40anni

e serve pane e fortuna,

serve vino e coraggio 
soprattutto ci vogliono

buoni compagni di viaggio.

la puzza sotto il naso

avere un bed&breakfast è fantastico.

la varietà della razza umana che ti passa da casa è infinita.
le richieste, le informazioni, i mugugni a volte di persone chiaramente rompipalle sono all’ordine del giorno. e di rompipalle ce ne sono. i più onesti ti dicono in faccia quello che a loro non va. corretti. spaccaminchia, ma corretti. non mi va quello e te lo dico. e io ti rispondo: vai in albergo e spendi il triplo. oppure sotto un ponte. col Po ne abbiamo tanti qui.

altri non ti dicono nulla, salvo poi tornare a casa loro e scriverti per e-mail che non hanno gradito questo, quest’altro e quest’altro ancora. a quel punto già hanno pernottato, soprattutto già ti hanno pagato e già sono a casa. e tu gli rispondi che se me l’avessero detto subito noi avremmo fatto valere la promozione (inesistente) ‘soddisfatti o rimborsati’. ma che sfiga, hanno perso l’occasione.

c’è poi chi chiama soprattutto per sapere quanto costa. tu gli dici il prezzo, che sai essere il più basso di tutta la provincia, e loro ti rispondono che ci devono ancora pensare. stai cercando prezzi più bassi, vecchio bastardo. lo so, perchè io di bed&breakfast ne ho due e finita la telefonta col primo in cui dico che ho posto, poi chiamano l’altro. e rispondo sempre io e li sgamo. poi richiamano il primo b&b. hanno deciso. e io non ho più posto. divertentissimo.

ma quelli che mi fanno più incazzare, sono quelli che nascondono le loro lamentele dietro altre persone: al mio fidanzato non piace, alla mia ragazza non va bene, mia moglie non gradisce, mio marito non prende sonno, mio padre ha lavorato una vita, mia sorella incontinente, la mamma maiala. codardi.

e tra questi codardi, i più vigliacchi sono quelli che danno la colpa ai figli.
vi prego, accompagnateci voi in città che mio figlio soffre la macchina. e con cosa credi che ti accompagno io? col monopattino? e poi se sei arrivato da napoli, ti ci hanno lanciato con la fionda o vi siete fatti spedire in scatole con corriere espresso? l’ho visto il tuo mercedes, hai paura che te lo freghino, eh?! dimmi piuttosto che non hai voglia di guidare, che male c’è?

e poi dicono che odio il genere umano, che sono un misantropo di merda…

indeterminato (quasi) responsabile

dunque, ci sono:

un algerino, un nigeriano, un tennista, un geometra, un (quasi) pensionato ed un (quasi) responsabile di magazzino che… sembra l’inizio di una barzelletta ed invece è il gruppo con cui lavoro. è il ‘mio’ team e il (quasi) responsabile, pare, sia io… siamo messi bene.

ma sto prendendo sempre più confidenza con il mio nuovo lavoro e ormai mi sto facendo conoscere dai miei colleghi. e questo non so quanto sia un bene. comunque hanno già capito che tipo sono e ribadisco che non so se questo sia un bene.

rimpiango certe ‘compagnie’ e certe ‘uscite’,
cioè metafore ed imprecazioni non propriamente di classe. anche se un pò me le sto portando con me, come gli insegnamenti del Ciano sia per quanto riguarda il carrello elevatore sia per l’assurdo ed incomprensibile modo di comunicare con chi proprio non parla la mia lingua: è proprio vero che gesti e dialetto mantovano aiutano tantissimo. aveva dannatamente ragione lui.

anche se non sono più davanti ad un pc,
diciamo che mi sto divertendo abbastanza. faccio decisamente più movimento, cala la pancetta da (ex) cassaintegrato e sono (quasi) autorizzato a dare ordini. mi manca il potere di vita e di morte, e per certe persone servirebbe proprio, ma questo è tutto un altro discorso.

internet ora me lo porto sul cellulare.
so che è una cosa di cui NON andare fieri ma fino ad ora non avevo bisogno di avere sempre ovunque connessione sul telefonino. ora le cose sono cambiate. fino a qualche tempo fa il cellulare, durante il nuovo lavoro, neanche lo tenevo con me, molto furbescamente per farmi vedere volenteroso e ligio al dovere. lo so, fa ridere. ora che sono (quasi) responsabile DEVO avere il mio, dato che non me ne danno uno aziendale. e va bene così, tengo il mio con internet. non si avvera la profezia di chi disse: “tempo due mesi e avrai un computer”, però ci vado piuttosto vicino. stavolta la ‘mission’ era davvero ‘impossible’ ma facciamo di necessità virtù.

e dopo un periodo di levatacce alle 5 o di rientri alle 22 causa turni (che comunque mi lasciavano sempre mezza giornata piena di cazzi miei), ora faccio il famigerato ed ambitissimo ‘turno centrale’, con funzioni sì operative ma anche di controllo e di organizzazione del lavoro a cavallo dei due turni, cioè dalle 8 alle 16. mi tocca saltare il pranzo, ma lavorando in una azienda alimentare che produce schiacciatine, entro a far parte della ‘snack generation’: nel concreto, mi basta passare vicino alla linea di produzione ed il gioco è fatto. comunque l’orario di lavoro è abbastanza valido per non svegliarsi troppo presto e per tornare a casa a giocare con la mia compagna e con mia figlia Rebecca, per lo meno da quando nascerà a metà novembre.

dato che sono uno sporco materialista,
e anche se tutti i soldi (e pure di più) li sto investendo nella nuova casa, non per ultimo direi che guadagno di più e spendo di meno per andare al lavoro perchè sono a 3 minuti da casa.

il tutto a tempo indeterminato.

tutto tutto niente niente

è sempre così.

facciamo un esempio, di pura fantasia.
stai tranquillamente in vacanza quando ti arriva una comunicazione che la tua azienda è fallita. in pratica, al netto degli sviluppi burocratici, sei senza lavoro. ti godi le vacanze, che forse sono le ultime serie per un pò, torni a casa e ti metti a cercare lavoro. i tempi di crisi sono maledetti e non trovi niente. mandi il curriculum a destra e a sinistra e niente.

intanto la tua vecchia azienda tenta di risollevarsi.
al netto delle sentenze dei tribunali, sei ancora senza lavoro. ma è sempre un esempio di pura fantasia. continui a fare domande di lavoro, qualcuno ti chiama anche per un colloquio ma alla fine tutto si chiude con il solito ‘le faremo sapere’.

poi all’improvviso metti che ti chiama un’azienda.
loro direttamente, niente agenzie di mezzo. ti parlano, ti spiegano, gli piace il tuo curriculum. azienda seria, da tanti anni sulla piazza. ti fanno andare un paio di giorni a vedere come è il lavoro. disponibilissimi e a pochi passi da casa tua che potresti andare a lavorare in bici, così ti cala la panzetta. ti offrono un posto di responsabilità, previo un periodo di ‘ambientamento’ a tempo determinato. e tu, per pura ipotesi, pensi che accetti anche quello perchè, al netto degli sviluppi del tuo vecchio lavoro, non hai scelta.

poi, come d’incanto, la tua vecchia azienda si risolleva.
con abili escamotage finanziari, con la perseveranza dei vecchi titolari, con l’aiuto di nuovi soci, si ritorna in pista. ti offrono di continuare a lavorare, di essere ‘riassorbito’. stesse condizioni, stesse mansioni, stesso stipendio, stesso tutto. a 25 km da casa, ma l’ha fatto per tanti anni perchè non continuare a farlo, pensi.

e in pochi giorni devi decidere del tuo futuro.
è anche il tuo compleanno e lo passi sereno, senza dubbi per la testa. ma questi sono solo esempi di fantasia, nella realtà queste cose non succedono, è impensabile davvero che dopo sei mesi di inattività e con tutta la crisi e i disoccupati che ci sono oggi tu possa scegliere tra ben due lavori, senza contare che se volessi potresti aprire anche una (altra) tua piccola attività, di albergatore, per esempio.

pura fantasia. e poi dicono che c’è crisi.

curriculum vitae

…ma non è tanto la notizia arrivata durante le vacanze.

è la notizia arrivata di per se.
che l’azienda in cui lavoro (…lavoravo?) fosse messa male lo si sapeva, da qualche anno. però era sempre riuscita a stare in piedi. quindi se il fallimento può essere oggettivamente lecito, più strana suona la tempistica, improvvisa, troppo improvvisa per essere davvero normale. ma ricevere la notizia che la tua azienda è fallita 3 giorni dopo che sei arrivato in campeggio per le tue strameritate ferie può abbattere.

mi sono trovato di fronte ad una scelta:
preoccuparmi, straziarmi, disperarmi perchè verosimilmente non avevo più un lavoro oppure sbattermene altamente il cazzo e godermi quelle tre settimane di fidanzata, sole, oceano, campeggio, surf. poi il mio rinomato cinismo e la mia alta formazione alla ‘scuola-genova’, dato che il campeggio era già tutto pagato, mi hanno fatto propendere decisamente per la seconda ipotesi.

poi non voglio stare qui a sindacare chi,
come, cosa, dove e soprattutto perchè. lo stato dei fatti è che questo fallimento impone una svolta, per tanti motivi. in effetti, da qualche mese a questa parte la mia vita è stata tutta una svolta (positiva), direi che mancava solo il cambio di lavoro. che non mi sarei mai sognato di abbandonare il mio posto li dentro, ma tant’è.

quindi aggiorniamo il curriculum vitae e mettiamoci in cerca.
è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che trovare un buon lavoro, oggi. se poi consideri che il suddetto cammello si è letteralmente rotto il cazzo di passare per quella stramaledetta cruna dell’ago, abbiamo tutti ben chiara qual’è la situazione. fortunatamente ho qualche buon contatto da sfruttare, che non è detto voglia dire che ho già il lavoro pronto, ma è un buon punto di partenza per non partire proprio alla cieca.

risolto questo problema,
che non è detto che si risolva subito, anzi, fra meno di un anno ce ne sarà da risolvere un altro. meno male che la storia della casa l’abbiamo già risolta, anche se un pò di riffa e di raffa. a quel punto, forse, potremmo dare vita a qualche altro progetto, un pò più in grande. sempre che le situazioni lavoro non si sistemino abbondantemente prima…

…anche se nessuno assume al momento,
anche se è tutto fermo, l’azione al momento è farsi conoscere. sono bravo, intelligente, qualcuno dice non bello ma costo relativamente poco, non sporco e, se sporco, lo faccio nelle apposite toilettes.

ma questo mi sa che sul curriculum non lo scrivo.

storia di una squadra che segnò nella sua porta

27 gennaio 1994.

si gioca l’ultima e decisiva gara del gruppo 1 delle qualificazioni alla Shell Cup (il torneo delle nazionali caraibiche). le Barbados per qualificarsi devono assolutamente vincere con almeno 2 reti di scarto contro Grenada. sono gli ultimi istanti di gioco ed il punteggio è fissato sul 2-2: logico attendersi di vedere sotto assedio la porta di Grenada. meno logico è rendersi conto che a cercare di segnare siano gli stessi giocatori di Grenada e a difendere la porta avversaria siano i giocatori delle Barbados, che apparentemente dovrebbero cercare la vittoria. l’allenatore di Grenada a fine gara in effetti parla di “madhouse” [manicomio]: ma è stata effettivamente solo una follia?

andiamo con ordine.
per i gironi eliminatori, giocati con gare di sola andata ospitati da una delle contendenti, non è previsto il pareggio: se al 90’ le due squadre sono in parità, si disputano i supplementari ed eventualmente i rigori. in quest’ultimo caso, entrambe le squadre hanno un punto a testa. dove sta il vantaggio a vincere ai rigori, allora? nel totale delle reti: chi vince ai rigori si vede assegnata una rete supplementare a quelle realmente segnate nella gara. analogamente, chi perde si vede assegnare una rete supplementare a quelle effettivamente subite. ma tale regola è estesa anche al caso in cui una squadra vinca ai supplementari, creando già così un’assurda discrepanza. esempio: vincere 1-0 al 90’ porta 3 punti e +1 in differenza reti, vincere 1-0 dopo i supplementari porta sempre 3 punti ma +2 in differenza reti! alla vigilia di Barbados-Grenada, quest’ultima guida la classifica con 3 punti e +2 in differenza reti, davanti a Puerto Rico a 3 punti ma a -1 nel computo reti. le Barbados, a quota 0 e a -1 in differenza reti, devono quindi, come detto, vincere almeno 2-0, punteggio col quale si chiude il primo tempo.

all’83’ però Grenada segna il 2-1,
e per le Barbados la fase finale pare sfumare, finché all’87’ Sealy ha il colpo di genio. si porta in area piccola ed inizia a scambiarsi il pallone col proprio portiere Stoute, finché a sorpresa lo calcia in rete per un apparentemente folle 2-2. ma Sealy ha fatto bene i suoi conti e giocato un po’ d’azzardo con questo ragionamento: “col 2-1 non si passa e difficilmente in così poco tempo riusciremo a segnare il 3-1. a questo punto mi conviene fare autogol, pareggiare al 90’ per 2-2 e andare ai supplementari, sperando di segnare lì la terza rete. il 3-2 così diventerà 4-2, ovvero quella vittoria per 2 gol di scarto che ci serve. fra l’altro non corro alcun rischio di pareggio nei supplementari, giacché c’è il golden goal, ed appena uno segna la gara s’interrompe”.

i giocatori di Grenada ci mettono un po’ a rendersi conto
che quel pareggio regalato potrebbe rivelarsi a loro controproducente ma appena traggono le stesse conclusioni di Sealy, cercano di rendere pan per focaccia. ovvero di segnarsi apposta il 3-2 e di perdere di misura al 90’. da qui l’incredibile epilogo di circa 5 minuti, dove i giocatori di Grenada tentano disperatamente di bucare la propria rete, col loro portiere teso invano a farsi passare il pallone fra le gambe e/o a non abbozzare il minimo intervento, e quelli delle Barbados a difendere il pareggio sia nella porta avversaria che nella loro. il giochino paga alla fine: la gara termina 2-2 e al 4’ del primo tempo supplementare Thorne segna il 3-2 che vale come un 4-2. Clarkson, il ct di Grenada, parla a fine gara apertamente di raggiro, candidando al manicomio gli inventori di questa regola assurda. ma deve subire la beffa:

la partita è omologata e le Barbados si qualificano.

paradossi lavorativi

nuova mansione per il sottoscritto in azienda.

addio al magazzino, addio alle quotidiane imprecazioni di luciano.
devo ancora capire se la nuova mansione mi piace o no, è faticosamente interessante, ma non importa: mi pagano e lo faccio al mio meglio, come sempre. quello che devo fare sono le istruzioni di lavoro della linea produttiva ovvero fotografare e redigere i vari passaggi di assemblaggio della macchina.

quello che è veramente divertente è che, nello specifico,
io non è che ne so molto di assemblaggi da un punto di vista tecnico, quindi la cosa si svolge così: vado dall’operaio in quel determinato punto della linea, mi presento, cerco confidenza spiegandogli cosa sto facendo. fortunatamente lavoro con ottime persone e fino ad ora ho incontrato moltissima disponibilità. passaggio per passaggio, mi spiegano come fanno ad assemblare il particolare di loro competenza. nel mentre, io fotografo e prendo appunti, chiedo se ho dei dubbi, mi rispondono. torno in ufficio e metto gli appunti in bella, corredati di foto esplicative. le schede poi andranno in linea nelle varie postazioni come istruzioni di lavoro.

in pratica:
gli operai mi spiegano come si fa la macchina per farmi fare le istruzioni di lavoro che io darò agli operai per insegnare loro come si fa la macchina. e qualcuno oggi mi ha scherzosamente chiamato “il paparazzo della linea di produzione”.

paradossi lavorativi a bestia.