el diablo

a volte ti devi inventare chissà cosa per portare un pò di divertimento,

a volte basta un niente e le cose nascono da sè in un attimo, in una scritta, e crei un divertentissimo e stupidissimo mondo e con quello ci passi un weekend. tanto poi lo sai che quella cazzata non finirà lì, ma te la porterai avanti per un mesetto buono e forse qualcosa rimarrà per sempre.

arriviamo a casa di a_ per un weekend di sole, spiaggia, mare.
sua madre indossa una maglietta senza maniche, blu e bianca, già orrenda di per sè, su cui è scritto ‘el diablo’, arricchita da un simbolo simil-superman giallo e nero ma con la ‘d’ al posto della ‘s’. una vera pacchianata.

è stato veramente un attimo.
abbiamo cominciato a chiamarla ‘El Diablo’ prima per scherzo, poi abbiamo cambiato il nome sulla rubrica del cellulare, infine rinominato tutto ciò che ci circondava in ottica diablocentrica, con tanto di posa plastica tipo zorro quando guarda l’orizzonte da paladino dei deboli con in sottofondo un suono spagnoleggiante di chitarra: tantararantantantararantantan…

ecco che quindi sono nati nell’ordine:
el hijo del Diablo; el amigo del hijo del Diablo; l’otro amigo del hijo del Diablo; la mujer del l’otro amigo del hijo del Diablo; el hermano del hijo del Diablo; el hombre del Diablo; la mama del Diablo; la cucina y los fornelos del Diablo; la mejor amiga del Diablo; el sugerimiento del Diablo; l’impappinamiento del Diablo; el coche del Diablo; el culo de piombo del Diablo; el salumero del Diablo… e così via. per un weekend intero. per una maglietta da 2 euro.

ieri sera prima di partire,
mi sono messo in posa plastica tipo zorro quando guarda l’orizzonte da paladino dei deboli e ho dichiarato: ‘yo soy el amigo del hijo del Diablo‘. a_ ha fatto lo stesso, dichiarando: ‘yo soy el hijo del Diablo‘. e sua madre, rassegnata nella stessa posa plastica, si è adeguata: ‘yo soy El Diablo!

tantararantantantararantantan!!

‘proud mary’

giornata di km, di incontri, di tempi.

accendo la radio in macchina e il lettore mp3
suona ‘proud mary’, tina turner live.

ieri, giornata da a_ in stand-by a milano,
stamattina sono ripartito, destinazione genova.
kilometri, musica blues, sole timido.
‘big wheel keep on turning…’
sono padrone di me, della mia strada,
dei miei tempi. calma, tutto con calma.
rilassante, quasi terapeutico.

un pranzo in amicizia, sole che scalda,
poi riparto. di nuovo ‘proud mary’…
ritrovo a_ al casello dell’autostrada.
neanche ci fossimo messi d’accordo.
d’ora in poi proseguiremo insieme e nel viaggio
ritroveremo t_ e altre graditissime amicizie.
destinazione capodanno.

calma, senza correre. padrone dei tempi. tutto perfetto.
e ogni volta che riparto, quella strana, assurda sensazione
di aver dimenticato qualche piccola, importantissima cosa.

buon anno.

oggi siamo un pò più grandi

arrivo da un weekend passato in montagna.

di solito, quando io e miei amici facciamo di questi weekend, il concetto di fondo che ci accomuna è: off. spegni tutto, stacchi e per 36-48 ore non esisti per tutto il tuo mondo, ad eccezione di qualche sms per dire a chi te lo chiede che sei comunque vivo. quei weekend che ti aiutano a fare un discreto reset del tuo cervello, per ripartire, per ‘cambiare l’aria’ nella tua testa. ho detto nella testa. le puzzette sono altra cosa.

i problemi, beh quelli li abbiamo sempre lasciati fuori.
difficilmente riuscivano ad entrare in casa. e se per caso qualche ‘problema’ personale entrava, lo aggredivamo tutti insieme, insieme ad un pò di cointreau o di grappa e tutti insieme se ne parlava, si tirava mattina spesso, probabilmente non risolvevamo nulla ma parlandone il problema si faceva più piccolo. più sopportabile, per lo meno. forse anche risolvibile. forse…

per me stavolta è stato un pò diverso.
ho visto chiaramente che oggi siamo un pò più grandi. sì, il concetto di fondo è rimasto sempre l’off di cui vi ho già detto, però credo che la mente non è stata, per nessuno, così sgombra come era stata in tanti altri weekend su in montagna. per un motivo o per un’altro, ciascuno si è portato la sua piccola o grande preoccupazione. la grigliata di carne e il narguilè col tabacco al gusto di mela o il cortometraggio splatter fotografico sono serviti solo a annebbiare per un attimo questi pensieri. che poi ritornavano chiari e nitidi. qualcuno era particolarmente teso, per i suoi buonissimi motivi. ti capisco, amico mio.

sul balcone a notte inoltrata tutto tace. l’aria di montagna è fresca e nel buio si vedono le luci dei paesi. qualcuno dentro già dorme. altri guardano un film. io esco e respiro un pò di quell’aria. per un attimo vorrei condividere quel momento con una persona in particolare. no, non quella. prendo il cellulare e mando un messaggio. ‘…non chiedermi perchè, ma vorrei che tu fossi qui. so che forse lo sei col pensiero, ma ora intendo dal vivo. reale…’ probabilmente non mi risponderà.

ed è giusto così.