la puzza sotto il naso

avere un bed&breakfast è fantastico.

la varietà della razza umana che ti passa da casa è infinita.
le richieste, le informazioni, i mugugni a volte di persone chiaramente rompipalle sono all’ordine del giorno. e di rompipalle ce ne sono. i più onesti ti dicono in faccia quello che a loro non va. corretti. spaccaminchia, ma corretti. non mi va quello e te lo dico. e io ti rispondo: vai in albergo e spendi il triplo. oppure sotto un ponte. col Po ne abbiamo tanti qui.

altri non ti dicono nulla, salvo poi tornare a casa loro e scriverti per e-mail che non hanno gradito questo, quest’altro e quest’altro ancora. a quel punto già hanno pernottato, soprattutto già ti hanno pagato e già sono a casa. e tu gli rispondi che se me l’avessero detto subito noi avremmo fatto valere la promozione (inesistente) ‘soddisfatti o rimborsati’. ma che sfiga, hanno perso l’occasione.

c’è poi chi chiama soprattutto per sapere quanto costa. tu gli dici il prezzo, che sai essere il più basso di tutta la provincia, e loro ti rispondono che ci devono ancora pensare. stai cercando prezzi più bassi, vecchio bastardo. lo so, perchè io di bed&breakfast ne ho due e finita la telefonta col primo in cui dico che ho posto, poi chiamano l’altro. e rispondo sempre io e li sgamo. poi richiamano il primo b&b. hanno deciso. e io non ho più posto. divertentissimo.

ma quelli che mi fanno più incazzare, sono quelli che nascondono le loro lamentele dietro altre persone: al mio fidanzato non piace, alla mia ragazza non va bene, mia moglie non gradisce, mio marito non prende sonno, mio padre ha lavorato una vita, mia sorella incontinente, la mamma maiala. codardi.

e tra questi codardi, i più vigliacchi sono quelli che danno la colpa ai figli.
vi prego, accompagnateci voi in città che mio figlio soffre la macchina. e con cosa credi che ti accompagno io? col monopattino? e poi se sei arrivato da napoli, ti ci hanno lanciato con la fionda o vi siete fatti spedire in scatole con corriere espresso? l’ho visto il tuo mercedes, hai paura che te lo freghino, eh?! dimmi piuttosto che non hai voglia di guidare, che male c’è?

e poi dicono che odio il genere umano, che sono un misantropo di merda…

e poi c’è il fatto che non ho una gran voce

la mia pelle non mi piace, all’occasione manda ancora brufoli

odio le ascelle ed il torace questi quattro peli un pò lunghi ed inutili,
il naso me lo sono rotto e nelle orecchie non ho messo mai i tappi
non sono diventato un poliziotto nonostante questi piedi piatti
non ho una gran voce, forse mi basterà,
lo so non ho una gran voce, sono sicuro mi si noterà…
però il problema più grande è la testa,
riempie la borsa con miraggi e guai
e queste gambe vanno nella direzione opposta,
sempre di corsa, non marciano mai!

qui sotto niente di spettacolare specialmente quando esco dall’acqua,
è nella norma anche il sedere e c’è chi dice assomigli alla faccia…
e poi c’è il fatto che non ho una gran voce
e se sentisse che fiato che ho…

però una cosa io ce l’ho perfetta e quella è il dito
e certo parlo del terzo, non scherzo, sembra scolpito!
dico che sotto un certo punto di vista è il mio migliore amico,

se la mia immagine non la soddisfa guardi il dito e si tolga il prurito.

camping caravan evolution

fantastico a volte come giri la ruota della vita.

coi ricordi faccio un passo indietro.
le mie prime vacanze con mamma, papà e fratello furono a Levanto. avevo già la liguria nel dna. comunque in campeggio, in roulotte. poi nel corso degli anni le mete cambiarono, ma sempre campeggio.

e quello stile di vacanza è diventato ‘mio’.
vacanze in tenda, a volte a dormire in macchina, a volte in spiaggia. per anni questo è stato il target. sacchi a pelo, materassini, stovigliame vario. un pò zingaro, in effetti. bellissimo.

non che io sia vecchio, ma poi mi sono un pò evoluto in tal senso.
ho trovato chi ama il campeggio, come me. anche se magari in maniera non così estrema e selvaggia, ma forse ero anche esagerato io dall’altra parte. riequilibriamoci.

e così dalla tenda siamo passati al carrello-tenda.
di mio suocero per la precisione, prestito gratuito, tanto lui è già alla fase ‘bungalow’. ma è durato poco: con mia figlia Rebecca serviva qualcosa che, arrivati a destinazione, fosse pronta all’uso. è bastato fare una telefonata a mio padre: vorrei cercare una roulotte. 15 giorni ed il caravan era già a casa mia. 30 giorni ed era già rimessa a nuovo, come appena uscita dal rivenditore.

a parte qualche uscita primaverile di collaudo,
e le prime problematiche di guida (e non) dovute all’inesperienza, ora io e la mia famiglia eravamo attesi alla prova vera e propria: le vacanze estive. sarà stata la ‘mia’ disorganizzazione aziendale o forse più prosaicamente un segno del destino, abbiamo potuto prenotare per 15 giorni in agosto solo ad inizio giugno. cioè in un ritardo fottuto. punti fermi: poca strada e posto conosciuto, per non sbagliare. Levanto.

là dove tutto ha avuto inizio con i miei genitori, ora ricomincia di nuovo, con la MIA famiglia. perchè alla fine di un viaggio, c’è sempre un viaggio da ricominciare.

e con una differenza, emozionalmente per me importante.
anni fa, facevi a piedi solo un paio di gallerie della vecchia linea ferroviaria, raggiungevi la spiaggetta dello scoglio e lì ti fermavi, comunque fuori dal casino. oggi quella strada è una splendida ciclabile, che arriva fino a Bonassola e prosegue anche per Framura. quando ero piccolo avevo sempre desiderato farla. mi ci sono voluti 36 anni, una compagna, una figlia, una roulotte e due bici al seguito,

ma ci sono riuscito.

ancora cinque minuti

ore 5 di lunedì mattina,

ma potrebbe essere un’altra mattina qualsiasi.
suona la sveglia, mi devo alzare per andare al lavoro. la spengo subito, sono sveglio da un po’. ma c’è un meccanismo che ancora fatico a comprendere e non è quello di ‘andare al lavoro’. C’è un non-so-che di morboso nel mettere la sveglia qualche minuto prima dell’orario in cui effettivamente ti devi alzare, solo per il gusto di stare lì sotto le coperte ancora cinque minuti.

ora, quel meccanismo che ancora non riesco a comprendere parte da un po’ prima.
io dormo circa 6-7 ore per notte, il mio orologio biologico ormai è così. a parte i momenti in cui mi sfianco sul serio, le ore di riposo sono quelle e, devo ammettere, che sono abbastanza regolare: se vado a letto a mezzanotte, mi sveglio alle sette. preciso. se faccio tardi e vado a letto alle due, alle nove mi sveglio. se in tv non c’è niente e vado a dormire alle dieci, alle cinque sono lì che mi rigiro nel letto. e non riesco più a dormire. aspetto girandomi di qua e di là l’arrivo della sveglia. poi, quando quella suona, scatta la fase dei famosi cinque minuti.

e qui parte un sonno profondo ed è questo che non riesco a comprendere.
non è la prima volta che succede ma: suona la sveglia, resto lì ancora un po’, sbatto le palpebre e quando le riapro sono quasi le sei. in pratica, sono in un ritardo folle. ed io è dalle cinque che sono sveglio e poi mi tocca fare le corse, che finchè è adesso che è estate va bene, ma in inverno c’è pure da perderci le mani per togliere il ghiaccio dal vetro della macchina. perché, ovviamente, mi sono dimenticato di mettere una coperta sul vetro la sera prima. credo che quest’anno libererò il garage e ci metterò l’auto.

alla faccia dei cinque minuti.

self-washing car

non mi ricordo l’ultima volta che ho lavato la macchina internamente.

fuori sì, ogni tanto entro ‘nel tunnel’ e si lava. ma dentro no.
io non la lavo di certo, fa schifo, mi ci vuole una giornata.
il parabrezza è appannato dentro. ah no, è sporco.
sì, è ora di lavarla. prima la svuoto, tolgo tutto quanto.
tolgo i tappetini, svuoto il cruscotto, guardo sotto i sedili.
recuperati 7 euro in monete e monetine.
ci metto altri 3 euro di tasca mia e la macchina la faccio lavare.
10 mesi di monetine perse e l’auto ‘si lava da sola’… più o meno.
e la nonna che chiede: ‘ma hai la macchina nuova?’

– no, è pulita – soddisfazione.

leggendo il piccolo libro dello stress

l’alba è un momento edificante, profondamente spirituale.

perciò, se te ne starai tutta la notte sveglio per vederla arrivare,
alla fine sarai talmente a pezzi che la vedrai per quello che veramente è:
un evento banale.

un’ottima politica: sii onesto. sempre. con tutti. su tutto.
una politica migliore: menti. sempre. con tutti. su tutto.

alimenta sempre le spezanze di chi ti sta intorno dicendo che cambierai.
poi, non perdere mai occasione per deludere le loro aspettative.

riconosci i tuoi limiti. poi, ignorali.

coltiva i tuoi rancori.
se non lo fai si estingueranno e allora, chiunque ti abbia fatto un torto,
la farà franca.

fai di tutto per avere l’ultima parola. poi stravinci con un bel ‘testa di cazzo!‘.

il tuo momento

sono veramente sorprendenti le strade della vita.

niente è per caso, tutto segue un ordine assolutamente illogico, ma spettacolare.
se è il tuo momento, succede che un giorno sei vittima dei tuoi errori e un altro sei assoluto protagonista. però comunque è il tuo momento, ora tocca a te, cazzo. non tirarti indietro in nessun caso.
tutto ciò che accade è intorno a te, le cose belle come le cose brutte. ne senti anche il bisogno, senti la necessità che accadano per capire e confrontarti e quando accadono rimani come stupito perchè non te le aspettavi così. non te le aspettavi in nessun modo, eri libero da idee preconfezionate, hai solo seguito il flusso delle cose. certe ti affascinano perchè comunque ti fanno capire che stai vivendo il tuo attimo, nel bene e nel male. non ti senti mai veramente solo e continui ad essere in mezzo a questo vento che proprio è tutto tuo e che nessuno per ora ti porterà via.

la semplicità di un sorriso, la felicità più vera, i piccoli dettagli, anche quelle cose che ti fanno sentire un pò inadatto per certe situazioni ma con la ferma consapevolezza che sei così, per fortuna o purtroppo. il tuo momento serve anche a questo e goditelo fino in fondo.

a proposito: buon compleanno!

me cala la palpebra

se non è una regola di vita, poco ci manca.

sei a casa e tutto è a posto.
hai cenato, hai lavato i piatti, hai fatto la doccia e ti sei messo in tuta. per i maschietti, aggiungerei che sei in tuta ma senza boxer e/o mutande, così la palla è libera e tutto è più psicologicamente leggero. stasera ti guardi quel programma che ti piace. sei sdraiato sul divano insieme alla tua dolce metà. ovviamente dipende dal tipo di divano, più della metà delle persone devono trovare le giuste mosse per starci su in due. nel mio caso, con più di 4 metriquadrati di divano, non ci sono problemi.

implacabile arriva il momento in cui uno dei due cede.
perchè comunque quel programma non gli interessa, perchè ha avuto una giornata faticosa e proprio non ce la fa. nel mio caso questo momento arriva quasi subito. cioè la mia dolce metà si addormenta quasi immediatamanete. tipo: la sigla di inizio la vede. i primi dialoghi li segue anche.

poi chiude gli occhi per sentire meglio. ciao.

fino al momento in cui un movimento di quello sveglio,
un colpo di tosse o chissà cosa sveglia il dormiente. che, preso atto che ormai non c’è più niente da fare, con la faccia molliccia e gli occhi chiusi saluta il mondo e se ne va a letto. il divano è tuo! e adesso sei pronto a goderti fino alla fine il programma che stai guardando. passano cinque minuti e arriva la prima pubblicità.

chiudi gli occhi un attimo, appena sentirai che il programma ricomincia di nuovo li riaprirai.

ciao.

quattro amici

della serie: canzoni che sanno chi sei molto meglio di te.

e, pensando ad un pò di persone, cose, situazioni, mi è venuta in mente questa.
dedicata a chi, forse, non ha ancora del tutto trovato quello che cerca.

eravamo quattro amici al bar che volevano cambiare il mondo, destinati a qualche cosa in più che a una donna ed un impiego in banca. si parlava con profondità di anarchia e poi di libertà. tra un bicchier di coca ed un caffè tiravi fuori i tuoi perchè e proponevi i tuoi farò.

eravamo tre amici al bar, uno si è impiegato in una banca. si può fare molto pure in tre mentre gli altri se ne stanno a casa. si parlava in tutta onestà di individui e solidarietà. tra un bicchier di vino ed un caffè tiravi fuori i tuoi perchè e proponevi i tuoi però.

eravamo due amici al bar, uno e’ andato con la donna al mare. i piu’ forti però siamo noi, qui non serve mica essere in tanti. si parlava con tenacità di speranze e possibilità. tra un bicchier di whisky ed un caffè tiravi fuori i tuoi perchè e proponevi i tuoi sarà.

son rimasto io da solo al bar, gli altri sono tutti quanti a casa, e quest’oggi poi verso le tre son venuti quattro ragazzini. son seduti lì vicino a me con davanti due coche e due caffè. li sentivo chiacchierare, han deciso di cambiare tutto questo mondo che non va.

sono qui con quattro amici al bar, che hanno voglia di cambiare il mondo…

e poi ci troveremo come le star
a bere del whisky al roxy bar
o forse non ci incontreremo mai

ognuno a rincorrere i suoi guai

come spettatore, intendo

qualche giorno fa sono stato al circo…

come spettatore, intendo.
c’ero stato da piccolo, ma allora ero troppo stupido per capire e troppo piccolo per ricordare. ora sono grande, dicono. tant’è, anche grazie allo sconto per la prima serata, mi hanno portato al circo. l’ho presa come dovrebbe essere presa una serata del genre: uno spettacolo da vedere una volta e poi non andarci più per tanto, tanto tempo. un pò come accade per uno spettacolo di Brachetti, per chi conosce il genere.

16 euro il biglietto intero. 12 il ridotto. che non sono pochi, per una famiglia con un paio di figli a carico. i bimbi farebbero bene a ricordarsi di quello che stanno vedendo ma almeno il tutto è molto più interattivo di quanto immaginassi: gli artisti coinvolgono molto il pubblico, pensavo fosse una cosa più passiva. poi bravissimi gli artisti: oltre ai soliti domatori di bestie feroci, ai serpenti e coccodrilli in bella esposizione e ai cavalli, cammelli ed elefanti, divertenti e coinvolgenti sono stati i pagliacci e i giocolieri, quelli che fanno ridere e girare le palle. entrambe specialità in cui anche io sono esperto, anche se in forme diverse.

i numeri più apprezzati: l’acrobata sulle funi di tessuto, l’uomo proiettile, il domatore di coloratissimi ma lassativatissimi pappagalli e la gabbia della morte. cioè un’enorme gabbia sferica in ferro, dentro alla quale giravano non uno, si’ori e si’ore, non due, non tre, bensì quattro moto. che se sbagli un attimo, si’ori e si’ore, succede un’accozzaglia tale che non c’è constatazione amichevole che tenga.

in ultimo, interessante vedere come il circo sia davvero un micromondo a sè, tutti fanno tutto: il giocoliere che un attimo prima, tutto elegante, si è preso gli applausi, un secondo dopo sta facendo l’inserviente per spazzare via la cacca dei pappagalli. così come il figlio del titolare del circo, che prima di domare cammelli e cavalli, fa il clown per far divertire i bambini e prima ancora fa il bigliettaio.

può sembrare superato, ma credo che una sera, quando non si ha davvero niente da fare, per cambiare un pò e variare il tipo di spettacolo (che non sia il solito film al cinema), sia divertente andare, almeno per una volta, al circo…

come spettatori, intendo.