si dice che lo spazio in cui si vive,
rifletta chi ci abita. il carattere, il periodo che sta passando e il suo modo di affrontare la vita. alcuni psicologi americani sostengono che il disordine e il caos influiscono negativamente sull’equilibrio psico-fisico, fanno perdere tempo e ‘assorbono’ energie. lo space clearing è l’arte di liberare lo spazio.
la prima regola è disfarsi di tutto ciò che non ci serve perchè lo stress è causato principalmente dalla disorganizzazione. eliminare il superfluo, il disordine: molti hanno problemi a conviverci e così gli oggetti si moltiplicano creando non solo disordine ma tenendoci legati al passato, impedendoci quindi di affrontare i cambiamenti. ogni volta che in casa entra un oggetto nuovo, è necessario liberarsi di uno vecchio. questa è una delle regole.
infatti quando mettiamo a posto un armadio, un cassetto o altro, in realtà stiamo facendo ordine dentro di noi. rimettere ordine nella propria vita significa eliminare il superfluo, quello che non serve più. questo è il clutter secondo lo space clearing.
è la filosofia del togliere invece che aggiungere, o comunque del ‘sostituire’, selezionare piuttosto che incrementare, fare con quello che c’è, con l’essenziale. QUALITA’ INVECE CHE QUANTITA’. hai mai fatto caso che quando sei in un periodo di cambiamento ti vien voglia anche di ‘rimettere’ a posto qualcosa in casa? di far spazio? ma alcune persone però fanno fatica ad eliminare il clutter.
perchè spesso l’oggetto è legato a ricordi, quindi alcune persone tengono tutto, dal biglietto del cinema che han visto con il primo amore ai biglietti di auguri di natale di anni fa. questa abitudine è legata al mantenere la propria identità, la propria storia personale. è come se si pensasse che eliminando queste cose venisse meno anche il legame con il passato, con le persone. riguardare le cose del passato rassicura e fa sentire bene. alcuni però ci portano a galla rimpianti, momenti amari, allora è meglio liberarsene senza esitazione perchè sono fonte di malinconia.
poi c’è la pigrizia, il principio di ‘rimandare a domani’. la scusa è che non ho tempo, o ho cose più urgenti da fare. spesso anche accumulare oggetti corrisponde a riempire non solo uno spazio esterno che altrimenti rimarrebbe vuoto ma anche a riempire un altro tipo di vuoto: il contatto con se stessi. è come alcune persone che abitano da sole e appena rientrano in casa accendono la radio o la tv per non sentire silenzio o quelle che vogliono essere sempre occupate in qualcosa da fare perchè il non fare nulla per un lasso di tempo li metterebbe di fronte alle loro ansie.
un altro motivo che impedisce di ‘togliere’ ed eliminare è che ‘forse un domani quella cosa potrebbe servire’. questo poteva valere per il passato, dove le possibilità erano poche ed era meglio ‘avere’ piuttosto che ‘non avere’. ma oggi, che tante, troppe cose, le puoi trovare a poco, pochissimo prezzo più o meno sotto casa, questo discorso non vale più così tanto.
sarà poi anche che in tempi di crisi e di ristrettezze economiche, si deve trovare una giustificazione al fatto di non potersi permettere tanta roba, quindi fa figo trovare una teoria che giustifica il poco, l’essenziale. ci sono comunque molti benefici nel fare spazio e ‘lasciar andare’ il vecchio per far posto al nuovo. in primis una casa più rilassante dove ogni cosa ha un posto e puoi trovarla facilmente, la sensazione di leggerezza quando ti guardi in giro e la sensazione di aver fatto qualcosa per migliorare il proprio spazio.
è quello che sto facendo e, maledizione, è vero.
