sunglasses

quando nel millenovecentonovantanove mi operarono agli occhi,

il primo acquisto post-operazione fu un paio di occhiali da sole coi controcazzi.
della Police, lenti schermate polarizzate antiraggi uva, uvb, usb, iva, ova, asa, anas, atma. non importava il prezzo, li spendevo volentieri, anche perchè credo me li abbia regalati mia madre. finalmente, dopo anni di occhiali da vista e mascherine da applicarci su, avevo occhiali solamente da sole, ‘fanculo la mia ex-miopia e tutto il resto.

poi è capitato che ho preso la moto
e ho dovuto prendere un secondo paio di occhiali con le stanghette flessibili da poter mettere con il casco in testa senza che mi entrassero nel cranio. che poi in seguito ho preso un altro casco con la mascherina da sole integrata e allora questo secondo paio di occhiali l’ho lasciato lì fermo con il pensiero di razionalizzare: quando mi si sarebbero rotti quelli della Police, avevo già un altro paio senza doverlo comprare.

il primo paio è durato tredici anni.
gliene ho fatto di ogni: persi, ritrovati, svitati, riavvitati, schiacciati, riaggiustati. le sedi delle viti erano storte, ogni tanto mi saltava via una lente all’improvviso. e il bello era prendere la piccola vite al volo, non la lente. però ormai avevano fatto il loro tempo: qualche graffio, qualche vite che non teneva più, una nuova estate da affrontare. s’è dovuta staccare l’ennesima vite per dire basta. e così, in un sabato tardo pomeriggio, con un sospiro e un ricordo di tredici splendidi anni vissuti insieme, gli occhiali hanno affrontato il loro ultimo viaggio.

a quel punto ho riesumato l’altro paio,
sarebbero stati loro i titolari, da oggi in poi. se non fosse che forse fa ancora un pò freschetto di notte e io gli ho lasciati in macchina, fatto sta che, appena messi per affrontare la nuova avventura, la plastica indurita dal freddo ha fatto CRACK. e in un lunedì di prima mattina, pensando già a dove andare a comprarne un paio di nuovi coi controcazzi, pensando ai tredici anni del primo paio contro i tre giorni del secondo, ho di nuovo buttato i miei occhiali da sole,

tra imprecazioni e maledizioni di sorta.

God save the Red Special

per me il festival di Sanremo di quest’anno potrebbe anche finire qui.

non mi vergogno certo di dire che sono uno che lo guarda,
nonostante la mia relativamente giovane età. è sempre musica, sono sempre canzoni, è sempre un evento di costume, un fenomeno che è sempre e comunque lo specchio del nostro paese. infatti solitamente tante cose non funzionano, tutti hanno qualcosa da dire o da criticare, tutti vorrebbero andare a cena e non solo con le vallette di turno, tutto va avanti fino alla fine, tutti a fare le foto con chi vince e a dire: l’avevo detto fin dall’inizio. e da lunedì tutti di nuovo a parlare di crisi.

dato che quest’anno le canzoni in gara non mi esaltano un granchè,
direi che per me il festival inizia con il vestito da “pago volentieri il canone Rai” di Belen e tutta la filosofica discussione facebookiana se avesse o no gli slip…

…fino ad arrivare a ieri sera,
quando Sanremo ha ritrovato la musica, la grande musica. dopo le polemiche e le critiche ‘celentaniane’ (di cui io condivido i contenuti ma non la forma), finalmente il Festival ha preso il volo, grazie a ospiti stranieri che ci volevano davvero, ed è sembrato davvero un evento internazionale. sì, servivano proprio Macy Gray “valletta” di una Loredana Berté emozionante mentre interpreta “Almeno tu nell’universo” della sorella Mia e serviva una Noa praticamente perfetta con Eugenio Finardi.

serviva l’afflato extraterrestre di Patti Smith, la Sacerdotessa del Rock,
e poi ‘lei’, la Red Special, la chitarra che usa una monetina da 6 pence come plettro e un Brian May che, nonostante i capelli ormai grigi, la zampina è sempre ottima, scrive mio fratello un minuto dopo l’esibizione. io sapevo ed ero pronto in prima fila, ma è incredibile come, anche chi non sapeva di tutto questo, ci capiti davanti per caso e in una spazzolata di canali inizia proprio da qui, quasi inconsciamente richiamato dal suono di questa emozione…

 

la Red Special
fu costruita nel 1963 da Brian e da suo padre, ingegnere appassionato di modellismo. il nome deriva dalla colorazione rossastra del mogano e dall’unicità dello strumento. il suo suono è inconfondibile, abbastanza cupo e profondo, aggressivo ed autorevole. suonata sempre da una moneta da 6 pence come plettro, scelta per il suo profilo caratteristico e l’attacco particolarissimo conferito alle note, permette la creazione di effetti sonori molto particolari variando leggermente inclinazione e la forza sulle corde. solo nei casi in cui sia necessario un suono dotato di minore attacco e tendenzialmente più morbido, Brian suona utilizzando il dito indice per pizzicare le corde al posto del plettro.

alcuni amici di Brian la chiamarono “the Fireplace” in quanto il manico della chitarra fu costruito usando la cornice in mogano di un vecchio caminetto. da allora ha accompagnato l’intera carriera musicale di Brian May, divenendo un marchio di fabbrica sia per i QUEEN che per Brian.

per me Sanremo duemiladodici può pure finire qui, che sono contento.

iixii

i giorni indimenticabili della vita di un uomo
sono cinque o sei in tutto. gli altri fanno solo volume.

mai frase fu più vera.
odio ammetterlo, ma mia madre ha sempre avuto ragione: quando trovi quella giusta e al momento giusto, ci metterai tre secondi ad andare a vivere fuori di casa. detto, fatto. undici gennaio duemiladodici, esco ufficialmente di casa per andare a convivere. ok, la casa è burocraticamente sua, piccola, ma molto carina ed accogliente. ed è quello che serve, al momento. poi chissà.

mio fratello si è commoventemente offerto per aiutarmi a fare trasloco. forse si è abituato troppo alla sua grande cabina-armadio, non credo si ricordi bene quanto piccolo ed essenziale sia il mio guardaroba: c’ho messo più tempo a portare dvd e cd che non i vestiti. la moglie di mio fratello, invece, ha preso la cosa dal punto di vista filosofico, approvando il tutto ma sostenendo che per me non doveva essere poi così traumatico, a ben vedere e conoscendo il ritmo delle mie giornate, cambiava solamente la persona che mi lavava e stirava calzini e mutande, e uniamo anche la diversa dislocazione geografica delle stesse. sappiamo tutti benissimo che non è solo questo ma, come sempre, buttarla sul ridere fa sempre bene a tutti.

qualcuno si è addirittura sbilanciato parlando di matrimonio, dichiarando successivamente che non era tanto per l’evento in sè che non gliene poteva fregare de’meno, quanto perchè aveva solamente voglia di farmi la festa di addio al celibato. ritengo per farmele pagare tutte insieme e con gli interessi. e a tal proposito, proprio ieri ho fissato alcuni imprescindibili paletti con quello che so sarà il mio Reverendo organizzatore di tale festa di addio al celibato, quando sarà, se sarà… non so perchè, ma ho come sentore di aver fatto bene a mettere le mani avanti.

qualcuno alla mia età fu crocefisso, ma credo questa sia una metafora leggermente fuori luogo anche perchè il copyright di divinità che cammina sulle acque spetta ad altri di diritto. Infine, si dice che sulla base di interpretazioni della profezia dei Maya, sono stati formulati DUE diversi scenari sulla corrispondenza di questo anno così speciale, ed entrambi possono definirsi apocalittici: o con eventi quali la fine del mondo oppure con trasformazioni radicali del mondo stesso,

come l’inizio dell’era dell’Acquario.

l’anno che verrà

caro amico ti scrivo,

così mi distraggo un pò e siccome sei molto lontano più forte ti scriverò. sarà un anno diverso. decisamente. un anno in cui ci vorrà fortuna ma soprattutto tanta tanta energia, come dice mia madre. sono pronto. i maya dicono che nel 2012 ci sarà la fine del mondo. sfatiamo un mito: è solo la fine di un’era. grandi stravolgimenti. ed io non voglio farmi cogliere impreparato, anch’io darò il mio piccolo contributo di stravolgimento.

l’anno che sta arrivando tra un anno passerà
io mi sto preparando è questa la novità…
scrivo di fretta, tra viaggi in arrivo e spostamenti decisamente più impegnativi, del resto quando le cose vanno bene si scrive di meno. è la regola di ogni buon quadernino, vero amico mio?! buoni propositi per l’anno che verrà?

uno solo, molto grosso.

‘sculta al vent

polenta e gallina fredda e un fantasma sulla veranda

barbera come petrolio e anche la luna mi sembra che sbanda
sedia che fa rumore e bocca aperta che non dice niente,
solo la radio graffia l’aria e i pensieri fanno un gran casino
e non è vero che nel silenzio dorme solo la malinconia,
non è vero che un toscanello non è capace di fare una poesia,
in questa stanza senza orologi balla la fata e balla la strega
in questo posto senza la luce che dice tutto è solo l’ombra

e la candela non sta mai ferma, si muove come la memoria
e anche il ragno sulla balaustra ricama il quadro della sua storia
la ragnatela dei miei pensieri prende tutto quello che arriva qua
ma tante volte ha troppi buchi ed è tutta da rammendare
la finestra sbatte le ali, ma lo sa che non può andar via
e le stelle hanno la faccia lucida come gli occhi della nostalgia
in questa stanza senza nessuno, guardo lontano e mi vedo in faccia
in questa stanza di un altro tempo, i miei fantasmi lasciano la traccia…

ascolta il vento che picchia alla porta
ha in testa una nuvola e in braccio una sporta
dice che ha dentro dei bei regali
mi sa che sono i soliti temporali…
ascolta gli spiriti e ascolta i folletti
che si arrampicano sul muro e saltan fuori dai cassetti
hanno su i vestiti di quand’ero piccolino

vanno e vengono con il bicchiere del vino…

…e tre

…e anche il teo è andato. in bocca al lupo ragazzi!!!

brava cristina, ce l’hai fatta.
è stato tutto perfetto, dalla cerimonia in chiesta, veramente fresca e carina, al ricevimento: ottimo cibo all’inizio, grandi danze scatenate dopo. il tutto sostenuto dall’alcool, che aiuta all’abbisogna.

poco importa se alla fine voi non sapevate come tornare a casa,
poco importa se avete rischiato di passare la prima notte su un marciapiede, col teo scalzo e ubriaco (neanche tu eri proprio sanissima) e senza soldi per pagare il taxi di fortuna… poco importa se il bagnino voleva assolutamente che ci bagnassimo i capelli per entrare in piscina, pena la morte o altre cose brutte… e molto importa che, a fatica, qualche buon colpo a beach volley sono anche capace di farlo…

la regola di “un anno ciascuno” è stata rispettata: 2009-gallo, 2010-lory, 2011-teo. i pronostici sull’ordine sono stati sbagliati, la cadenza annuale no… rimaniamo io, il curzo e l’ire.

ritornando alla festa, scusate se con il curzo abbiamo organizzato approssimativamente qualche gioco, poteva andarvi ben peggio, lo sapete. perdonateci anche il fischietto: era per te cristina, avresti trovato il modo migliore per usarlo se matteo in un tempo record non se ne fosse appropriato. e quando il tuo fastidioso e dispettoso marito me l’ha fischiato fortissimo nelle orecchie e subito dopo mi ha detto: “diventi vecchio, farmi avere un fastidiosissimo fischietto è un errore che in passato non avresti mai commesso!”, scusa cri se ti ho preso la mano e mostrandogli l’anello gli ho risposto:

“neanche tu questo!”…

carta, calamaio e penna…

======================================================================

Totò, Peppino e la Malafemmina

“Signorina
veniamo noi con questa mia addirvi una parola che scusate se sono poche ma sette cento mila lire; noi ci fanno specie che questanno c’è stato una grande morìa delle vacche come voi ben sapete.: questa moneta servono a che voi vi consolate dai dispiacere che avreta perché dovete lasciare nostro nipote che gli zii che siamo noi medesimo di persona vi mandano questo perché il giovanotto è studente che studia che si deve prendere una laura che deve tenere la testa al solito posto cioè sul collo.; Salutandovi indistintamente i fratelli Caponi (che siamo noi i Fratelli Caponi)”

======================================================================

Non ci resta che piangere

“Frittole, estate quasi 1500.
Santissimo Savonarola, come sei bello, quanto ci piaci a noi due! Scusa le volgarità eventuali. Santissimo, potresti lasciar vivere Vitellozzo, se puoi, eh…? Savonarola, che c’è? E che è? Oh… Diamoci una calmata, eh, oh… e che è? Qua pare che ogni cosa, ogni cosa uno non si può muovere che questo e quello, e pure per te. Oh. Noi siamo due personcine perbene che non facciamo male a nessuno, che non farebbero male nemmeno a una mosca, figuriamoci a un santone come te. Anzi, no, no, anzi, varrai più di una mosca.
Noi ti salutiamo con la nostra faccia sotto i tuoi piedi, senza chiederti nemmeno di stare fermo, puoi muoverti quanto ti pare e piace e noi zitti sotto. Scusa per il paragone tra la mosca e il frate, non volevamo minimamente offendere. I tuoi peccatori di prima, con la faccia dove sappiamo, sempre zitti, sotto.”

======================================================================

Femmine contro Maschi

“Cara Giada,
quando ti vedo mi batte forte il cuore, comincio a sudare, mi viene il fiatone, c’ho le gambe pesanti, che non è perchè ho giocato a pallone che è uno sport nobile e che voi femmine non ne capite niente di pallone come non ne capite niente di figurine e di Fantacalcio e di musica, che voi solo Sanremo vi potete vedere. Noi maschi c’abbiamo tante passioni ma questo non significa che non ti voglio bene, anzi con te vorrei fare una carrettata di figli, anche unidici tutti maschi, ma non ora, dopo. Così non mi puoi accusare che non ti dedico tanto tempo. Questa lettera mi è venuta dal mio cuore e non mi ha aiutato nessuno, nè Rocco nè l’amico suo Michele e se vuoi li chiami che te lo possono confermare.”

======================================================================

quarti party & scene da un matrimonio

ADDIO AL CELIBATO MUSIC TOURGUARDA LE FOTO: CLICCA QUI

sabato 7 maggio, festa di addio al celibato di mio fratello che si sposa.
doveva essere a sorpresa, ma alcune difficoltà di organizzazione hanno fatto sì che la data fosse certa.
la data, non l’orario.

appuntamento davanti alla chiesa del suo paesello alle ore 7:30, munito di uno zaino con dentro un panino, un succo di frutta ed una mela. alle 9:00 ha mandato un sms chiedendo se poteva rientrare a casa.

i primi amici sono arrivati a casa sua verso le 11:30.

alle ore 15:00 è stato selvaggiamente bendato ed è stato caricato in auto. la destinazione doveva essergli ignota. a bardolino (lago di garda) tutto era tranquillo, nessuno sapeva cosa… chi stava arrivando.

parcheggiate le auto, il malcapitato fratello è stato vestito all’abbisogna: frac da direttore d’orchesta, custume da bagno, anfibi, parrucca da cherubino prima, successivamente cambiata con una da tokio hotel, che fa più fine. attrezzatura del quarti: leggìo per spartiti su cui era stata attaccata una bontempi a fiato, collegata invece che alla bocca ad una pompa gonfiacanotti. in pratica, il Maestro doveva pompare, suonare e cantare ai passanti molto snob della bardolino bene. tutto ciò con uno zainetto di legno contente una damigiana da 10litri contenente vino da offrire ai passanti. noi altri invece eravamo tutti con magliette rosse fatte fare apposta con la scritta quarti party addio al celibato music tour. dimenticavo il cappello per la questua delle offerte che mio fratello avrebbe dovuto chiedere per ottenere i soldi della cena.

dopo qualche primo passo di sistemazione di tutto l’ambaradan,
cioè suonare l’inno d’italia ad un ambulante di colore e l’unico frutto dell’amor è la banana ad una bancarella di frutta, siamo andati nel centro di bardolino, tra sguardi divertiti di persone con il senso dell’umorismo e occhiate schifate di vip snob del cazzo. noi del gruppo facevamo pubblicità in puro stile napoletano, incitando i presenti a richiedere una canzone al promesso sposo… canzoni a pagamento e abbracci gratis. i giovani li fermavamo noi, il nostro pubblico di maggioranza era composto da tedeschi oppure anziani e a volte queste due condizioni si manifestavano contemporaneamente.

tre i momenti topici: una ragazza, carina, nella piazza del paese ha chiesto una canzone dandoci ben 5euro di carta. secondo, il trenino turistico della visita di bardolino era pieno di gente di castelfranco veneto, potete immaginare quando, tra tutta la cosa delle canzoni, abbiamo anche offerto un goccio di prosecco. mio fratello, dalle canzoni, è passato a raccontare le barzellette, avanspettacolo puro. il terzo momento, cose che voi umani non potete nemmeno immaginare, è stata una barista da competizione che, sentendoci suonare e fare caciara, ci ha offerto un giro di shots di vodka alla menta, chiedendo prima una canzone, poi di fare la foto con il promesso sposo e scrivendogli il numero di cellulare sulla coscia con un pennarello. provocante quanto basta, tipo che tutti si sono poi avventati sulla coscia di mio fratello per copiarsi il numero.

comunque abbiamo raccolto 60euro in poco più di due ore.
all’addio al celibato di mio fratello mancava la cena.

a bardolino è stato ribendato,
perchè non sapeva dove l’avremmo portato. la destinazione era il medieval times, cena con le mani e spettacolo con scenografie medievali e mio fratello che era vestito come uno stalliere. quattro spalti attorno all’arena, ciascuno con un colore. quattro tifoserie e quattro cavalieri che si sfidano in un fintissimo torneo, incitati dalle rispettive tribune. chi faceva più casino faceva vincere il suo cavaliere. capite bene che noi, esaltati dalla giornata, non ci siamo certo tirati indietro.

i primi cori erano di carattere generale, urla scomposte e sbattimento di piatti di metallo sui tavoli, dato che era permesso. poi sono seguiti cori di incitamento a goffredo, il nostro cavaliere nel torneo: ‘gof-fre-do! gof-fre-do!’ una volta che abbiamo capito che il nostro tifo esagitato non sarebbe servito (perchè era chiaro che avrebbe vinto la squadra rossa incitata da un gruppo di teenagers che festeggiavano un compleanno) abbiamo cominciato ad inveire contro le altre tifoserie ‘solo la nebbia, avete solo la nebbia, solo la neeeebiaaaaa, avete solo la neeeeeebbiaaaaa….’ poi ci si è messo anche goffredo a perdere quasi volontariamente le prove, quindi i nostri cori si sono spostati su quello che doveva essere il nostro paladino: ‘paga da bere! goffredo paga da bere! paga da beeereeeee! goffredo paga da beeereee…’ l’abbiamo beccato che rideva invece di combattere per il suo pubblico e la bella principessa esmeralda. e gliele abbiamo ricantate all’uscita, quando i cavalieri si sono messi a salutare gli spettatori. e io alla fine non avevo più un filo di voce,

ma sono certo che il fratellino si sia divertito un mondo.

=============================================

SCENE DA UN MATRIMONIO

e così mio fratello ricky e lorena si sono sposati.

e, come ha profetizzato il teo bellini, “adesso sono cazzi vostri“. raccontare tutto il matrimonio è pressochè impossibile, un sabato intensissimo vissuto alla grande. andrò a spot, ad immagini.

venerdì sera io e il curzo arriviamo a casa di ricky. lui (ricky) è vestito da principe azzurro, i suoi amici lo stanno portando a fare la serenata alla sua bella. io non andrò con loro, sono reduce da malattia, devo stare riguardato. “già che stai in casa allora, recupera delle mutande degli sposi, ci servono per domani“, mi dicono di sfuggita. eseguo: appena la comitiva lascia l’abitazione, io e il curzo ci improvvisiamo ladri e cominciamo a fare bottino.

la mattina seguente, attendiamo trepidanti l’arrivo dell’ora in cui partire per andare in chiesa. ricky lo sposo in completo total-black, il curzo pure, con una piccola variante della camicia, color viola scuro. io abito grigio e camicia blu elettrico. sembrava un meeting mafioso.

partiamo da casa e il curzo sceglie la colonna sonora per la mezz’ora di strada che ci separa dalla chiesa: “…and now, the end is near, and so I face, the final curtain. my friend, I’ll say it clear, I’ll state my case, of which I’m certain. I’ve lived, a life that’s full, I’ve traveled each and every highway. and more, much more than this, I did it my way“. ricky lo guarda: “curzo, sei un genio“.

arriviamo a pochi passi dalla chiesa. ‘scapottiamo’ (l’auto del curzo è cabrio), ricky si mette alla guida. chiede una musica da ingresso trionfale nel vialetto della chiesa. non credo che thriller di michael jackson fosse quello che si immaginava…

cerimonia particolare, con sposi a fianco del prete, co-celebranti della messa e del matrimionio. i testimoni (tra cui io) pure sull’altare. prete di colore, simpaticissimo. alla benedizione degli anelli, il parroco regala agli sposi un cero e un bibbia. consegna a me il cero, mi dice di accenderlo e di consegnarlo agli sposi. consegna la bibbia all’altra testimone e le dice di darla agli sposi, ma senza accenderla col fuoco. risate generali. e intanto il coro gospel rende tutto meravigliosamente ritmato e vivo.

pranzo di nozze, in un posto sperduto in mezzo ai monti berici, ma assolutamente magnifico. i tavoli sono contrassegnati con i nomi di nani: pericolo, frivolo, mestolo, jesolo, grandangolo, vandalo… io ero nel tavolo vandalo, e non poteva essere diversamente. su ogni tavolo c’è davvero un nano da giardino, con il cartello col relativo nome. quello degli sposi si chiama ergastolo. a fine pranzo, i nani erano tutti spariti, gli invitati se li sono fottuti. io ho in casa vandalo. senza dire niente e con la complicità di mio padre, mia madre si è rubata mestolo.

i membri del coro gospel, ogni volta che i camerieri servivano una portata, facevano partire la musica del ‘pranzo è servito‘. e poi hanno organizzato scherzi e giochi in stile “giochi senza frontiere“. emblematica la faccia degli sposi quando ha visto a cosa servivano le mutante che gli avevamo rubato la sera prima. qualche spia ha detto che ero stato io, penso che prima o poi me la faranno pagare.

verso sera è cominciato il concerto del teo bellini. e qui non aggiungo altro: due ore di estasi musicale! grazie ancora!

regalo degli sposi ai genitori e ai testimoni: smartbox. weekend pagato ‘a tema’. non so agli altri, ma ai miei hanno regalato il weekend del gusto: pernottamento e degustazioni in una località tra le tantissime prosposte. per me invece hanno scelto il pacchetto ‘adrenalina‘. weekend pagato a fare un’attività sportiva a scelta tra (leggete bene!!): parapendio, airboard, sci, snowboard, rafting, rally su strada, rally su neve e ghiaccio, bunjee jumping, hydrospeed, bob su pista, guida su pista di una ferrari, lamborghini o porsche, sci nautico, trial, arrampicata, softair, paracadutismo, volo in elicottero, volo in mongolfiera, viaggio e guida in barca a vela, donwhill, deltaplano, kitesurf, surf, immersione, speleologia, wakeboard, quad… giuro che non so cosa scegliere…

finale di giornata: i membri del coro hanno acceso delle lanterne volanti, una specie di minimongolfiere da far volare nel cielo. peccato che una, col fuoco ancora acceso, si sia impigliata in mezzo agli alberi della zona. a momenti rischiamo di dare fuoco a mezza montagna.

all’arrivo degli sposi al ristorante, il capo-cameriere, in divisa impeccabile, busto eretto, vassoio con spumante e salvietta al braccio, ha detto agli sposi, con voce impostata, di non farsi problemi e di chiedere a lui in caso di necessità. a fine giornata, lo stesso cameriere ha abbracciato mio fratello concludendo con un eloquentissimo: “cazzo ricky, ma che figata di matrimonio!!

tutto il resto, nelle milioni di foto fatte e nei nostri ricordi.
per sempre.

in tutto venti minuti

dammi cinque minuti e chissà, chissà se ti piacerò…

dammi cinque minuti e nel tuo cuore non credo che entrerò
non è facile stupirti e tu sei così esigente
che non ti accontenti no, si vede lo so,
se mi dai cinque minuti non credo che ti conquisterò…
dammi dieci minuti e forse ti incuriosirò
dammi dieci minuti e vedrai ti meraviglierò
sono timido però so far ridere se voglio
e non sono male no, sono un tipo lo so…
se mi dai dieci minuti un amico almeno io sarò

dai, dammi venti minuti, dammi una possibilità
una bibita o un caffè, una cosa in piedi al bar
e ti parlerò di me, tu mi parlerai di te,
sai a volte basta niente, uno sguardo o chissà che…
in tutto venti minuti e forse tu verrai via con me…

e se ogni cosa ha il suo tempo trova il tempo per me
ho bisogno d’amore e di affetto perchè
non so stare da solo, forse sono un bambino,
ma per questo ti voglio, voglio averti vicino
e se ogni cosa ha il suo posto trova il posto per me
nel tuo armadio o sotto il letto, che sia li con te
ti conosco da adesso ma ti cerco da sempre
c’eravamo già incontrati ma però non è importante…
e dammi tutta la vita, dammi quello che vuoi
dammi tutto il tuo amore, non lasciarmi mai
non so stare da solo forse è nel mio destino
ma per questo ti voglio, voglio averti vicino
tu dammi ancora un minuto e chissà, chissà se ti piacerò…
ma tu pensaci bene e pensaci prima di dirmi no,

in tutto venti minuti e forse tu verrai via con me.

attenti al cane

a mantova c’è un canile, situato in un grande parco.

è gestito da persone molto valide, è tutto in ordine e i cani sono ben tenuti. ho adottato lì la Roxi, il quadrupede che già da qualche anno bazzica in casa mia. quando fai richiesta di adozione non ti affidano subito il cane: ti chiedono di aspettare e di presentarti regolarmente per fargli fare una passeggiata nel parco, così il cane si abitua. in realtà, vogliono vedere se TU sei uno serio e affidabile che mantiene gli impegni. poi al cucciolo mettono loro il microchip e lo legano ai tuoi dati in modo tale che, se il cane si perde o ci sono problemi, sanno chi andare a prendere. tutto molto serio, davvero. e tutto gratis, perchè non è sempre detto che, comprando un cane, quello sia necessariamente intelligente e sappia già rispondere ai comandi.

oltre a questo, che non dappertutto succede,
al canile fanno anche un’altra cosa validissima: lasciano i quadrupedi per passeggiate. spiego: ti presenti là e chiedi di poter portare in giro un cane nel parco adiacente. ti chiedono che cane vuoi: piccolo, grosso, vivace, calmo… hanno anche i cani ‘in coppia’, per le coppie umane che decidono di fare queste passeggiate insieme.

era un pò che volevo andarci e fare questa cosa.
per il primo giro mi hanno dato Achille. un incrocio bello e buono, un megamix di tanti cani in cui sicuramente c’è del pastore tedesco. uno di quelli vivaci. alla fine del giro, la sua lingua a penzoloni come un foulard era il chiaro segnale che anche lui si era stancato abbastanza. e siccome c’era ancora tempo, pronti-via per un nuovo giro e il secondo cane che mi è stato assegnato era Orazio. molto più piccolo, molto più calmo, molto più gestibile. anche se, appena iniziata la passeggiata, una signora (probabilmente profonda conoscitrice del canile) mi ha chiesto se quella che portavo in giro era Erica. rispondendo che me l’avevano spacciato/a per Orazio, ho avuto la curiosità di chiarire questo dubbio. mi sono seduto nel prato e subito Orazio/Erica mi è saltato/a in braccio dando e richiedendo una quantità infinità di coccole. ok, ho capito: meno passeggiata e più coccole.

e intanto abbiamo chiarito che quella cucciola non era Orazio.

Progetta un sito come questo con WordPress.com
Comincia ora