe, gli U2, i Dire Straits, i Queen.
bevevamo il billy e mangiavamo le big bubble; al supermercato le cassiere ci davano le caramelline di zucchero come resto. siamo la generazione di crystal ball (con crystal ball ci puoi giocare…), delle sorprese del mulino bianco, dei mattoncini lego a forma di mattoncino, dei puffi, magnum p.i., mimì ayuara, l’incredibile hulk, yattaman, he-man, quel figone di lamù, creamy, kiss me licia, i barbapapà, le micro-machine, big jim e la casa di barbie di cartone ma con l’ascensore. la generazione che ancora si chiede se mila e shiro alla fine vanno insieme.

guardandoci indietro è difficile credere che siamo ancora vivi: viaggiavamo in macchina senza cinture, senza seggiolini speciali e senza air-bag; facevamo viaggi di 10-12 ore e non soffrivamo di sindrome da classe turista. non avevamo porte con protezioni, armadi o flaconi di medicinali con chiusure a prova di bambino. andavamo in bicicletta senza casco né protezioni per le ginocchia o i gomiti. le altalene erano di ferro con gli spigoli vivi e il gioco delle penitenze era bestiale. andavamo a scuola carichi di libri e quaderni, tutti infilati in una cartella che raramente aveva gli spallacci imbottiti, e tanto meno le rotelle.

siamo stati gli ultimi a usare dei gettoni del telefono.
non avevamo ancora i cellulari. mangiavamo dolci e bevevamo bibite, ma non eravamo obesi. al limite uno era grasso e fine. ci attaccavamo alla stessa bottiglia per bere e nessuno si è mai infettato. ci trasmettevamo solo i pidocchi a scuola, cosa che le nostre madri sistemavamo lavandoci la testa con l’aceto.

siamo l’ultima generazione che ha giocato con le biglie,
che saltava con la corda, che giocava a lupo, a un-due-tre-stella, a nascondino, a guardia&ladri e allo stesso tempo i primi ad aver giocato coi videogiochi, ad essere andati ai parchi di divertimento o aver visto i cartoni animati a colori. non avevamo playstation, nintendo 64, videogiochi, 99 canali televisivi, dolby-surround, cellulari, computer e internet, però ce la spassavamo tirandoci gavettoni e rotolandoci per terra tirando su di tutto; bevevamo l’acqua direttamente dalle fontane dei parchi. e le ragazze si intortavano inseguendole per toccar loro il sedere e giocare al gioco della bottiglia o a quello della verità, non in una chat dicendo duepunti-parentesi, duepunti-asterisco, duepunti-di, duepunti-pi… abbiamo avuto libertà, responsabilità, fallimenti, successi e abbiamo imparato a crescere con tutto ciò.

buon Natale e… mi raccomando.

…e uno

il gruppo storico era composto da 6 persone.

non me ne vogliano amici aggiunti nell’evolversi degli anni e nemmeno fidanzate o neo-mogli, nessuno si senta trascurato. l’affetto così come l’amicizia rimane e forte. ma “gli amici del lory“, “quelli del doolin” che poi per un’infinità di tempo si ritrovavano sempre nei weekend al tre scali, beh, si era in sei.

gallo, lory, teo, cox, curzo, ire.

negli anni del liceo abbia presidiato mantova, prima che università, o più semplicemente la vita, ci portassero distanti geograficamente, non certo affettivamente. se un tempo la cosa divertente era la birra al sabato sera a dire cazzate, poi è diventata la vacanza insieme a dire cazzate, poi la videochiamata su skype a raccontarci un pò di cazzate. oggi però l’evento è di quelli che spiazza sempre un pò: uno di noi si sposa, è il normale scorrere della vita, c’è un matrimonio a cui partecipare e un party in cui fare cazzate x divertirci.
la componente delle cazzate quella rimane immutata, nei secoli fedele.

il gallo sperava di non essere il primo.
voleva dire che l’addio al celibato, così come il party di nozze, avrebbero goduto di tutta la forza distruttiva e denigratoria che potevamo mettere in campo. noi 5 perfetti bastardi contro il più timido e riservato del gruppo. il bersaglio perfetto. ci piace vincere facile. giuda è stata una parola molto ricorrente. ed in cuor nostro eravamo tutti felici per il gallo e per elisa.

si sono anche fatte scommesse sull’ordine dei nostri matrimoni,
mi risulta che qualcuno, internamente al gruppo, abbia fatto un patto, una specie di sotto-sfida a due, assolutamente imbarazzante… ma sono cose che vorrei e dovrei dimenticare abbastanza in fretta.

potrei raccontarvi dell’addio al celibato che il gallo non si aspettava il giovedì sera prima delle nozze del sabato e posso raccontarvi della richiesta assolutamente suicida che elisa ha fatto al curzo, cioè di organizzare l’intrattenimento al party. è finita con 50 persone, di cui 16 inglesi amici della coppia, che si sono sfidate ad una guerra di torte di panna in faccia prima e a gavettoni dopo. nulla mi toglie dalla testa che il curzo preparasse questa sfida di panna dalla notte dei tempi, il suo grande sogno represso finalmente aveva l’occasione di libero sfogo. bello vedere la gente cambiarsi due o tre volte, o la sposa lavarsi i capelli sporchi di grasso vegetale con il nelsen piatti. con gli stessi inglesi che commentano “queste cose le facciamo in inghilterra ma non certo da sobri“.
ehi guys, we are italians. and especially, we are bastard inside.

mi son ripromesso di non pubblicare (quasi) mai foto su questo blog.
ma nel silenzio e nell’aria fresca che c’è mentre scrivo questo post, tra le moltissime e splendide foto che sono state fatte in questo divertentissimo matrimonio, una in particolare merita stavolta un’eccezione. racchiude l’evento ma anche un pò il momento della storia di noi altri, “degli amici del lory“, “quelli del doolin” che ora nei weekend al doolin ci si torna quasi sempre in due, io e il curzo,

che ancora presidiamo mantova, nel bene e nel male.

 

mì so’ mìa, Lina…

la vera responsabile della nostra splendida amicizia non c’è più.

mi spiace,
mi spiace davvero tanto Amico mio, questa è la vita, che lo si voglia o no.
e ti sono vicino, non fisicamente, ma con il pensiero.
questo lo sai.
è davvero lei una delle maggiori responsabili della nostra amicizia.
e gliene sarò sempre grato, e stavolta battute non ne faccio.

Lina era una persona splendida.
di lei mi ricordo due episodi, legati a periodi particolari e lontani tra loro: con noi poco più che bambini a lavagna nelle nostre solite estati giocose e più recentemente da adulti, solo anagraficamente parlando, in una ‘normale’ giornata di ‘normali’ commissioni.

da piccoli, quando dopo una giornata io e te a staccar patelle sott’acqua dagli scogli, siamo andati da Lina a chiedere se ce le poteva cucinare. mi è sempre piaciuto poco il pesce, ma quel secchiello era una specie di trofeo e avrei mangiato volentieri ciò che avevo ‘cacciato’. quando lei disse che non sapeva proprio in che modo andassero cucinate, che non sapeva neanche se si potevano cucinare, mi ricordo della discussione, mi ricordo che ci rimasi un pò male vedendo buttare via quel secchiello di fatica…

e soprattutto,
in tempi molto più recenti, come potrò mai togliermi dalla testa quel pomeriggio ai mercati a genova, con te e lei, a fare la spesa. una carrellata di roba, ma tanta, perchè conviene, perchè può sempre servire. e perchè ogni tanto aveva le sue amiche a casa a mangiare. un reggimento di amiche, dalla quantità di roba. mi sono chiesto se facesse scorte in previsione dell’imminente carestia, di cui noi non sospettavamo nulla… non so ancora dire quanta e quale roba ci fosse: di tutto. e molto. fino ad arrivare a quel mostruoso, inarrivabile e inimmaginabile, chilo abbondante d’aglio. una corona intera.

Lina: -mi dia quell’aglio, per favore…-
commessa: -quanto ne vuole?-
Lina: -quello!-
commessa: -tutto?-
Lina: -tutto! può sempre servire…-
Andre: -oh Madonna…-
io: -ma Lina, hai i vampiri in casa?-
Lina: -ma no, ma perchè?-
io: -ma perchè vivi da sola, che te ne fai di tutto quell’aglio?-
commessa: -è un chilo abbondante…-
Lina: -va bene. mi fa un pò di sconto, vero?-
sguardo perplesso, mi giro verso Andre che ormai c’è abituato: -non dire niente…-
e Lina che rideva. come fai poi a non riderci anche tu?

mì so’ mìa, Lina…
quel poco che so, è che ci metterei la firma ad arrivare alla tua età, novanta-e-passa anni, con quello spirito e quella voglia di fare, sempre, senza fermarsi, e sempre col sorriso. voglio pensare che ci guarderai da lassù e riderai ancora, con noi, di noi, per noi, curiosa di conoscere ciò che Andre e Rugi, insieme alla combriccola di loro amici, stanno combinando… quando saremo sulla spiaggia di lavagna a dir cazzate, quando faremo le nostre scorribande motociclistiche anche in tuo onore, quando soprattutto faremo qualcosa che al resto del mondo sembrerà strano, bizzarro, folle, assurdo. come lo è stato quel maledetto chilo abbondante d’aglio.

ma come se tutto fosse una cosa assolutamente normale.

trenta trenta trenta

non c’è niente da fare, è stato un gran weekend.

giorni in terra ligure come non succedeva da un bel pò.
lì mi sento a casa, anzi, meglio che a casa. davvero.
stavolta di più perchè ‘ospitavo’ altra gente scesa apposta
per i miei (e vostri) 30anni.
e mi sentivo in pieno la responsabilità di ‘buon padrone di casa’.
non ho proposto grandi cose, molto relax e un pò di buon cibo,
che così andavo sul sicuro. spero di non avervi deluso o annoiato.

ho aspettato qualche mese per festeggiare i 30anni.
ho aspettato voi due, perchè siamo dannatamente cresciuti insieme
e un traguardo del genere andava assolutamente festeggiato insieme.
ne è valsa la pena. e i regali sono maledettamente seri…
perdonateci, non ci siamo troppo abituati.

scherzi a parte, io e miei due fratellini escusa
siamo a dire che la festa ci ha reso veramente felici
ed è con un pò di emozione che ringraziamo di cuore tutti i presenti,
per il calore e l’affetto generoso con coi l’hanno vissuta insieme a noi.

di meglio non avremmo saputo immaginare.

l’Armando ci ha fatto lo scherzo

nella follemente giusta ruota che è la vita,

succede prima o poi, inevitabilmente, che qualcuno vicino a noi per così tanto tempo, parta per l’ultimo viaggio e noi ci sentiamo inermi nel non poter fare nulla, se non sperare che l’inizio del viaggio da qui a là avvenga con meno sofferenza possibile. è una magra consolazione, non è egoismo o cinismo, è una forma folle ma giusta di volere veramente bene ad una persona. perchè tutti prima o poi dobbiamo partire, perchè è una ruota che gira e per un edoardo che è arrivato, purtroppo c’è un Armando che se ne va.

la vita non finisce, si trasforma in qualcosa d’altro, sicuramente migliore. il modo più dolce per far continuare a vivere una persona è il ricordo di essa, negli aspetti belli, in quelli brutti, nei pregi come nei difetti, in ciò che di lui o lei ci piaceva ed in quelli per cui era insopportabile. il ricordo di tutto e per tutto, così come quando era qui. solo così sarà per sempre ‘vivo’.

questo post è il mio ricordo, il mio saluto per il signor Armando.
è proprio strano il destino, che lei abbia deciso di andarsene di domenica, il giorno che tradizionalmente riusciva a riunire la sua famiglia per pranzo. e così è stato anche oggi, ma non c’erano tavole apparecchiate. io la conoscevo poco, anche se per un pò ci siamo visti, incontrati a quelle tavole. e poi l’ho conosciuta nelle attenzioni di suo figlio, nei sorrisi (o a volte negli sbuffi) di sua figlia, nei racconti di sua nipote, che ho capito anche da dove ha preso di quel pizzico di follia che la rende unica nel suo genere…

caro Armando, il mio ricordo è di tutte le volte che ci vedevamo e mi chiedeva delle miniauto della mia azienda, perchè sperava di averne una a buon prezzo, un ‘losco’ affarone col sottoscritto… ‘a quanto le mettete? ma sono cambiati i prezzi? ne è entrata una usata ma messa bene diciamo nuova al prezzo di una usata messa malissimo diciamo un rottame??’… perchè poteva essere interessante per quando la patente non gliela avrebbero più rinnovata, perchè lei doveva comunque avere la possibilità di spostarsi e muoversi, lei doveva fare&brigare chissà cosa, meglio mettere le mani avanti…

la ricordo per quella volta che le hanno fatto lo scherzo, così impassibile nel bere quella schifezza a base di pompelmo rosa e altri liquidi indefiniti, pur sapendo forse che si trattava di una burla, ma andando avanti per il bello della goliardia in famiglia. adesso invece lo ‘scherzo’ ce l’ha fatto lei in questa domenica di entusiasmo calcistico per un derby da curva sud.

ora immagino che lei sia là a scoprire il suo nuovo mondo, a capire come muoversi perchè lei deve fare&brigare chissà cosa anche lì, a fermare un angioletto dicendogli che ‘…ci sarebbe… da spostare quella nuvoletta là e metterla qui così la mia è più morbida e comoda…’ il povero cherubino sa già che per il favore sarà ricompensato con i cioccolatini presi al ‘defilla’ di lassù.

arrivederci signor Armando, è stato un piacere averla conosciuta.

non sarà mai più lei

una lunga strisciata sull’asfalto,

poi il cordolo e quell’albero messo lì, quasi ad aspettarla…
rovinata nei suoi punti più vitali, un denso liquido nero come sangue che usciva dal suo cuore, il motore. un nuovo dottor frankenstìn la sistemerà e la rimetterà a posto, ma non sarà mai più lei, non sarà mai più “frau bluker”. la nuova e sfrontata “hornet” già fa la padrona in garage, con la sua livrea blu metallizzata e quei quattro cilindri pronti, si spera, a fare nuovi chilometri.

nella parole di un compagno di viaggio, il miglior ricordo:

“…frau bluker t’ha portato ad agosto
dove nessuno è mai stato portato
dopo aver preso la patente a gennaio…”

a caponord, in effetti. scusate se è poco.

a giulia e lino

giulia e lino, da un pò, non ci sono più.

nella vita di ciascuno di noi ci sono persone che pare possano essere catalogate come ‘conoscenti’, ma nel momento in cui mancano ripercorri involontariamente la loro storia, come e quando sei entrato in contatto con loro e cosa hanno portato loro nella tua vita. giulia e lino erano entrati nella mia di vita prima ancora che io nascessi…

…ce lo aspettavamo dopotutto, data l’età, ma non avevamo mai voluto sincerarcene veramente, un pò per i mille impegni che affollano la nostra vita, o forse per timore di sentirci dire che in effetti era davvero così. ma stamatina in un momento di calma abbiamo chiamato la loro figlia, amica dei miei, e abbiamo sentito quello che dentro di noi, malinconicamente, sapevamo.
giulia e lino non ci sono più.

abitavano a levanto, liguria, appena fuori dal paese, prendendo una strada in salita si arrivava a casa loro, sul versante di una montagna. nel versante di fronte, c’era una volta un campeggio abusivo. i miei erano in quel cameggio la sera che gli ‘sbirri’ sono arrivati a chiudere tutto. in mezzo ad una strada in un giorno di giugno, hanno pensato di andare a chiedere un pezzetto di terra per mettere la tenda ai proprietari di quella casa rosa, sul versante di fronte. conobbero per la prima volta giulia e lino. l’estate successiva andarono direttamente da loro, e poi ancora, e poi ancora, il pezzetto di terra diventò un’area, che diventò un vecchio ovile rimesso a posto con un fornello e un letto, che diventò un miniappartamento, sempre condito da quel tocco di abusivismo che mai non guasta. ho fatto lì il ‘mio primo campeggio’, a sei mesi. ho fatto lì il mio primo campeggio senza genitori ma con un amico. i miei erano tranquilli, perchè all’occorrenza c’erano giulia e lino.

insieme una vita, 63 anni. cose splendidamente fuori dal normale.
giulia era una signora gentilissima, ogni volta che andavamo a trovarli apparecchiava la tavola con pane, caciottine, formaggi, acqua, vino e dolci e noi si faceva una merendina talmente sostanziosa che ringraziavi il cielo che la strada per tornare al paese era in discesa, perchè se no ti toccava dormire lì. e poi faceva uno stufato di cinghiale che era la fine del mondo. è stato da loro che l’ho mangiato per la prima volta e buono così, raramente l’ho mangiato da altre parti.

lino era un pazzo. di quelli buoni, ovviamente, ma fuori come un poggiolo. era un partigiano, quello ha sparato e combattuto su quei monti. camminava per le montagne che neanche noi baldi giovani riuscivamo a stargli dietro. ci raccontava le storie di una vita, gli aneddoti divertenti e se non lo erano li rendeva tali. raccontava storie di vita vera, la sua. ci raccontava delle sue uscite clandestine per uccidere i cinghiali, insieme al comandante dei carabinieri, alla faccia della clandestinità… cacciava cinghiali di frodo perchè tanto, diceva, alla sua età non possono proprio metterlo in galera. un pazzo, di quelli sinceri. come quando ci ha raccontato di aver trovato in uno dei suoi casolari sparsi per i ‘suoi’ monti un arsenale di qualche brigatista o roba simile. ha denunciato subito il tutto, ma le due bombe a mano che si è tenuto, beh, quelle no. e con occhi sornioni ci ha detto che funzionavano molto bene. e tutte le volte che andavamo a trovali, intanto che ci rimpinzavamo col banchetto preparato dalla moglie, lui si presentava con la spada da generale dell’esercito e ci raccontava, di nuovo, la storia di come aveva fatto a trafugarla, nascosta lungo la gamba dei pantaloni, fingendosi ferito… ed io ero estasiato per come la racontava, ridevo come se fosse stata la prima volta che sentivo quella storia.

hanno accolto in casa loro prima i miei genitori ed i loro amici, poi me ed i miei di amici, sempre a braccia aperte, con il sorriso, con le loro storie, con le loro cose buone da mangiare, con la loro simpatica e sincera gentilezza.

se amo la liguria, e tutto che ne è conseguito, è stato anche per merito loro.

Briciola

dopo 16 anni di onoratissimo servizio canino,
ieri Briciola se n’è andata, per sempre.
voglio pensare che stia salutando con un BAU!!
tutti quelli che le hanno fatto una carezza almeno una volta.

chissà se lassù avranno le liquirizie…

al pub tre scalini, in memoriam

mantova, 18/11/2006.

ci son posti a cui manca solo la targhetta in ottone col tuo nome al tavolo
posti che mi hanno visto a lungo
posti nei quali hai pensato, vissuto, discusso
tutte le scelte importanti della tua vita negli ultimi dieci anni
e nei quali tornavi, subito, dopo che eri stato lontano un anno
e a volte questi posti chiudono.

(lorenzo)

ancora una volta son giunti, attirati da un richiamo interiore
riuniti nello stesso posto, alla medesima ora.
hanno consumato i loro riti ed i bicchieri vuoti di fronte
raccontano la loro storia;
fuori piove, ma il tempo non conta, li aiuta coi suoi boati,
li culla coi suoi lampi.
ancora una volta son giunti seduti in cerchio come cavalieri,
come conquistatori dell’inutile,
divisi da ciò che li circonda ma protetti nella loro unità.
ancora una volta son giunti
il cinico umorista arrabbiato, il viaggiatore moderno inconscio,
la piccola peste astuta, il gigante buono in agguato
e uno strano essere solo.
ancora una volta son giunti
dove le nostre strade saranno divise.
(curzo)

la serata è piovosa. è piovuto tutto il giorno e stasera qualche goccia scende ancora.
è sabato e ci si ritrova al ‘3scali’.
abbiamo appena saputo che il ‘nostro’ pub da lunedì cambia gestione.
non più Stefano ed Elisa, ma gestiranno altri.
saranno forse le migliori persone del mondo, ma noi non avremo più il nostro ‘3scalini’.
e ci dicano quello che vogliono, ma quello era il nostro pub.

da dieci anni. ormai non era un pub, era una seconda casa.
ci hanno visto crescere, Stefano ed Elisa.
ci hanno parlato, consigliato, preso in giro, confortato.
e c’erano tradizioni da rispettare.
al venerdì, birrozza defatigante della settimana al ‘3scali’, ma non era obbligatoria.
ogni sabato, prima di fare qualsiasi cosa, c’era il ‘birrino al 3scali’. obbligatorio.
la vigilia di natale, ‘tanti auguri’ davanti ad una birra media o ad un punch al mandarino.
per il mio compleanno, affittavo una sala tutta per me e i miei folli invitati.

9emmezza al 3scali.
più che un appuntamento, una regola matematica e fisica.
media chiara, due medie chiare, media rossa, weiss franziskaner, guinnes media.
piadine, panini, crostini, crostoni, bruschette, dolci. parlavi di tutto e di niente.
arrivavi che non c’era nessuno e te ne andavi quando il locale si riempiva.
il dove si andava dopo, lo si decideva spesso al ‘3scali’.
ti godevi le persone, le parole, le cazzate, la finta calma del sabato sera.
quando altri ancova stavano finendo di cenare…
momenti di calma, amici, una birra, una sigaretta…
l’ultima ‘paglia’ poi si va?? dove??
mah, adesso ci pensiamo…

dieci anni. andavamo ancora alle superiori. sembra un secolo.
non ci portavano neanche più la lista delle birre.
le nuove cameriere venivano rimproverate se ci portavano le liste.
e quando chiedevamo una piadina o un panino, ci pensava Stefano.
mai ordinati gli ingredienti. li sceglieva lui.
e mai, dico mai, abbiamo mangiato male.

siamo andati al ‘3scali’, quando non avevamo voglia di tornare a casa,
quando ci eravamo appena mollati con la ragazza e una media chiara tanto per iniziare.
quando un caffè della casa ci stava sempre.
o un montenegro con 1 solo cubetto di ghiaccio.
un whisky, quando eri in gran serata…
l’ultima ‘paglia’ poi si va?? dove??
si potrebbe andare là…

il Gallo se n’è andato prima stasera, impegni presi. io e il curzo no.
stasera era l’ultima sera del pub ‘3scalini, quello vero.
domani sarà comunque diverso.
‘un montenegro con 1 cubetto di ghiaccio’, ordina il curzo.
‘un punch al rhum’, chiedo io. fu la mia prima ordinazione al ‘3scali.
adoro i gran finali, voglio che sia anche l’ultima.

brindiamo, bussiamo, beviamo. ho un pò il magone.
lo so, la cosa può essere infantile: ho il magone ma non mi vergogno.
cambia gestione una parte della nostra vita.
paghiamo, saluti, scambio di numeri di telefono.
‘don’t let me be misunderstood’, musica in sottofondo.
l’ultima ‘paglia’ poi si va!! dove??

non so…

ella fu siccome immobile

la mia bellissima motoretta cinese è stata venduta.

addio scintillante KEEWAY custom 125,
ingiustamente ribattezzata & fotografata ‘la baracca’.
non è più a casa mia, già consegnata al nuovo proprietario.
gli ho chiesto di trattarla bene ma gliel’ho passata sporca.
non ho avuto tempo (e voglia) di pulirla…
mi rileggo le pagine dei giri in moto di quest’estate con andre.
lo so, dovrei guardare avanti, alla prossima moto, quella seria.
il freddo di questi giorni aiuterà a non pensare a viaggi su 2 ruote.
però un pò mi manca già. bruuummm, bruuummm…

malinconicamente vostro, :cox:

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