california dreamin’

mio fratello si sposa a giugno.

tutto è nato da un malinteso: lui ha chiesto a lei di sposarsi, non di sposarlo. a volte un banale misunderstanding e io che alla fine dovrò fare il testimone dello sposo, cioè del fratellino. va bene, abbiamo barattato un’ora di serietà ecclesiastica con una giornata di sbronza. cioè, appena finita la cerimonia, un incaricato di mia comprovata fiducia e fedeltà sarà addetto a passarmi dell’alcool, nella varietà e nelle quantità che riterrà opportune. l’abito l’ho già scelto e la mia cognata preferita (nonchè unica) me l’ha già approvato. ma non è di queste cose che voglio parlare in questo post.

non sapevo che cazzo regalare ai due sposini.
hanno praticamente tutto, casa già avviata, trovare un regalo, con la R maiuscola, era molto difficile. trovarlo poi particolare come piacciono a me era pressochè impossibile. ero già tentato dalla generica busta col vil denaro quando i due sposini si sono recati a fare la lista nozze in un’agenzia di viaggi. in pratica, le quote/regalo coprono il viaggio mega-minchia-power di nozze: california e polinesia.

la prima parte del viaggio, quella americana, la faranno on-the-road, affittando una macchina. poteva essere una semplice berlina se il fratellino non avesse detto, un pò scherzando e un pò no, che la quota aggiuntiva per avere una decappottabile potevo metterla io e regalare un on-the-road con il vento tra i capelli. alternativo, geniale, unico! la lista nozze sarà online, si farà tutto via computer e questa cosa ammetto che è una figata incredibile. ma io non potevo permettere che qualcun altro scegliesse questo regalo prima di me. ho rotto il cazzo agli sposini perchè quello doveva essere il mio regalo e che mi dovevano dire prima degli altri quando veniva messa online la lista. mi scuso con tutti gli altri, ho esercitato una precedenza fraterna illegale ma così è stato: una cabrio on the road. life is a journey, not a destination…

e poi, dato che la follia non ha limiti e dato che per una notte dormiranno al Caesar Palace di Las Vegas dopo essersi giocati parte dei loro risparmi al casinò, ho provveduto anche che quella notte fossero miei ospiti… a patto che mio fratello ripeta la famosa scena del film “una notte da leoni – the hangover“. altrimenti li obbligo a ridarmi indietro i soldi del pernottamento. ma tanto so che lo farà.

mentre sua moglie darà dell’imbecille a lui ed anche a me.

dice di chiamarsi Goldie

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the night is hot as hell.
it’s a lousy room in a lousy part of a lousy town.
I’m staring at a goddess.
she’s telling me she wants me.
I’m not gonna waste one more second wondering how I’ve gotten so lucky.
she smells like angels ought to smell.
the perfect woman. the goddess. Goldie.
she says her name is Goldie

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notte torrida da inferno.
una lurida stanza, in un lurido angolo di una lurida città.
poso gli occhi su una dea.
dice che mi vuole.
non sprecherò un secondo di più a chiedermi da quanto è che sono così fortunato.
profuma, come profumano gli angeli.
la donna perfetta. la dea. Goldie.
dice di chiamarsi Goldie.

tre ore dopo mi sento la testa di svariate taglie più grossa.
una morsa gelida alla bocca dello stomaco e capisco che Goldie è morta. non un segno addosso.
bisognerebbe tastarle il polso o notare che quei seni perfetti non si muovono come dovrebbero, come se respirasse.
è stata uccisa ed io ero qui quando è successo. accanto a lei.
ubriaco fradicio come lei. dannazione Goldie.
chi eri, a parte un angelo misericordioso che ha donato a un perdente come me la notte della sua vita e non certo per la sua bella faccia? allora perché quello squallido locale? perché quella gentilezza, Goldie?
sbirri. la dice lunga il fatto che arrivino quando nessuno oltre a me e l’assassino può sapere dell’omicidio.
non c’è motivo di agire in silenzio.

non c’è motivo di agire se non a modo mio.

highway star

weeell, you know you make me wanna (shout!)… throw my hand up (shout!) kick my heels back (shout!)… throw my head back (shout!)… come on now (shout!)… don’t forget to say you will (shout!)… don’t forget to say ehy ehy ehy ehy (say you will)…

ieri sera al concerto, siamo verso la fine. pochissimo pubblico, si suona per il puro gusto di suonare. già che siamo usciti, facciamo tutta la scaletta. grazie a quelli che c’erano:
nicolalauradavidelorenasoniachiarayleniaraffaelerobertamarcolaramissifratellodigiulio e a tutti gli altri pochi sconosciuti ma buoni. note finali si sta concludendo ‘shout!’. ci sono ancora tre pezzi prima di finire. il batterista fa un paio di rullate, poi inizia a battere sui tamburi in sedicesimi (spero si dica così, sono solo un fonico, non ne so di musica suonata io) insomma, ritmo sostenuto. … tutti, me compreso, si aspettano la rullata finale, a chiudere la canzone. tutti smettono di suonare in attesa dello stacco finale ma lui continua a battere ritmicamente sui tamburi. improvvisamente, il basso comincia con lo stesso veloce ritmo e la chitarra abbozza note che mi sembra di sapere. tutti si guardano. il batterista sorride beffardo, mio fratello alle tasterie comincia a fare sguardi come per dire ‘no ragazzi… no, calmi’… il chitarrista che chiede alla cantante: ‘te la ricordi?’… non l’hanno mai provata, si va di purissima improvvisazione!
stacco di batteriabassochitarratastiere. così comincia ‘highway star’ dei deep purple.

nobody gonna take my car I’m gonna race it to the ground, nobody gonna beat my car it’s gonna break the speed of sound, ooh it’s a killing machine it’s got everything, like a driving power big fat tyres and everything… I love it and I need it I bleed it yeah it’s a wild hurricane alright hold tight I’m a highway star…

abbiamo forse trovato con cosa sostituire ‘hit the road jack’… mio fratello che ancora un pò non ci crede, il chitarrista che a fine concerto arriva sorridente e dice: ‘non ho parole. ma una, che sia una. niente. non ho parole’ e ci beve su un chupito.

io una ce l’ho: spettacolare. e ci bevo su un chupito.

the letter

che mio fratello ci avesse perso la testa dovevo capirlo subito.

si è presentato al concerto di joe cocker con un’ora d’anticipo. io del resto ero già là. ma questa è una mia deformazione personale… un pò è colpa mia, ho sbagliato clamorosamente l’ora dell’appuntamento, ma tant’è, lui era lì cmq un’ora prima. e verso la fine del concerto, si alza dalla poltrona e mi chiede se per il bis andiamo sotto il palco. Sì, gli rispon..e già era in prima fila. e io un pò più dietro, non ho saputo fare meglio. complimenti per lo scatto, dopo passa a fare l’antidoping.

bel concerto, joe cocker live. grande musica di quella da ricordare.
la cosa bella però è stata anche un’altra. c’era mio fratello ma soprattutto c’erano i miei, mamma e papà. mai stati tutti assieme ad un concerto, non che io mi riesca a ricordare. già questo rendeva la serata assolutamente speciale. c’era un nostro amico di vicenza con sua madre e sua zia e c’era infine il bassista del ‘nostro’ gruppo splendidamente accompagnato. un variegato e simpatico gruppetto.

merito/colpa mia: ho preso io i biglietti, ho fatto io da collegamento x tutti, un’organizzazione come solo io so fare, dalla prenotazione, fino a stasera. vederci tutti qui, pronti per un gran concerto, un pò mi rende orgoglioso. e chi se ne frega se non mi piace come cantano le coriste. è un grande spettacolo, in tutti i sensi. conosco gran parte delle canzoni ma aspetto ‘the letter’, quella che mi piace di più. prime note, mio fratello è già esaltato da un bel pò. sabato prossimo la deve suonare lui, ad un ‘nostro’ concerto.

…give me a ticket for an airoplane
i ain’t got time to take no fast train
oh, the lonely days are gone
i’m coming home
my baby she wrote me a letter…

splendida. e adesso falla uguale, se ti riesce…

torno subito

qualche giorno fa ti sei chiesto che fine avesse fatto quel cantante,

era un pò che non si sentiva in giro. oggi, mentre sei in macchina, ascolti il suo nuovo singolo per radio, neanche a farlo apposta, esce proprio oggi. ascolti la canzone, ascolti il testo. sembra scritto proprio x te. e la giornata non è più la stessa.

cerco il caffè alla mattina sennò il cervello nn si avvia
cerco una t-shirt che adoro e che non ricordo dove sia
e cerco sempre dei consigli utili
e cerco delle storie in cui vincono gli umili
cerco un’america che forse non c’è nemmeno più
cerco un nastro d’asfalto che corre dritto verso il blu
e cerco le risposte che non troverò
le cerco perchè l’importante è il viaggio, non dove andrò
cerco le emozioni nuove che ha da offrire la mia età
cerco tutto ciò che sa di vento, di oceano e libertà
e cerco di imparare quello che non so
io cerco e anche se non capisco, prima o poi capirò
cerco un giro in moto con due amici e poi quattro chiacchiere
cerco un paio di birre ed un racconto che faccia ridere
e cerco una canzone per poi scriverla
la cerco e anche se non la trovo, prima o poi mi verrà

torno subito, resto ancora un attimo
devo dare un’altra occhiata al mondo, poi tornerò
torno subito, resto fuori ancora un pò
devo dare un’altra occhiata al volo, poi tornerò

vieni con me, vieni con me, ti va??

‘proud mary’

giornata di km, di incontri, di tempi.

accendo la radio in macchina e il lettore mp3
suona ‘proud mary’, tina turner live.

ieri, giornata da a_ in stand-by a milano,
stamattina sono ripartito, destinazione genova.
kilometri, musica blues, sole timido.
‘big wheel keep on turning…’
sono padrone di me, della mia strada,
dei miei tempi. calma, tutto con calma.
rilassante, quasi terapeutico.

un pranzo in amicizia, sole che scalda,
poi riparto. di nuovo ‘proud mary’…
ritrovo a_ al casello dell’autostrada.
neanche ci fossimo messi d’accordo.
d’ora in poi proseguiremo insieme e nel viaggio
ritroveremo t_ e altre graditissime amicizie.
destinazione capodanno.

calma, senza correre. padrone dei tempi. tutto perfetto.
e ogni volta che riparto, quella strana, assurda sensazione
di aver dimenticato qualche piccola, importantissima cosa.

buon anno.

soundcheck

ultimamente mi sono reinventato mixerista del gruppo di mio fratello,

che aveva bisogno di qualcuno che durante i concerti stesse al mixer per controllo e regolazioni volumi. me l’hanno chiesto e ho imparato, provato e fatto le prime ‘uscite’. ieri sera c’era il ‘mio terzo concerto’.

il primo è stato in un mega-locale vicentino ed ero molto nerovso. il soundcheck, ovvero il controllo dei volumi prima dell’esibizione, l’ha tecnicamente fatto mio fratello. io guardavo e ‘imparavo’. nella seconda uscita invece il soundcheck proprio non è stato fatto. sono andato un pò a ‘sentimento’… in pratica due ore di regolazioni e bestemmie.

ieri sera abbiamo avuto il tempo per fare il soundcheck. benissimo, si regolano già i volumi, così all’inizio del concerto vero e proprio siamo pronti. tutto ok, ottimo lavoro, ottime sonorità. sono tranquillo. concentrato, ma tranquillo. inizia il concerto. i suoni provati un’ora prima non vanno più bene. manca volume alle tastiere, voce del coro troppo potente e bassa quella della cantante. riverberi da rivedere. ‘fanculo il soundcheck, sto correggendo tutto, abbiate fede. sono concentrato ma un pò meno tranquillo.

parte la seconda canzone. sto recuperando, va quasi tutto bene ora. terza canzone, ‘tutto ok’, mi ‘mimano’ dal palco. parte la quarta canzone. guardo mio fratello che mi fa capire che ora è tutto ok. lascio quindi la mia postazione e vado tra il pubblico. si sente perfettamente. ritorno al mixer, tranquillo. concentrato, ma tranquillo.

senza altri patemi si arriva quasi alla fine. mio fratello presenta il gruppo e ringrazia pubblicamente il mixerista sottoscritto perchè, dice: ‘senza il quale i suoni sarebbero un pò decisamente peggiori’. non ha fatto il soundcheck all’italiano ma comunque grazie.

ultima canzone, ‘ain’t life grand’. e questa me la godo tutta.