terziarizzazione

la scelta strategica aziendale tra mantenere interna la funzione logistica,

cioè svolgerla con una propria organizzazione o, in alternativa affidarla a terzi specializzati nel settore, cioè terziarizzarla, dipende da numerosi fattori legati alla tipologia del prodotto e alla sua lavorazione, al grado di organizzazione e al livello di cultura presente sull’argomento.

siamo in una botte di ferro.

un giorno mi dirai

un giorno ti dirò

che ho rinunciato alla mia felicità per te e tu riderai, riderai, tu riderai di me
un giorno ti dirò che ti volevo bene più di me e tu riderai, riderai, tu riderai di me
e mi dirai che un padre non deve piangere mai
e mi dirai che un uomo deve sapere difendersi…

un giorno ti dirò
che ho rinunciato agli occhi suoi per te e tu non capirai, e mi chiederai «perché»?
e mi dirai che un padre non deve piangere mai, non deve arrendersi mai
tu mi dirai che un uomo deve sapere proteggersi…

un giorno mi dirai
che un uomo ti ha lasciata e che non sai più come fare a respirare, a continuare a vivere
io ti dirò che un uomo può anche sbagliare lo sai, si può sbagliare lo sai
ma che se era vero amore è stato meglio comunque viverlo
ma tu non mi ascolterai già so che tu non mi capirai e non mi crederai

piangendo tu mi stringerai…

la puzza sotto il naso

avere un bed&breakfast è fantastico.

la varietà della razza umana che ti passa da casa è infinita.
le richieste, le informazioni, i mugugni a volte di persone chiaramente rompipalle sono all’ordine del giorno. e di rompipalle ce ne sono. i più onesti ti dicono in faccia quello che a loro non va. corretti. spaccaminchia, ma corretti. non mi va quello e te lo dico. e io ti rispondo: vai in albergo e spendi il triplo. oppure sotto un ponte. col Po ne abbiamo tanti qui.

altri non ti dicono nulla, salvo poi tornare a casa loro e scriverti per e-mail che non hanno gradito questo, quest’altro e quest’altro ancora. a quel punto già hanno pernottato, soprattutto già ti hanno pagato e già sono a casa. e tu gli rispondi che se me l’avessero detto subito noi avremmo fatto valere la promozione (inesistente) ‘soddisfatti o rimborsati’. ma che sfiga, hanno perso l’occasione.

c’è poi chi chiama soprattutto per sapere quanto costa. tu gli dici il prezzo, che sai essere il più basso di tutta la provincia, e loro ti rispondono che ci devono ancora pensare. stai cercando prezzi più bassi, vecchio bastardo. lo so, perchè io di bed&breakfast ne ho due e finita la telefonta col primo in cui dico che ho posto, poi chiamano l’altro. e rispondo sempre io e li sgamo. poi richiamano il primo b&b. hanno deciso. e io non ho più posto. divertentissimo.

ma quelli che mi fanno più incazzare, sono quelli che nascondono le loro lamentele dietro altre persone: al mio fidanzato non piace, alla mia ragazza non va bene, mia moglie non gradisce, mio marito non prende sonno, mio padre ha lavorato una vita, mia sorella incontinente, la mamma maiala. codardi.

e tra questi codardi, i più vigliacchi sono quelli che danno la colpa ai figli.
vi prego, accompagnateci voi in città che mio figlio soffre la macchina. e con cosa credi che ti accompagno io? col monopattino? e poi se sei arrivato da napoli, ti ci hanno lanciato con la fionda o vi siete fatti spedire in scatole con corriere espresso? l’ho visto il tuo mercedes, hai paura che te lo freghino, eh?! dimmi piuttosto che non hai voglia di guidare, che male c’è?

e poi dicono che odio il genere umano, che sono un misantropo di merda…

e poi c’è il fatto che non ho una gran voce

la mia pelle non mi piace, all’occasione manda ancora brufoli

odio le ascelle ed il torace questi quattro peli un pò lunghi ed inutili,
il naso me lo sono rotto e nelle orecchie non ho messo mai i tappi
non sono diventato un poliziotto nonostante questi piedi piatti
non ho una gran voce, forse mi basterà,
lo so non ho una gran voce, sono sicuro mi si noterà…
però il problema più grande è la testa,
riempie la borsa con miraggi e guai
e queste gambe vanno nella direzione opposta,
sempre di corsa, non marciano mai!

qui sotto niente di spettacolare specialmente quando esco dall’acqua,
è nella norma anche il sedere e c’è chi dice assomigli alla faccia…
e poi c’è il fatto che non ho una gran voce
e se sentisse che fiato che ho…

però una cosa io ce l’ho perfetta e quella è il dito
e certo parlo del terzo, non scherzo, sembra scolpito!
dico che sotto un certo punto di vista è il mio migliore amico,

se la mia immagine non la soddisfa guardi il dito e si tolga il prurito.

camping caravan evolution

fantastico a volte come giri la ruota della vita.

coi ricordi faccio un passo indietro.
le mie prime vacanze con mamma, papà e fratello furono a Levanto. avevo già la liguria nel dna. comunque in campeggio, in roulotte. poi nel corso degli anni le mete cambiarono, ma sempre campeggio.

e quello stile di vacanza è diventato ‘mio’.
vacanze in tenda, a volte a dormire in macchina, a volte in spiaggia. per anni questo è stato il target. sacchi a pelo, materassini, stovigliame vario. un pò zingaro, in effetti. bellissimo.

non che io sia vecchio, ma poi mi sono un pò evoluto in tal senso.
ho trovato chi ama il campeggio, come me. anche se magari in maniera non così estrema e selvaggia, ma forse ero anche esagerato io dall’altra parte. riequilibriamoci.

e così dalla tenda siamo passati al carrello-tenda.
di mio suocero per la precisione, prestito gratuito, tanto lui è già alla fase ‘bungalow’. ma è durato poco: con mia figlia Rebecca serviva qualcosa che, arrivati a destinazione, fosse pronta all’uso. è bastato fare una telefonata a mio padre: vorrei cercare una roulotte. 15 giorni ed il caravan era già a casa mia. 30 giorni ed era già rimessa a nuovo, come appena uscita dal rivenditore.

a parte qualche uscita primaverile di collaudo,
e le prime problematiche di guida (e non) dovute all’inesperienza, ora io e la mia famiglia eravamo attesi alla prova vera e propria: le vacanze estive. sarà stata la ‘mia’ disorganizzazione aziendale o forse più prosaicamente un segno del destino, abbiamo potuto prenotare per 15 giorni in agosto solo ad inizio giugno. cioè in un ritardo fottuto. punti fermi: poca strada e posto conosciuto, per non sbagliare. Levanto.

là dove tutto ha avuto inizio con i miei genitori, ora ricomincia di nuovo, con la MIA famiglia. perchè alla fine di un viaggio, c’è sempre un viaggio da ricominciare.

e con una differenza, emozionalmente per me importante.
anni fa, facevi a piedi solo un paio di gallerie della vecchia linea ferroviaria, raggiungevi la spiaggetta dello scoglio e lì ti fermavi, comunque fuori dal casino. oggi quella strada è una splendida ciclabile, che arriva fino a Bonassola e prosegue anche per Framura. quando ero piccolo avevo sempre desiderato farla. mi ci sono voluti 36 anni, una compagna, una figlia, una roulotte e due bici al seguito,

ma ci sono riuscito.

ancora cinque minuti

ore 5 di lunedì mattina,

ma potrebbe essere un’altra mattina qualsiasi.
suona la sveglia, mi devo alzare per andare al lavoro. la spengo subito, sono sveglio da un po’. ma c’è un meccanismo che ancora fatico a comprendere e non è quello di ‘andare al lavoro’. C’è un non-so-che di morboso nel mettere la sveglia qualche minuto prima dell’orario in cui effettivamente ti devi alzare, solo per il gusto di stare lì sotto le coperte ancora cinque minuti.

ora, quel meccanismo che ancora non riesco a comprendere parte da un po’ prima.
io dormo circa 6-7 ore per notte, il mio orologio biologico ormai è così. a parte i momenti in cui mi sfianco sul serio, le ore di riposo sono quelle e, devo ammettere, che sono abbastanza regolare: se vado a letto a mezzanotte, mi sveglio alle sette. preciso. se faccio tardi e vado a letto alle due, alle nove mi sveglio. se in tv non c’è niente e vado a dormire alle dieci, alle cinque sono lì che mi rigiro nel letto. e non riesco più a dormire. aspetto girandomi di qua e di là l’arrivo della sveglia. poi, quando quella suona, scatta la fase dei famosi cinque minuti.

e qui parte un sonno profondo ed è questo che non riesco a comprendere.
non è la prima volta che succede ma: suona la sveglia, resto lì ancora un po’, sbatto le palpebre e quando le riapro sono quasi le sei. in pratica, sono in un ritardo folle. ed io è dalle cinque che sono sveglio e poi mi tocca fare le corse, che finchè è adesso che è estate va bene, ma in inverno c’è pure da perderci le mani per togliere il ghiaccio dal vetro della macchina. perché, ovviamente, mi sono dimenticato di mettere una coperta sul vetro la sera prima. credo che quest’anno libererò il garage e ci metterò l’auto.

alla faccia dei cinque minuti.

self-washing car

non mi ricordo l’ultima volta che ho lavato la macchina internamente.

fuori sì, ogni tanto entro ‘nel tunnel’ e si lava. ma dentro no.
io non la lavo di certo, fa schifo, mi ci vuole una giornata.
il parabrezza è appannato dentro. ah no, è sporco.
sì, è ora di lavarla. prima la svuoto, tolgo tutto quanto.
tolgo i tappetini, svuoto il cruscotto, guardo sotto i sedili.
recuperati 7 euro in monete e monetine.
ci metto altri 3 euro di tasca mia e la macchina la faccio lavare.
10 mesi di monetine perse e l’auto ‘si lava da sola’… più o meno.
e la nonna che chiede: ‘ma hai la macchina nuova?’

– no, è pulita – soddisfazione.