che a ne liga ‘nte ‘na creuza de mä

umbre de muri, muri de mainé

dunde ne vegnì duve l’è ch’ané
da ‘n scitu duve a l’ûn-a a se mustra nûa
e a neutte a n’à puntou u cutellu ä gua
e a muntä l’àse gh’é restou Diu
u Diàu l’é in çë e u s’è gh’è faetu u nìu
ne sciurtìmmu da u mä pe sciugà e osse da u Dria
e a funtan-a di cumbi ‘nta cä de pria…

e ‘nt’a cä de pria chi ghe saià
int’à cä du Dria che u nu l’è mainà
gente de Lûgan facce da mandillä
qui che du luassu preferiscian l’ä
figge de famiggia udù de bun
che ti peu ammiàle senza u gundun

e a ‘ste panse veue cose ghe daià
cose da beive, cose da mangiä
frittûa de pigneu giancu de Purtufin
çervelle de bae ‘nt’u meximu vin
lasagne da fiddià ai quattru tucchi
paciûgu in aegruduse de lévre de cuppi

e ‘nt’a barca du vin ghe naveghiemu ‘nsc’i scheuggi
emigranti du rìe cu’i cioi ‘nt’i euggi
finché u matin crescià da puéilu rechéugge
frè di ganeuffeni e dè figge
bacan d’a corda marsa d’aegua e de sä

che a ne liga e a ne porta ‘nte ‘na creuza de mä

Ligabue canta De Andrè. per me Sanremo 2014 può finire qui.

hungarian rhapsody

è stato un gran concerto ma mettiamo le cose in chiaro:

chi è venuto per vivere due ore di storia della musica può restare.
chi invece è qui solo perchè è figo esserci e poi fai quello anche che ne sa di musica quando invece sei ignorante come una zappa, allora potevi stare a casa a guardare Spider-man su italia1.

i Queen non erano solo Freddie Mercury,
non è assolutamente vero che le ha scritte solo lui le canzoni. e sentire un padre di famiglia che dice questo mi fa venire voglia di tirargli una scoppinata violentissima. sentire poi il figlio ventenne che lo riprende dicendogli di non dire quello che pensano tutti gli ignoranti in musica, ripaga ampiamente il torto.

mi sta bene il boato all’ingresso di Freddie sul palco.
mi stanno bene gli applausi alla fine di ogni canzone.
mi sta bene lo schiocco di dita del pubblico a metà di A Kind of Magic
…anzi, è un dettaglio che non sempre accade.

ma allora a questo punto DEVI:
– eseguire il battimani di Radio Ga Ga e, soprattutto,
– farlo per tutta la canzone su We Will Rock You!!

Who Want To Live Forever è stata fantastica, emozionante, da brividi!!

la tappa a Budapest si preannunciava destinata a restare nella storia,
tant’è che le autorità ungheresi misero a disposizione un dispiegamento di cameraman e tecnici senza precedenti che ha consentito di coprire ogni momento del concerto offrendo così una straordinaria quantità di pellicola a futura memoria. la pellicola può essere inoltre definita come un importante documento storico, essendo il primo concerto di una band occidentale al di là della cortina di ferro: il Muro di Berlino sarebbe caduto solo tre anni dopo.

e a pochi giorni dal ventunesimo anniversario della morte di Freddie,
nella sola giornata di martedì 20 novembre 2012 hanno proiettato nelle sale cinematografiche italiane
Hungarian Rhapsody – Queen Live in Budapest 1986”.

credo possiate immaginare con quale anticipo io abbia preso i biglietti.

alegria do brasil

a parte che oggi

abbiamo spedito una cassa di materiale in brasile,
c’è un filo conduttore che lega lo scorso weekend: nelson e loredana. che non c’entrano niente l’uno con l’altra, se non per il fatto che sono entrambi brasiliani e che, nel mio piccolo, li conosco entrambi.

nelson abita in un appartamento nella palazzina che ha in gestione mio padre. lui è brasiliano, del paranà, gran persona, simpatica e che comunque si dà molto da fare. ha preso un piccolo appartamento e se l’è rimesso tutto a posto, con la promessa che quando finiva, l’innaugurazione doveva essere fatta con un pranzo a base di feijou’ada, la famigerata fagiolata tipica brasiliana.

ieri, nel suo piccolo appartamento, eravamo in 15. due pentole piene, musica, birra, alegria. oltre a me, c’erano anche i miei ed ero felice per questa partecipazione ad un pranzo a base di ‘cibi decisamente diversi dalla cultura italiana’. e tralasciamo che la fagiolata è notoriamente pesantissima, le tre bambine di 4, 7 e 10 anni presenti al pranzo si sono messe a giocare a calcio. io facevo il portiere. oh, non c’è niente da fare, i brasiliani il pallone ce l’hanno nel sangue. meno male che non mi sono messo a dribblarle, avrei fatto una decisamente una pessima figura…

loredana, invece, è mezza brasiliana, da parte di padre.
per un pò di tempo ha fatto la barista in un locale vicino alla mia azienda. e io, da buon maschietto, andavo a prendere l’aperitivo spesso, finito il lavoro. era uno di quei posti dove entravo e ordinavo ‘il solito’. gli abiti succinti ma soprattutto l’alegria con cui serviva ed intratteneva i clienti erano conosciuti in tutta la zona. poi un bel giorno ha deciso di aprire un bar tutto suo. lontano da dove lavoro io. ma comunque, gli abiti succinti ma soprattutto l’alegria con cui serve ed intrattiene i clienti, decisamente maschietti, si sono fatti conoscere in tutta la zona…

…appena scese alla stazione… tutti si accorsero con uno sguardo che non si trattava di un missionario… e fu così che da un giorno all’altro… si tirò addosso l’ira funesta… ma le comari di un paesino non brillano certo d’iniziativa le contromisure fino al quel punto si limitavano all’invettiva… si sa che la gente dà buoni consigli sentendosi come Gesù nel tempio, si sa che la gente dà buoni consigli se non può dare cattivo esempio… e quelle andarono dal commissario e dissero senza parafrasare: “quella schifosa ha già troppi clienti più di un consorzio alimentare”.

ma una notizia un po’ originale non ha bisogno di alcun giornale,
come una freccia dall’arco scocca, vola veloce di bocca in bocca…

link >> la nuova barista è troppo sexy, donne in rivolta: “se ne vada”

link >> loredana, la barista troppo sexy che divide mogli e mariti

link >> loredana, la sexy-barista diventa una concorrente del GF12

link >> loredana

God save the Red Special

per me il festival di Sanremo di quest’anno potrebbe anche finire qui.

non mi vergogno certo di dire che sono uno che lo guarda,
nonostante la mia relativamente giovane età. è sempre musica, sono sempre canzoni, è sempre un evento di costume, un fenomeno che è sempre e comunque lo specchio del nostro paese. infatti solitamente tante cose non funzionano, tutti hanno qualcosa da dire o da criticare, tutti vorrebbero andare a cena e non solo con le vallette di turno, tutto va avanti fino alla fine, tutti a fare le foto con chi vince e a dire: l’avevo detto fin dall’inizio. e da lunedì tutti di nuovo a parlare di crisi.

dato che quest’anno le canzoni in gara non mi esaltano un granchè,
direi che per me il festival inizia con il vestito da “pago volentieri il canone Rai” di Belen e tutta la filosofica discussione facebookiana se avesse o no gli slip…

…fino ad arrivare a ieri sera,
quando Sanremo ha ritrovato la musica, la grande musica. dopo le polemiche e le critiche ‘celentaniane’ (di cui io condivido i contenuti ma non la forma), finalmente il Festival ha preso il volo, grazie a ospiti stranieri che ci volevano davvero, ed è sembrato davvero un evento internazionale. sì, servivano proprio Macy Gray “valletta” di una Loredana Berté emozionante mentre interpreta “Almeno tu nell’universo” della sorella Mia e serviva una Noa praticamente perfetta con Eugenio Finardi.

serviva l’afflato extraterrestre di Patti Smith, la Sacerdotessa del Rock,
e poi ‘lei’, la Red Special, la chitarra che usa una monetina da 6 pence come plettro e un Brian May che, nonostante i capelli ormai grigi, la zampina è sempre ottima, scrive mio fratello un minuto dopo l’esibizione. io sapevo ed ero pronto in prima fila, ma è incredibile come, anche chi non sapeva di tutto questo, ci capiti davanti per caso e in una spazzolata di canali inizia proprio da qui, quasi inconsciamente richiamato dal suono di questa emozione…

 

la Red Special
fu costruita nel 1963 da Brian e da suo padre, ingegnere appassionato di modellismo. il nome deriva dalla colorazione rossastra del mogano e dall’unicità dello strumento. il suo suono è inconfondibile, abbastanza cupo e profondo, aggressivo ed autorevole. suonata sempre da una moneta da 6 pence come plettro, scelta per il suo profilo caratteristico e l’attacco particolarissimo conferito alle note, permette la creazione di effetti sonori molto particolari variando leggermente inclinazione e la forza sulle corde. solo nei casi in cui sia necessario un suono dotato di minore attacco e tendenzialmente più morbido, Brian suona utilizzando il dito indice per pizzicare le corde al posto del plettro.

alcuni amici di Brian la chiamarono “the Fireplace” in quanto il manico della chitarra fu costruito usando la cornice in mogano di un vecchio caminetto. da allora ha accompagnato l’intera carriera musicale di Brian May, divenendo un marchio di fabbrica sia per i QUEEN che per Brian.

per me Sanremo duemiladodici può pure finire qui, che sono contento.

‘sculta al vent

polenta e gallina fredda e un fantasma sulla veranda

barbera come petrolio e anche la luna mi sembra che sbanda
sedia che fa rumore e bocca aperta che non dice niente,
solo la radio graffia l’aria e i pensieri fanno un gran casino
e non è vero che nel silenzio dorme solo la malinconia,
non è vero che un toscanello non è capace di fare una poesia,
in questa stanza senza orologi balla la fata e balla la strega
in questo posto senza la luce che dice tutto è solo l’ombra

e la candela non sta mai ferma, si muove come la memoria
e anche il ragno sulla balaustra ricama il quadro della sua storia
la ragnatela dei miei pensieri prende tutto quello che arriva qua
ma tante volte ha troppi buchi ed è tutta da rammendare
la finestra sbatte le ali, ma lo sa che non può andar via
e le stelle hanno la faccia lucida come gli occhi della nostalgia
in questa stanza senza nessuno, guardo lontano e mi vedo in faccia
in questa stanza di un altro tempo, i miei fantasmi lasciano la traccia…

ascolta il vento che picchia alla porta
ha in testa una nuvola e in braccio una sporta
dice che ha dentro dei bei regali
mi sa che sono i soliti temporali…
ascolta gli spiriti e ascolta i folletti
che si arrampicano sul muro e saltan fuori dai cassetti
hanno su i vestiti di quand’ero piccolino

vanno e vengono con il bicchiere del vino…

carta, calamaio e penna…

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Totò, Peppino e la Malafemmina

“Signorina
veniamo noi con questa mia addirvi una parola che scusate se sono poche ma sette cento mila lire; noi ci fanno specie che questanno c’è stato una grande morìa delle vacche come voi ben sapete.: questa moneta servono a che voi vi consolate dai dispiacere che avreta perché dovete lasciare nostro nipote che gli zii che siamo noi medesimo di persona vi mandano questo perché il giovanotto è studente che studia che si deve prendere una laura che deve tenere la testa al solito posto cioè sul collo.; Salutandovi indistintamente i fratelli Caponi (che siamo noi i Fratelli Caponi)”

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Non ci resta che piangere

“Frittole, estate quasi 1500.
Santissimo Savonarola, come sei bello, quanto ci piaci a noi due! Scusa le volgarità eventuali. Santissimo, potresti lasciar vivere Vitellozzo, se puoi, eh…? Savonarola, che c’è? E che è? Oh… Diamoci una calmata, eh, oh… e che è? Qua pare che ogni cosa, ogni cosa uno non si può muovere che questo e quello, e pure per te. Oh. Noi siamo due personcine perbene che non facciamo male a nessuno, che non farebbero male nemmeno a una mosca, figuriamoci a un santone come te. Anzi, no, no, anzi, varrai più di una mosca.
Noi ti salutiamo con la nostra faccia sotto i tuoi piedi, senza chiederti nemmeno di stare fermo, puoi muoverti quanto ti pare e piace e noi zitti sotto. Scusa per il paragone tra la mosca e il frate, non volevamo minimamente offendere. I tuoi peccatori di prima, con la faccia dove sappiamo, sempre zitti, sotto.”

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Femmine contro Maschi

“Cara Giada,
quando ti vedo mi batte forte il cuore, comincio a sudare, mi viene il fiatone, c’ho le gambe pesanti, che non è perchè ho giocato a pallone che è uno sport nobile e che voi femmine non ne capite niente di pallone come non ne capite niente di figurine e di Fantacalcio e di musica, che voi solo Sanremo vi potete vedere. Noi maschi c’abbiamo tante passioni ma questo non significa che non ti voglio bene, anzi con te vorrei fare una carrettata di figli, anche unidici tutti maschi, ma non ora, dopo. Così non mi puoi accusare che non ti dedico tanto tempo. Questa lettera mi è venuta dal mio cuore e non mi ha aiutato nessuno, nè Rocco nè l’amico suo Michele e se vuoi li chiami che te lo possono confermare.”

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in tutto venti minuti

dammi cinque minuti e chissà, chissà se ti piacerò…

dammi cinque minuti e nel tuo cuore non credo che entrerò
non è facile stupirti e tu sei così esigente
che non ti accontenti no, si vede lo so,
se mi dai cinque minuti non credo che ti conquisterò…
dammi dieci minuti e forse ti incuriosirò
dammi dieci minuti e vedrai ti meraviglierò
sono timido però so far ridere se voglio
e non sono male no, sono un tipo lo so…
se mi dai dieci minuti un amico almeno io sarò

dai, dammi venti minuti, dammi una possibilità
una bibita o un caffè, una cosa in piedi al bar
e ti parlerò di me, tu mi parlerai di te,
sai a volte basta niente, uno sguardo o chissà che…
in tutto venti minuti e forse tu verrai via con me…

e se ogni cosa ha il suo tempo trova il tempo per me
ho bisogno d’amore e di affetto perchè
non so stare da solo, forse sono un bambino,
ma per questo ti voglio, voglio averti vicino
e se ogni cosa ha il suo posto trova il posto per me
nel tuo armadio o sotto il letto, che sia li con te
ti conosco da adesso ma ti cerco da sempre
c’eravamo già incontrati ma però non è importante…
e dammi tutta la vita, dammi quello che vuoi
dammi tutto il tuo amore, non lasciarmi mai
non so stare da solo forse è nel mio destino
ma per questo ti voglio, voglio averti vicino
tu dammi ancora un minuto e chissà, chissà se ti piacerò…
ma tu pensaci bene e pensaci prima di dirmi no,

in tutto venti minuti e forse tu verrai via con me.