a giulia e lino

giulia e lino, da un pò, non ci sono più.

nella vita di ciascuno di noi ci sono persone che pare possano essere catalogate come ‘conoscenti’, ma nel momento in cui mancano ripercorri involontariamente la loro storia, come e quando sei entrato in contatto con loro e cosa hanno portato loro nella tua vita. giulia e lino erano entrati nella mia di vita prima ancora che io nascessi…

…ce lo aspettavamo dopotutto, data l’età, ma non avevamo mai voluto sincerarcene veramente, un pò per i mille impegni che affollano la nostra vita, o forse per timore di sentirci dire che in effetti era davvero così. ma stamatina in un momento di calma abbiamo chiamato la loro figlia, amica dei miei, e abbiamo sentito quello che dentro di noi, malinconicamente, sapevamo.
giulia e lino non ci sono più.

abitavano a levanto, liguria, appena fuori dal paese, prendendo una strada in salita si arrivava a casa loro, sul versante di una montagna. nel versante di fronte, c’era una volta un campeggio abusivo. i miei erano in quel cameggio la sera che gli ‘sbirri’ sono arrivati a chiudere tutto. in mezzo ad una strada in un giorno di giugno, hanno pensato di andare a chiedere un pezzetto di terra per mettere la tenda ai proprietari di quella casa rosa, sul versante di fronte. conobbero per la prima volta giulia e lino. l’estate successiva andarono direttamente da loro, e poi ancora, e poi ancora, il pezzetto di terra diventò un’area, che diventò un vecchio ovile rimesso a posto con un fornello e un letto, che diventò un miniappartamento, sempre condito da quel tocco di abusivismo che mai non guasta. ho fatto lì il ‘mio primo campeggio’, a sei mesi. ho fatto lì il mio primo campeggio senza genitori ma con un amico. i miei erano tranquilli, perchè all’occorrenza c’erano giulia e lino.

insieme una vita, 63 anni. cose splendidamente fuori dal normale.
giulia era una signora gentilissima, ogni volta che andavamo a trovarli apparecchiava la tavola con pane, caciottine, formaggi, acqua, vino e dolci e noi si faceva una merendina talmente sostanziosa che ringraziavi il cielo che la strada per tornare al paese era in discesa, perchè se no ti toccava dormire lì. e poi faceva uno stufato di cinghiale che era la fine del mondo. è stato da loro che l’ho mangiato per la prima volta e buono così, raramente l’ho mangiato da altre parti.

lino era un pazzo. di quelli buoni, ovviamente, ma fuori come un poggiolo. era un partigiano, quello ha sparato e combattuto su quei monti. camminava per le montagne che neanche noi baldi giovani riuscivamo a stargli dietro. ci raccontava le storie di una vita, gli aneddoti divertenti e se non lo erano li rendeva tali. raccontava storie di vita vera, la sua. ci raccontava delle sue uscite clandestine per uccidere i cinghiali, insieme al comandante dei carabinieri, alla faccia della clandestinità… cacciava cinghiali di frodo perchè tanto, diceva, alla sua età non possono proprio metterlo in galera. un pazzo, di quelli sinceri. come quando ci ha raccontato di aver trovato in uno dei suoi casolari sparsi per i ‘suoi’ monti un arsenale di qualche brigatista o roba simile. ha denunciato subito il tutto, ma le due bombe a mano che si è tenuto, beh, quelle no. e con occhi sornioni ci ha detto che funzionavano molto bene. e tutte le volte che andavamo a trovali, intanto che ci rimpinzavamo col banchetto preparato dalla moglie, lui si presentava con la spada da generale dell’esercito e ci raccontava, di nuovo, la storia di come aveva fatto a trafugarla, nascosta lungo la gamba dei pantaloni, fingendosi ferito… ed io ero estasiato per come la racontava, ridevo come se fosse stata la prima volta che sentivo quella storia.

hanno accolto in casa loro prima i miei genitori ed i loro amici, poi me ed i miei di amici, sempre a braccia aperte, con il sorriso, con le loro storie, con le loro cose buone da mangiare, con la loro simpatica e sincera gentilezza.

se amo la liguria, e tutto che ne è conseguito, è stato anche per merito loro.

Briciola

dopo 16 anni di onoratissimo servizio canino,
ieri Briciola se n’è andata, per sempre.
voglio pensare che stia salutando con un BAU!!
tutti quelli che le hanno fatto una carezza almeno una volta.

chissà se lassù avranno le liquirizie…

al pub tre scalini, in memoriam

mantova, 18/11/2006.

ci son posti a cui manca solo la targhetta in ottone col tuo nome al tavolo
posti che mi hanno visto a lungo
posti nei quali hai pensato, vissuto, discusso
tutte le scelte importanti della tua vita negli ultimi dieci anni
e nei quali tornavi, subito, dopo che eri stato lontano un anno
e a volte questi posti chiudono.

(lorenzo)

ancora una volta son giunti, attirati da un richiamo interiore
riuniti nello stesso posto, alla medesima ora.
hanno consumato i loro riti ed i bicchieri vuoti di fronte
raccontano la loro storia;
fuori piove, ma il tempo non conta, li aiuta coi suoi boati,
li culla coi suoi lampi.
ancora una volta son giunti seduti in cerchio come cavalieri,
come conquistatori dell’inutile,
divisi da ciò che li circonda ma protetti nella loro unità.
ancora una volta son giunti
il cinico umorista arrabbiato, il viaggiatore moderno inconscio,
la piccola peste astuta, il gigante buono in agguato
e uno strano essere solo.
ancora una volta son giunti
dove le nostre strade saranno divise.
(curzo)

la serata è piovosa. è piovuto tutto il giorno e stasera qualche goccia scende ancora.
è sabato e ci si ritrova al ‘3scali’.
abbiamo appena saputo che il ‘nostro’ pub da lunedì cambia gestione.
non più Stefano ed Elisa, ma gestiranno altri.
saranno forse le migliori persone del mondo, ma noi non avremo più il nostro ‘3scalini’.
e ci dicano quello che vogliono, ma quello era il nostro pub.

da dieci anni. ormai non era un pub, era una seconda casa.
ci hanno visto crescere, Stefano ed Elisa.
ci hanno parlato, consigliato, preso in giro, confortato.
e c’erano tradizioni da rispettare.
al venerdì, birrozza defatigante della settimana al ‘3scali’, ma non era obbligatoria.
ogni sabato, prima di fare qualsiasi cosa, c’era il ‘birrino al 3scali’. obbligatorio.
la vigilia di natale, ‘tanti auguri’ davanti ad una birra media o ad un punch al mandarino.
per il mio compleanno, affittavo una sala tutta per me e i miei folli invitati.

9emmezza al 3scali.
più che un appuntamento, una regola matematica e fisica.
media chiara, due medie chiare, media rossa, weiss franziskaner, guinnes media.
piadine, panini, crostini, crostoni, bruschette, dolci. parlavi di tutto e di niente.
arrivavi che non c’era nessuno e te ne andavi quando il locale si riempiva.
il dove si andava dopo, lo si decideva spesso al ‘3scali’.
ti godevi le persone, le parole, le cazzate, la finta calma del sabato sera.
quando altri ancova stavano finendo di cenare…
momenti di calma, amici, una birra, una sigaretta…
l’ultima ‘paglia’ poi si va?? dove??
mah, adesso ci pensiamo…

dieci anni. andavamo ancora alle superiori. sembra un secolo.
non ci portavano neanche più la lista delle birre.
le nuove cameriere venivano rimproverate se ci portavano le liste.
e quando chiedevamo una piadina o un panino, ci pensava Stefano.
mai ordinati gli ingredienti. li sceglieva lui.
e mai, dico mai, abbiamo mangiato male.

siamo andati al ‘3scali’, quando non avevamo voglia di tornare a casa,
quando ci eravamo appena mollati con la ragazza e una media chiara tanto per iniziare.
quando un caffè della casa ci stava sempre.
o un montenegro con 1 solo cubetto di ghiaccio.
un whisky, quando eri in gran serata…
l’ultima ‘paglia’ poi si va?? dove??
si potrebbe andare là…

il Gallo se n’è andato prima stasera, impegni presi. io e il curzo no.
stasera era l’ultima sera del pub ‘3scalini, quello vero.
domani sarà comunque diverso.
‘un montenegro con 1 cubetto di ghiaccio’, ordina il curzo.
‘un punch al rhum’, chiedo io. fu la mia prima ordinazione al ‘3scali.
adoro i gran finali, voglio che sia anche l’ultima.

brindiamo, bussiamo, beviamo. ho un pò il magone.
lo so, la cosa può essere infantile: ho il magone ma non mi vergogno.
cambia gestione una parte della nostra vita.
paghiamo, saluti, scambio di numeri di telefono.
‘don’t let me be misunderstood’, musica in sottofondo.
l’ultima ‘paglia’ poi si va!! dove??

non so…

ella fu siccome immobile

la mia bellissima motoretta cinese è stata venduta.

addio scintillante KEEWAY custom 125,
ingiustamente ribattezzata & fotografata ‘la baracca’.
non è più a casa mia, già consegnata al nuovo proprietario.
gli ho chiesto di trattarla bene ma gliel’ho passata sporca.
non ho avuto tempo (e voglia) di pulirla…
mi rileggo le pagine dei giri in moto di quest’estate con andre.
lo so, dovrei guardare avanti, alla prossima moto, quella seria.
il freddo di questi giorni aiuterà a non pensare a viaggi su 2 ruote.
però un pò mi manca già. bruuummm, bruuummm…

malinconicamente vostro, :cox: