il tuo momento

sono veramente sorprendenti le strade della vita.

niente è per caso, tutto segue un ordine assolutamente illogico, ma spettacolare.
se è il tuo momento, succede che un giorno sei vittima dei tuoi errori e un altro sei assoluto protagonista. però comunque è il tuo momento, ora tocca a te, cazzo. non tirarti indietro in nessun caso.
tutto ciò che accade è intorno a te, le cose belle come le cose brutte. ne senti anche il bisogno, senti la necessità che accadano per capire e confrontarti e quando accadono rimani come stupito perchè non te le aspettavi così. non te le aspettavi in nessun modo, eri libero da idee preconfezionate, hai solo seguito il flusso delle cose. certe ti affascinano perchè comunque ti fanno capire che stai vivendo il tuo attimo, nel bene e nel male. non ti senti mai veramente solo e continui ad essere in mezzo a questo vento che proprio è tutto tuo e che nessuno per ora ti porterà via.

la semplicità di un sorriso, la felicità più vera, i piccoli dettagli, anche quelle cose che ti fanno sentire un pò inadatto per certe situazioni ma con la ferma consapevolezza che sei così, per fortuna o purtroppo. il tuo momento serve anche a questo e goditelo fino in fondo.

a proposito: buon compleanno!

me cala la palpebra

se non è una regola di vita, poco ci manca.

sei a casa e tutto è a posto.
hai cenato, hai lavato i piatti, hai fatto la doccia e ti sei messo in tuta. per i maschietti, aggiungerei che sei in tuta ma senza boxer e/o mutande, così la palla è libera e tutto è più psicologicamente leggero. stasera ti guardi quel programma che ti piace. sei sdraiato sul divano insieme alla tua dolce metà. ovviamente dipende dal tipo di divano, più della metà delle persone devono trovare le giuste mosse per starci su in due. nel mio caso, con più di 4 metriquadrati di divano, non ci sono problemi.

implacabile arriva il momento in cui uno dei due cede.
perchè comunque quel programma non gli interessa, perchè ha avuto una giornata faticosa e proprio non ce la fa. nel mio caso questo momento arriva quasi subito. cioè la mia dolce metà si addormenta quasi immediatamanete. tipo: la sigla di inizio la vede. i primi dialoghi li segue anche.

poi chiude gli occhi per sentire meglio. ciao.

fino al momento in cui un movimento di quello sveglio,
un colpo di tosse o chissà cosa sveglia il dormiente. che, preso atto che ormai non c’è più niente da fare, con la faccia molliccia e gli occhi chiusi saluta il mondo e se ne va a letto. il divano è tuo! e adesso sei pronto a goderti fino alla fine il programma che stai guardando. passano cinque minuti e arriva la prima pubblicità.

chiudi gli occhi un attimo, appena sentirai che il programma ricomincia di nuovo li riaprirai.

ciao.

come spettatore, intendo

qualche giorno fa sono stato al circo…

come spettatore, intendo.
c’ero stato da piccolo, ma allora ero troppo stupido per capire e troppo piccolo per ricordare. ora sono grande, dicono. tant’è, anche grazie allo sconto per la prima serata, mi hanno portato al circo. l’ho presa come dovrebbe essere presa una serata del genre: uno spettacolo da vedere una volta e poi non andarci più per tanto, tanto tempo. un pò come accade per uno spettacolo di Brachetti, per chi conosce il genere.

16 euro il biglietto intero. 12 il ridotto. che non sono pochi, per una famiglia con un paio di figli a carico. i bimbi farebbero bene a ricordarsi di quello che stanno vedendo ma almeno il tutto è molto più interattivo di quanto immaginassi: gli artisti coinvolgono molto il pubblico, pensavo fosse una cosa più passiva. poi bravissimi gli artisti: oltre ai soliti domatori di bestie feroci, ai serpenti e coccodrilli in bella esposizione e ai cavalli, cammelli ed elefanti, divertenti e coinvolgenti sono stati i pagliacci e i giocolieri, quelli che fanno ridere e girare le palle. entrambe specialità in cui anche io sono esperto, anche se in forme diverse.

i numeri più apprezzati: l’acrobata sulle funi di tessuto, l’uomo proiettile, il domatore di coloratissimi ma lassativatissimi pappagalli e la gabbia della morte. cioè un’enorme gabbia sferica in ferro, dentro alla quale giravano non uno, si’ori e si’ore, non due, non tre, bensì quattro moto. che se sbagli un attimo, si’ori e si’ore, succede un’accozzaglia tale che non c’è constatazione amichevole che tenga.

in ultimo, interessante vedere come il circo sia davvero un micromondo a sè, tutti fanno tutto: il giocoliere che un attimo prima, tutto elegante, si è preso gli applausi, un secondo dopo sta facendo l’inserviente per spazzare via la cacca dei pappagalli. così come il figlio del titolare del circo, che prima di domare cammelli e cavalli, fa il clown per far divertire i bambini e prima ancora fa il bigliettaio.

può sembrare superato, ma credo che una sera, quando non si ha davvero niente da fare, per cambiare un pò e variare il tipo di spettacolo (che non sia il solito film al cinema), sia divertente andare, almeno per una volta, al circo…

come spettatori, intendo.

il ragazzo in fuorigioco

da calciatore ad allenatore del Milan.

Superpippo o lo ami o lo odi: ricordo ancora cosa si disse e si scrisse quando giocò la sua ultima partita…

non è Inzaghi ad essere innamorato del gol,
è il gol ad essere innamorato di Inzaghi.
(Emiliano Mondonico)

non troviamo le parole, SuperPippo,
perché tu, diciottenne nel corpo di un trentanovenne, sai che i miti non invecchiano. il calcio però è storia diversa e tra le tante battaglie combattute e vinte c’è n’è una che puntualmente perderemo: quella contro l’anagrafe. fermeremmo volentieri il tempo se potessimo, magari al 23 maggio 2007. atene, due gol di rapina, come piace a te. per prenderci con i denti ciò che istanbul ci aveva sottratto due anni prima. e poi l’estate 2006. tu, il primo a presentarti a milanello (nonostante le ferie post mondiale) in seguito alla telefonata che informava all’improvviso di un preliminare da disputare.

vedere correre così tanto Inzaghi a 39 anni
ti fa pensare che tutto sia possibile per noi.
io vomiterei se corressi tanto quanto lui.
(Kevin-Prince Boateng)

c’è squadra che non hai purgato? c’è terra che non hai conquistato? bayern e lione. montecarlo e tokyo. e pensare che il tuo gol più importante, fenomenale ed incredibile non porta la tua firma. quel pallonetto all’ajax, all’ultimo respiro, con lo stadio che venne giù, nell’anno della champions. la tua essenza è tutta in quel cucchiaio a Lobont, in quella gamba aperta a 95 gradi. in barba all’impossibile, alle difficoltà, alla razionalità. l’uomo giusto, sempre al posto giusto.

quel ragazzo deve essere nato in fuorigioco.
(Alex Ferguson)

o Mineiraço

ho scritto che in questi mondiali

speravo in un nuovo Maracanaço.
gli Dei del Calcio hanno sì buttato fuori (giustamente) l’Italia subito, ma oggi ci hanno regalato il Mineiraço:

Brasile – Germania: 1-7

il Brasile la deve smettere di organizzare i mondiali in casa…

o Maracanaço

oggi iniziano i mondiali di calcio in Brasile.

speriamo accada come quando nel 1946 il Brasile fu scelto per l’organizzazione dei mondiali del 1950,

dopo che era stato l’unico paese a candidarsi.
gli stati europei, infatti, visto lo stato in cui versava il vecchio continente al termine della seconda guerra mondiale, preferirono astenersi dal presentare candidature. in Brasile il calcio era già di gran lunga lo sport più popolare, tuttavia, a dispetto della passione dei suoi tifosi, la nazionale brasiliana non aveva ancora conseguito grandi risultati: il mondiale casalingo del 1950, durante il quale la nazionale bianca (all’epoca la divisa brasiliana consisteva in un completo con casacca e calzoncini bianchi) avrebbe avuto dalla sua il pubblico, rappresentava la giusta occasione per aggiudicarsi la Coppa del Mondo. quindi, forti di quelle che più che speranze parevano certezze, i brasiliani affrontarono la vigilia come se avessero già vinto. per le vie del paese si incontravano ovunque caroselli di tifosi festanti, furono vendute oltre 500.000 magliette con la scritta “Brasil campeão 1950“. la stampa uscì con titoli celebrativi già il giorno della partita: sulla prima pagina dell’edizione del 16 luglio dei popolari quotidiani si leggevano titoli come: “o Brasil vencerá” e “a copa será nossa”, “estes são os campeões do mundo”.

il giorno della finale contro l’Uruguay,
lo stadio era esaurito in ogni ordine di posto. gli spettatori paganti risultarono ufficialmente 173.850, quelli presenti 199.854, ancor oggi un record imbattuto. appena un centinaio di essi erano tifosi uruguaiani. per il resto, le decine di migliaia di tifosi locali animarono un’accesissima torcida, con bandiere, striscioni e gli immancabili petardi, alcuni dei quali lanciati, durante il riscaldamento, contro i calciatori uruguaiani, al fine di infastidirli. la partita era in programma alle ore 15.00. prima del fischio d’inizio, con le squadre già schierate a centrocampo, prese la parola il generale Ângelo Mendes de Morais, prefetto del distretto federale, il quale pronunciò un breve discorso emblematico della certezza che i brasiliani riponevano nella vittoria della propria nazionale:

voi, brasiliani, che io considero vincitori del campionato del mondo. voi, giocatori, che tra poche ore sarete acclamati da milioni di compatrioti. voi, che avete rivali in tutto l’emisfero. voi che superate qualsiasi rivale. siete voi che io saluto come vincitori!

come atteso dai pronostici,
il primo tempo vide il Brasile all’attacco della nazionale uruguaiana, seppur senza risultati: nonostante i ripetuti tentativi, infatti, i bianchi non riuscivano a perforare la difesa avversaria, anzi rischiando diverse volte sui contropiede dei celesti. nel secondo tempo, la nazionale brasiliana parve partire con il piede giusto: dopo appena 2 minuti il centrocampista Friaça, sfruttando un intervento non impeccabile del portiere uruguaiano Máspoli, portò in vantaggio il Brasile. il Maracanã esplose di gioia: ormai i tifosi erano convinti del titolo. l’Uruguay, tuttavia, non si scompose, proseguendo nel suo gioco ordinato, guidato dalla regia di Schiaffino. al 66’, dopo una rapida progressione sulla fascia, Ghiggia saltò il brasiliano Bigode e servì proprio Schiaffino, che batté il portiere brasiliano Barbosa. l’inatteso pareggio dell’Uruguay si ripercosse negativamente sul morale dei brasiliani, che smisero pressoché di giocare. nonostante per un assurda regola il pareggio facesse vincere i brasiliani, al 79′ Ghiggia, servito da Pérez, superò nuovamente la difesa brasiliana e segnò la rete del clamoroso 2-1 per gli ospiti. sul Maracanã cadde il silenzio più totale. i calciatori brasiliani tentarono disperatamente di pareggiare, ma ogni loro tentativo fu vano e l’Uruguay realizzò una delle più grandi sorprese della storia del calcio.

quando l’arbitro Reader fischiò la fine, il clima era surreale.
l’inatteso esito della gara fece saltare i piani di una sontuosa premiazione, ormai programmata da tempo. al termine della partita, le autorità brasiliane abbandonarono lo stadio, lasciando il solo Rimet a premiare gli uruguaiani. la guardia d’onore non si formò (le guardie erano tutte in lacrime) e il presidente della FIFA si ritrovò in mezzo alla confusione, tra i disperati brasiliani e i trepidanti uruguaiani, con la coppa in mano: scorto il capitano dell’Uruguay, Varela, il presidente della FIFA si limitò a consegnargli la coppa e a stringergli la mano, ma non riuscì a dirgli neppure una parola di congratulazioni per la vittoria mondiale della sua nazionale. neppure l’inno nazionale uruguaiano venne suonato dalla banda (com’era invece da programma per omaggiare i neo-campioni del mondo), oltre che per la delusione, anche perché la stessa non era stata fornita della partitura dell’inno uruguaiano, in quanto ritenuta inutile. anche gli uruguaiani, nonostante la soddisfazione per la vittoria, furono colpiti dal dramma dei brasiliani. in un’intervista, Schiaffino affermò come, al fischio finale, fu colto anche da compassione per gli sconfitti:

lasciammo l’angustia che ci aveva accompagnato per tutta la partita, versando lacrime di gioia, pensando alle nostre famiglie in Uruguay, mentre i nostri avversari piangevano di amarezza per la sconfitta. ad un certo punto, provai pena per quello che stava accadendo.

sugli spalti, decine di persone vennero colte da infarto:
talune fonti parlano di almeno 10 morti all’interno dello stadio, oltre di due spettatori suicidatisi gettandosi dagli spalti. il Brasile proclamò tre giorni di lutto nazionale. molte persone in tutto il Paese, chi per la delusione, chi perché aveva perso tutto scommettendo gran parte dei propri averi sulla vittoria della seleçao, si tolsero la vita: alla fine sarebbero stati certificati 34 suicidi e 56 morti per arresto cardiaco in tutto il paese. un popolare musicista brasiliano che lavorava anche come radiocronista calcistico e che aveva commentato la finale, decise, poco tempo dopo, di lasciare la professione di giornalista. il difensore brasiliano Danilo, caduto in una profonda crisi depressiva a causa della sconfitta, tentò il suicidio. la stampa brasiliana uscì con titoli catastrofici sulla sconfitta: “nossa Hiroshima” e “a peor tragédia na história do Brasil“. eloquente fu la descrizione che lo scrittore brasiliano José Lins do Rego pubblicò il 18 luglio:

ho visto un popolo a testa bassa, con le lacrime agli occhi, senza parole, lasciare lo stadio come se tornasse dal funerale di un amatissimo padre. ho visto un popolo sconfitto, e più che sconfitto, senza speranza. questo mi ha fatto male al cuore. tutte le emozioni dei minuti iniziali della partita si sono ridotte a cenere di un fuoco spento.

il commissario tecnico fuggì dal paese, rifugiandosi in Portogallo.
al portiere Barbosa sarebbe toccata la condanna calcistica più grave, venendo accusato, per tutto il resto della propria vita, di essere stato il principale responsabile della sconfitta. lo stesso estremo difensore brasiliano raccontò, anni dopo, la sua pena: “se non avessi imparato a contenermi ogni volta che la gente mi rimproverava per il goal di Ghiggia, sarei finito presto in carcere o al cimitero. una volta richiamò la mia attenzione una signora che mi indicava, mentre diceva a voce alta al suo bambino: guarda figlio, quello è l’uomo che fece piangere tutto il Brasile.”

il Brasile calcistico tutt’oggi ricorda con estremo dolore quel giorno con l’espressione “o Maracanaço”. ciononostante, proprio a Ghiggia è stato concesso l’onore di lasciare le impronte dei propri piedi nella “calçada da fama” del Maracanã, la walk of fame riservata ai grandi calciatori protagonisti di memorabili partite disputate nel grande stadio carioca. proprio Ghiggia, anni dopo, dirà ironicamente:

“a sole tre persone è bastato un gesto per far tacere il Maracanã: Frank Sinatra, il Papa e io.”

liberazione

25 aprile,

giorno della liberazione.
e siccome che nel giardino di casa ho una piccola vasca coi pesci, francamente non ho voglia di tenerla. perchè non mi voglio prendere cura di loro e perchè ho un pò paura che Rebecca ci finisca dentro, un giorno o l’altro.

e allora oggi, 25 aprile,
liberiamo i pesci: retino e secchio d’acqua e poi li andiamo a buttare… cioè a liberare nel lago e la vasca la facciamo diventare una coloratissima aiuola.

piena di solida terra.

home hard home

e così la casa è pitturata.

i pavimenti sono finiti,
e stanno benissimo. i serramenti sono su da un pò, ma devono ancora finire due cosette e io dunque devo ancora pagarli.

ci sono ancora alcuni lavori da finire,
entro aprile perchè da maggio devono portarci tutti i mobili. tutti. salvo ritardi, perchè se no vivremo un pò accampati. i mobili li abbiamo presi tutti, compreso un bel divano rosso che aperto fa 4,77metriquadri di puro svacco. qualcosa ancora dobbiamo prendere, tipo la stufa a pellets. in compenso abbiamo già pellets per due inverni.

insomma, siamo molto work in progress.
qualcuno dice che siamo in alto mare e non ce la faremo mai. non credo sia così, speriamo che non sia così. nell’eventualità, dato che dal 1° giugno dobbiamo liberare l’attuale casa, siamo ‘tranquilli’ che comunque un tetto sopra la testa non ci manca.

mi sono ricordato adesso
che devo chiamare l’idraulico, che se no siamo anche senza caldaia. nel frattempo devo finire di grattare i caloriferi, che poi mio padre li deve pitturare, che poi l’idraulico li deve mettere su.

ho fatto mettere 6000prese.
e pare non sappiamo dove mettere la scopa elettrica, penso finirà in una presa dietro una qualche delle 3 porte che abbiamo. perchè in casa abbiamo solo 3 porte, che arriveranno a fine aprile e un falegname ce le dovrà montare. gran cosa, gli open-space.

in mezzo a tutto questo ci sono
giri burocratici per uffici, più volte per ogni ufficio perchè manca sempre quel documento che…. e poi i turni di lavoro, che dà tante soddisfazioni e qualche soldo da decicare alla causa e Rebecca, che è bella come la mamma, simpatica e sveglia come i suoi genitori e stronzetta come suo papà.

due mesi molto intensi.

ninnananna

la prima notte di Rebecca a casa…

…ha pianto tutta notte e,
alle 07:45 quando gli altri si sono alzati, lei si è messa a dormire.
va bene essere anticonformista, ma non esageriamo.
comunque la prima notte ha vinto lei.

la seconda e la terza abbiamo vinto noi.
un trucco meschino che abbiamo adottato è quello di farle fare la doccia col papà alle 23.00: questo la ‘stanca’ un pò e lei (e quindi noi) dorme bene fino alle 3, poi mangia, poi si riaddormenta fino alle 7.

questo fino a che non capisce come fregarci di nuovo.
sarà furbetta ma ha genitori piuttosto ‘sgamati’ e battaglieri.
il conto, per ora, è a nostro favore.

in 21 giorni di ninnenanne ho mormorato a Rebecca le melodie di:

– fai la nanna (Original Version)
– bohemian rhapsody (Queen)
– crash into me (Dave Matthews)
– andiamo a lavorar (I 7 Nani)
– ’39 (Queen)
– somebody to love (Queen)
– can’t help falling in love (Elvis)
– romeo & giuliet (Dire Straits)
– tanti auguri a te (Unknown)
– avanti popolo (…)
– giovinezza (Le Simpatiche Camicie Nere)
– we will rock you (Queen)
– highway to hell (AC/DC)
– fear of the dark (Iron Maiden)
– mmm mmm mmm (Crash Test Dummies)

…e sempre si è addormentata.

qualcuno però sostiene che sia per il mio alito,
altri dicono che si addormenti basta che la pianto di cantare, mio fratello dice di fare la prova definitiva cantandole ‘highway star’ dei Deep Purple, 7 minuti e mezzo di canzone che dovrebbero chiarire ogni dubbio. comunque non mi importa. basta che dorma.

“can’t help falling in love” di Elvis pare le sia piaciuta particolarmente.

demolition men

io e mio suocero, che mi aiuta nei lavori,

pensavamo di dover togliere solo una tramezza e dare una ripitturata ai serramenti. e invece è andata a finire che i serramenti li abbiamo fatti fare ex novo, in alluminio e pure cazzutissimi perchè così in un colpo solo cambiavamo tapparelle e zanzariere, che poi erano lavori da fare comunque.

e poi, tolta la tramezza, ci siamo accorti che il pavimento era da riprendere perchè i livelli non erano perfetti. ma questo era il meno: l’intonaco del soffitto andava tolto. a metà dell’opera di scrostamento, ci siamo accorti di come era strutturato: mezze tavelle di laterizio appoggiate per un niente sulle travi portanti. peso inutile nonchè pericoloso.

ok, togliamo le tavelle da tutta la zona giorno. ma il soffitto della zona notte come sarà? controlliamo… ok, togliamo anche quello della zona notte e controsoffittiamo tutto.

diamo una controllata anche all’intonaco delle pareti?
si stacca a pezzi di mezzo metro quadro alla volta.
ok, giù tutto.

il bagno come è messo?
quello è messo bene, però ci sono i sanitari in offerta in quel magazzino, che dici, li cambiamo? ma sì.

un ‘vecchio’ capomastro, cioè il suocero di mio suocero,
è venuto a dare un’occhiata. pensava avessimo tolto solo la tramezza.
sgrana gli occhi ed esclama: “ma voi siete matti, avete tirato giù tutto!”

eppure ricomprerei questa casa mille volte.