leggendo il piccolo libro dello stress

l’alba è un momento edificante, profondamente spirituale.

perciò, se te ne starai tutta la notte sveglio per vederla arrivare,
alla fine sarai talmente a pezzi che la vedrai per quello che veramente è:
un evento banale.

un’ottima politica: sii onesto. sempre. con tutti. su tutto.
una politica migliore: menti. sempre. con tutti. su tutto.

alimenta sempre le spezanze di chi ti sta intorno dicendo che cambierai.
poi, non perdere mai occasione per deludere le loro aspettative.

riconosci i tuoi limiti. poi, ignorali.

coltiva i tuoi rancori.
se non lo fai si estingueranno e allora, chiunque ti abbia fatto un torto,
la farà franca.

fai di tutto per avere l’ultima parola. poi stravinci con un bel ‘testa di cazzo!‘.

il tuo momento

sono veramente sorprendenti le strade della vita.

niente è per caso, tutto segue un ordine assolutamente illogico, ma spettacolare.
se è il tuo momento, succede che un giorno sei vittima dei tuoi errori e un altro sei assoluto protagonista. però comunque è il tuo momento, ora tocca a te, cazzo. non tirarti indietro in nessun caso.
tutto ciò che accade è intorno a te, le cose belle come le cose brutte. ne senti anche il bisogno, senti la necessità che accadano per capire e confrontarti e quando accadono rimani come stupito perchè non te le aspettavi così. non te le aspettavi in nessun modo, eri libero da idee preconfezionate, hai solo seguito il flusso delle cose. certe ti affascinano perchè comunque ti fanno capire che stai vivendo il tuo attimo, nel bene e nel male. non ti senti mai veramente solo e continui ad essere in mezzo a questo vento che proprio è tutto tuo e che nessuno per ora ti porterà via.

la semplicità di un sorriso, la felicità più vera, i piccoli dettagli, anche quelle cose che ti fanno sentire un pò inadatto per certe situazioni ma con la ferma consapevolezza che sei così, per fortuna o purtroppo. il tuo momento serve anche a questo e goditelo fino in fondo.

a proposito: buon compleanno!

me cala la palpebra

se non è una regola di vita, poco ci manca.

sei a casa e tutto è a posto.
hai cenato, hai lavato i piatti, hai fatto la doccia e ti sei messo in tuta. per i maschietti, aggiungerei che sei in tuta ma senza boxer e/o mutande, così la palla è libera e tutto è più psicologicamente leggero. stasera ti guardi quel programma che ti piace. sei sdraiato sul divano insieme alla tua dolce metà. ovviamente dipende dal tipo di divano, più della metà delle persone devono trovare le giuste mosse per starci su in due. nel mio caso, con più di 4 metriquadrati di divano, non ci sono problemi.

implacabile arriva il momento in cui uno dei due cede.
perchè comunque quel programma non gli interessa, perchè ha avuto una giornata faticosa e proprio non ce la fa. nel mio caso questo momento arriva quasi subito. cioè la mia dolce metà si addormenta quasi immediatamanete. tipo: la sigla di inizio la vede. i primi dialoghi li segue anche.

poi chiude gli occhi per sentire meglio. ciao.

fino al momento in cui un movimento di quello sveglio,
un colpo di tosse o chissà cosa sveglia il dormiente. che, preso atto che ormai non c’è più niente da fare, con la faccia molliccia e gli occhi chiusi saluta il mondo e se ne va a letto. il divano è tuo! e adesso sei pronto a goderti fino alla fine il programma che stai guardando. passano cinque minuti e arriva la prima pubblicità.

chiudi gli occhi un attimo, appena sentirai che il programma ricomincia di nuovo li riaprirai.

ciao.

quattro amici

della serie: canzoni che sanno chi sei molto meglio di te.

e, pensando ad un pò di persone, cose, situazioni, mi è venuta in mente questa.
dedicata a chi, forse, non ha ancora del tutto trovato quello che cerca.

eravamo quattro amici al bar che volevano cambiare il mondo, destinati a qualche cosa in più che a una donna ed un impiego in banca. si parlava con profondità di anarchia e poi di libertà. tra un bicchier di coca ed un caffè tiravi fuori i tuoi perchè e proponevi i tuoi farò.

eravamo tre amici al bar, uno si è impiegato in una banca. si può fare molto pure in tre mentre gli altri se ne stanno a casa. si parlava in tutta onestà di individui e solidarietà. tra un bicchier di vino ed un caffè tiravi fuori i tuoi perchè e proponevi i tuoi però.

eravamo due amici al bar, uno e’ andato con la donna al mare. i piu’ forti però siamo noi, qui non serve mica essere in tanti. si parlava con tenacità di speranze e possibilità. tra un bicchier di whisky ed un caffè tiravi fuori i tuoi perchè e proponevi i tuoi sarà.

son rimasto io da solo al bar, gli altri sono tutti quanti a casa, e quest’oggi poi verso le tre son venuti quattro ragazzini. son seduti lì vicino a me con davanti due coche e due caffè. li sentivo chiacchierare, han deciso di cambiare tutto questo mondo che non va.

sono qui con quattro amici al bar, che hanno voglia di cambiare il mondo…

e poi ci troveremo come le star
a bere del whisky al roxy bar
o forse non ci incontreremo mai

ognuno a rincorrere i suoi guai

come spettatore, intendo

qualche giorno fa sono stato al circo…

come spettatore, intendo.
c’ero stato da piccolo, ma allora ero troppo stupido per capire e troppo piccolo per ricordare. ora sono grande, dicono. tant’è, anche grazie allo sconto per la prima serata, mi hanno portato al circo. l’ho presa come dovrebbe essere presa una serata del genre: uno spettacolo da vedere una volta e poi non andarci più per tanto, tanto tempo. un pò come accade per uno spettacolo di Brachetti, per chi conosce il genere.

16 euro il biglietto intero. 12 il ridotto. che non sono pochi, per una famiglia con un paio di figli a carico. i bimbi farebbero bene a ricordarsi di quello che stanno vedendo ma almeno il tutto è molto più interattivo di quanto immaginassi: gli artisti coinvolgono molto il pubblico, pensavo fosse una cosa più passiva. poi bravissimi gli artisti: oltre ai soliti domatori di bestie feroci, ai serpenti e coccodrilli in bella esposizione e ai cavalli, cammelli ed elefanti, divertenti e coinvolgenti sono stati i pagliacci e i giocolieri, quelli che fanno ridere e girare le palle. entrambe specialità in cui anche io sono esperto, anche se in forme diverse.

i numeri più apprezzati: l’acrobata sulle funi di tessuto, l’uomo proiettile, il domatore di coloratissimi ma lassativatissimi pappagalli e la gabbia della morte. cioè un’enorme gabbia sferica in ferro, dentro alla quale giravano non uno, si’ori e si’ore, non due, non tre, bensì quattro moto. che se sbagli un attimo, si’ori e si’ore, succede un’accozzaglia tale che non c’è constatazione amichevole che tenga.

in ultimo, interessante vedere come il circo sia davvero un micromondo a sè, tutti fanno tutto: il giocoliere che un attimo prima, tutto elegante, si è preso gli applausi, un secondo dopo sta facendo l’inserviente per spazzare via la cacca dei pappagalli. così come il figlio del titolare del circo, che prima di domare cammelli e cavalli, fa il clown per far divertire i bambini e prima ancora fa il bigliettaio.

può sembrare superato, ma credo che una sera, quando non si ha davvero niente da fare, per cambiare un pò e variare il tipo di spettacolo (che non sia il solito film al cinema), sia divertente andare, almeno per una volta, al circo…

come spettatori, intendo.

a modo tuo

sarà difficile diventar grande prima che lo diventi anche tu

tu che farai tutte quelle domande io fingerò di saperne di più
sarà difficile ma sarà come deve essere
metterò via i giochi, proverò a crescere
sarà difficile chiederti scusa per un mondo che è quel che è
io nel mio piccolo tento qualcosa ma cambiarlo è difficile
sarà difficile dire tanti auguri a te
a ogni compleanno vai un po’ più via da me
sarà difficile vederti da dietro sulla strada che imboccherai
tutti i semafori tutti i divieti e le code che eviterai
sarà difficile mentre piano ti allontanerai
a cercar da sola quella che sarai
sarà difficile lasciarti al mondo e tenere un pezzetto per me
e nel bel mezzo del tuo girotondo non poterti proteggere
sarà difficile ma sarà fin troppo semplice
mentre tu ti giri e continui a ridere

a modo tuo, andrai a modo tuo, camminerai e cadrai, ti alzerai
a modo tuo, vedrai a modo tuo, dondolerai, salterai, cambierai

sempre a modo tuo

siamo chi siamo

nel mezzo del cammin di nostra vita

mi ritrovai a non aver capito, ma poi ci fu una distrazione
o forse fu un’insolazione a dirmi “non c’è niente da capire”
di tutte quelle strade, averne presa una
per tutti quegli incroci nessuna indicazione
di tutte quelle strade, trovarsi a farne una
qualcuno ci avrà messi lì

siamo chi siamo, siamo arrivati qui come eravamo
abbiamo parcheggiato fuori mano, tu non chiamare più che ti richiamo

siamo chi siamo, un giorno c’era un doppio arcobaleno
un giorno c’hanno attaccati al seno, un giorno c’hanno rovesciato il vino

siamo chi siamo, la nebbia agli irti colli forse sale
non ci si bagna nello stesso fiume, non si finisce mai di avere fame

conosco le certezze dello specchio
e il fatto che da quelle non si scappa
e ogni giorno mi è più chiaro che quelle rughe sono solo
i tentativi che non ho mai fatto

siamo chi siamo, siamo arrivati qui come eravamo
si sente una canzone da lontano

potresti fare solo un po’ più piano??