tutto tutto niente niente

è sempre così.

facciamo un esempio, di pura fantasia.
stai tranquillamente in vacanza quando ti arriva una comunicazione che la tua azienda è fallita. in pratica, al netto degli sviluppi burocratici, sei senza lavoro. ti godi le vacanze, che forse sono le ultime serie per un pò, torni a casa e ti metti a cercare lavoro. i tempi di crisi sono maledetti e non trovi niente. mandi il curriculum a destra e a sinistra e niente.

intanto la tua vecchia azienda tenta di risollevarsi.
al netto delle sentenze dei tribunali, sei ancora senza lavoro. ma è sempre un esempio di pura fantasia. continui a fare domande di lavoro, qualcuno ti chiama anche per un colloquio ma alla fine tutto si chiude con il solito ‘le faremo sapere’.

poi all’improvviso metti che ti chiama un’azienda.
loro direttamente, niente agenzie di mezzo. ti parlano, ti spiegano, gli piace il tuo curriculum. azienda seria, da tanti anni sulla piazza. ti fanno andare un paio di giorni a vedere come è il lavoro. disponibilissimi e a pochi passi da casa tua che potresti andare a lavorare in bici, così ti cala la panzetta. ti offrono un posto di responsabilità, previo un periodo di ‘ambientamento’ a tempo determinato. e tu, per pura ipotesi, pensi che accetti anche quello perchè, al netto degli sviluppi del tuo vecchio lavoro, non hai scelta.

poi, come d’incanto, la tua vecchia azienda si risolleva.
con abili escamotage finanziari, con la perseveranza dei vecchi titolari, con l’aiuto di nuovi soci, si ritorna in pista. ti offrono di continuare a lavorare, di essere ‘riassorbito’. stesse condizioni, stesse mansioni, stesso stipendio, stesso tutto. a 25 km da casa, ma l’ha fatto per tanti anni perchè non continuare a farlo, pensi.

e in pochi giorni devi decidere del tuo futuro.
è anche il tuo compleanno e lo passi sereno, senza dubbi per la testa. ma questi sono solo esempi di fantasia, nella realtà queste cose non succedono, è impensabile davvero che dopo sei mesi di inattività e con tutta la crisi e i disoccupati che ci sono oggi tu possa scegliere tra ben due lavori, senza contare che se volessi potresti aprire anche una (altra) tua piccola attività, di albergatore, per esempio.

pura fantasia. e poi dicono che c’è crisi.

la tv nei tempi di crisi

avendo un pò di tempo a disposizione,

dopo tempi di film in dvd e serate al pc, ho riscoperto parzialmente la televisione ed i suoi palinsesti. ma solo digitale terrestre, niente paytv. devo dire che, alla luce delle scoperte, potevo farne a meno… anche se qualche programma leggero e/o valido effettivamente esiste.

intanto la bella notizia: sono drasticamente calati i reality,
per non dire scomparsi. l’unico recentemente trasmesso è un viaggio a tappe, in profonda economia, da un imprecisato posto indiano fino a pechino. non l’ho ben seguito e non so quanto sia organizzato ‘dietro le quinte’, ma l’idea di base è buona. anche i programmi comici, un tempo fonte di grande spasso, sembrano un pò sulla corda, sull’essenzialità, sulle battute lampo e sul tormentone. non esistono più programmi di seconda serata e pura sperimentazione, anche perchè, per ridurre i costi, non esiste più la seconda serata. sono ormai lontani i tempi di ‘indietro tutta’ o di ‘mai dire gol’.

fine delle belle notizie.
il trend attuale purtroppo, è quello della cucina fai da te. siccome siamo in crisi e andare al ristorante costa, ecco un proliferare di programmi (e blog) dove ti insegnano mille e mille ricette per ogni occasione. puro intrattenimento spesso, ma anche game-show: due cuochi si sfidano a colpi di ricette a tema ed una giuria assaggia e valuta. il top è che anche la pubblicità punta alle ricette: una nota marca di formaggio cremoso, nei 30secondi di promo, spiega come fare quel determinato piatto. insomma, passa il messaggio che farsi da mangiare in casa sia chic. nessuno dice che lo è solo perchè si hanno sempre meno soldi da spendere. il giorno che la gente avrà di nuovo soldi e riprenderà ad andare i ristoranti, ecco che ci saranno programmi (e blog) tipo “conosco un posticino”.

poi ci sono tanti altri programmi mutuati dagli States,
cose più o meno credibili, più o meno costruiti, da non capire il limite della finzione con quello della realtà. certo è che se fosse tutta realtà, comincio a sospettare che i maya non abbiano proprio sbagliato in toto.

ma un programma che davvero non tollero,
che ritengo un’offesa a tutto e tutti, va in onda su un canale chiamato real time, che di ‘real’ secondo me ha davvero poco. funziona così: uno deve comprare casa. una coppia di agenti immobiliari (ormai pseudo-famosi) lo aiuta nella scelta facendogli vedere 3 case. alla fine l’acquirente sceglie in base alle sue necessità. ovviamente c’è un bugdet di spesa. elenco gli ultimi budget, a memoria: un milione di euro, 900mila euro, 1milione e mezzo, 2milioni, 1milione e 200mila euro. le case, ovviamente, rientrano in quel budget, a volte un pò sopra ma chissenefrega se il concetto del pavimento riprende linee architettoniche e linguaggi nei dettagli molto tipici del luogo e del….mavaffanculo. titolo del programma: cerco casa disperatamente. DISPERATAMENTE??? con tutti quei soldi a disposizione?? ‘disperatamente’ è chi ha una casa ma non ha i soldi per pagarsi il mutuo, che forse la casa non ce l’avrà più…

allora propongo un programma spin-off**:
subito dopo ‘cerco casa disperatamente’, un agente di equitalia e due della finanza vanno a fare un controllino a casa degli stessi partecipanti del programma precedente. poi, già che ci siamo, andiamo a fare un controllo anche ai proprietari delle case di tale valore, che non si sa mai. ed infine, per non lasciare niente al caso, guardiamo anche due conti dell’agenzia dei due presentatori, che magari troviamo delle magagne anche lì. forse questo aiuterà anche ad uscire dalla crisi…

titolo del programma: ‘scappo disperatamente e basta’.

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** nel mondo dei media, lo spin-off è un film, una fiction televisiva, un programma, un fumetto, un romanzo, un videogioco ricavati elaborando elementi di sfondo di una serie o di un’opera precedente (o traendo spunto da uno dei suoi personaggi).

hungarian rhapsody

è stato un gran concerto ma mettiamo le cose in chiaro:

chi è venuto per vivere due ore di storia della musica può restare.
chi invece è qui solo perchè è figo esserci e poi fai quello anche che ne sa di musica quando invece sei ignorante come una zappa, allora potevi stare a casa a guardare Spider-man su italia1.

i Queen non erano solo Freddie Mercury,
non è assolutamente vero che le ha scritte solo lui le canzoni. e sentire un padre di famiglia che dice questo mi fa venire voglia di tirargli una scoppinata violentissima. sentire poi il figlio ventenne che lo riprende dicendogli di non dire quello che pensano tutti gli ignoranti in musica, ripaga ampiamente il torto.

mi sta bene il boato all’ingresso di Freddie sul palco.
mi stanno bene gli applausi alla fine di ogni canzone.
mi sta bene lo schiocco di dita del pubblico a metà di A Kind of Magic
…anzi, è un dettaglio che non sempre accade.

ma allora a questo punto DEVI:
– eseguire il battimani di Radio Ga Ga e, soprattutto,
– farlo per tutta la canzone su We Will Rock You!!

Who Want To Live Forever è stata fantastica, emozionante, da brividi!!

la tappa a Budapest si preannunciava destinata a restare nella storia,
tant’è che le autorità ungheresi misero a disposizione un dispiegamento di cameraman e tecnici senza precedenti che ha consentito di coprire ogni momento del concerto offrendo così una straordinaria quantità di pellicola a futura memoria. la pellicola può essere inoltre definita come un importante documento storico, essendo il primo concerto di una band occidentale al di là della cortina di ferro: il Muro di Berlino sarebbe caduto solo tre anni dopo.

e a pochi giorni dal ventunesimo anniversario della morte di Freddie,
nella sola giornata di martedì 20 novembre 2012 hanno proiettato nelle sale cinematografiche italiane
Hungarian Rhapsody – Queen Live in Budapest 1986”.

credo possiate immaginare con quale anticipo io abbia preso i biglietti.

l’immancabile mercatino delle pulci

già lo scrissi in uno scorso post.

fare spazio,
liberarsi di tante, troppe inutili cose. oggetti, reali, concreti. non sto parlando a livello filosofico. libri vecchi, vecchie tazze, vecchie stoviglie, vecchi fumetti, vecchi bicchieri della birra tenuti gelosamente da parte in anni e anni di rinomate ruberie post alcooliche. che non è che adesso abbia smesso… nè di bere nè di fregarmi i bicchieri. è che tanta, troppa roba vecchia comincia ad impegnare spazio. serve liberare, possibilmente rivendendo e guadagnando qualche soldo.

che poi il termine ‘vecchio’ è altamente negativo,
nonchè fuori moda. oggi si dice ‘vintage’. prendiamo per esempio il bicchierino da grappa del servizio buono della nonna. quello in vetro sottilissimo e decorato, che si prendeva dalla credenza due volte all’anno e che lo si doveva delicatamente togliere da un chilo buono di polvere. quel bicchierino che ci stava dentro la grappa del nonno. capienza nulla ma il potere alcolico della grappa del nonno ti bastava fino alla volta successiva che usavi quel bicchierino. oggi quel bicchierino è ‘vintage’ e così riesci a rivenderlo ad un prezzo da mercatino, è ovvio. ma se scrivi che è ‘vecchio’, allora lo puoi pure spaccare per terra tanto che fa schifo.

ieri, per esempio, eravamo al nostro primo mercatino.
le soffitte delle nonne e le cantine delle mamme ci hanno imbottito di vintage. tra le tante cose, un porta-sale-aceto che definire orrendo era un complimento. ma era vintage, benchè sporco e senza tappi. se dovessi descriverlo direi che la forma ricordava lo scroto di un toro. le due sfere contenitrici dei due condimenti erano attaccate tra loro unite anche da un piccolo pezzo di vetro facente funzione della maniglia. infine, come due antennine da lumaca, alle due sfere v’erano i beccucci da cui versare. sporco incrostato quanto basta, una signora ha deciso che era abbastanza vintage. e così, dicendole come doveva fare per pulirlo e suggerendole di mettere dei tappi di sughero vintage al posto di quelli ufficiali vecchi, siamo riusciti a vendere anche quello.

la domenica è passata abbastanza alla svelta,
il tempo ha retto sfogando poi la pioggia in tarda serata. più che altro, la voglia di alzarsi alle 7 di domenica mattina abbiamo fatto fatica a trovarla. poi il resto è stato relativamente facile, visto che la piazza del mercato era esattamente sotto casa nostra e la macchina ha portato tutta la roba. l’incasso è andato ben oltre le nostre aspettative, dato che non ne avevamo proprio. di nostro, alla fine, abbiamo messo solo qualche bicchiere, libri e fumetti.

tutti rigorosamente ‘vintage’.

curriculum vitae

…ma non è tanto la notizia arrivata durante le vacanze.

è la notizia arrivata di per se.
che l’azienda in cui lavoro (…lavoravo?) fosse messa male lo si sapeva, da qualche anno. però era sempre riuscita a stare in piedi. quindi se il fallimento può essere oggettivamente lecito, più strana suona la tempistica, improvvisa, troppo improvvisa per essere davvero normale. ma ricevere la notizia che la tua azienda è fallita 3 giorni dopo che sei arrivato in campeggio per le tue strameritate ferie può abbattere.

mi sono trovato di fronte ad una scelta:
preoccuparmi, straziarmi, disperarmi perchè verosimilmente non avevo più un lavoro oppure sbattermene altamente il cazzo e godermi quelle tre settimane di fidanzata, sole, oceano, campeggio, surf. poi il mio rinomato cinismo e la mia alta formazione alla ‘scuola-genova’, dato che il campeggio era già tutto pagato, mi hanno fatto propendere decisamente per la seconda ipotesi.

poi non voglio stare qui a sindacare chi,
come, cosa, dove e soprattutto perchè. lo stato dei fatti è che questo fallimento impone una svolta, per tanti motivi. in effetti, da qualche mese a questa parte la mia vita è stata tutta una svolta (positiva), direi che mancava solo il cambio di lavoro. che non mi sarei mai sognato di abbandonare il mio posto li dentro, ma tant’è.

quindi aggiorniamo il curriculum vitae e mettiamoci in cerca.
è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che trovare un buon lavoro, oggi. se poi consideri che il suddetto cammello si è letteralmente rotto il cazzo di passare per quella stramaledetta cruna dell’ago, abbiamo tutti ben chiara qual’è la situazione. fortunatamente ho qualche buon contatto da sfruttare, che non è detto voglia dire che ho già il lavoro pronto, ma è un buon punto di partenza per non partire proprio alla cieca.

risolto questo problema,
che non è detto che si risolva subito, anzi, fra meno di un anno ce ne sarà da risolvere un altro. meno male che la storia della casa l’abbiamo già risolta, anche se un pò di riffa e di raffa. a quel punto, forse, potremmo dare vita a qualche altro progetto, un pò più in grande. sempre che le situazioni lavoro non si sistemino abbondantemente prima…

…anche se nessuno assume al momento,
anche se è tutto fermo, l’azione al momento è farsi conoscere. sono bravo, intelligente, qualcuno dice non bello ma costo relativamente poco, non sporco e, se sporco, lo faccio nelle apposite toilettes.

ma questo mi sa che sul curriculum non lo scrivo.

alegria do brasil

a parte che oggi

abbiamo spedito una cassa di materiale in brasile,
c’è un filo conduttore che lega lo scorso weekend: nelson e loredana. che non c’entrano niente l’uno con l’altra, se non per il fatto che sono entrambi brasiliani e che, nel mio piccolo, li conosco entrambi.

nelson abita in un appartamento nella palazzina che ha in gestione mio padre. lui è brasiliano, del paranà, gran persona, simpatica e che comunque si dà molto da fare. ha preso un piccolo appartamento e se l’è rimesso tutto a posto, con la promessa che quando finiva, l’innaugurazione doveva essere fatta con un pranzo a base di feijou’ada, la famigerata fagiolata tipica brasiliana.

ieri, nel suo piccolo appartamento, eravamo in 15. due pentole piene, musica, birra, alegria. oltre a me, c’erano anche i miei ed ero felice per questa partecipazione ad un pranzo a base di ‘cibi decisamente diversi dalla cultura italiana’. e tralasciamo che la fagiolata è notoriamente pesantissima, le tre bambine di 4, 7 e 10 anni presenti al pranzo si sono messe a giocare a calcio. io facevo il portiere. oh, non c’è niente da fare, i brasiliani il pallone ce l’hanno nel sangue. meno male che non mi sono messo a dribblarle, avrei fatto una decisamente una pessima figura…

loredana, invece, è mezza brasiliana, da parte di padre.
per un pò di tempo ha fatto la barista in un locale vicino alla mia azienda. e io, da buon maschietto, andavo a prendere l’aperitivo spesso, finito il lavoro. era uno di quei posti dove entravo e ordinavo ‘il solito’. gli abiti succinti ma soprattutto l’alegria con cui serviva ed intratteneva i clienti erano conosciuti in tutta la zona. poi un bel giorno ha deciso di aprire un bar tutto suo. lontano da dove lavoro io. ma comunque, gli abiti succinti ma soprattutto l’alegria con cui serve ed intrattiene i clienti, decisamente maschietti, si sono fatti conoscere in tutta la zona…

…appena scese alla stazione… tutti si accorsero con uno sguardo che non si trattava di un missionario… e fu così che da un giorno all’altro… si tirò addosso l’ira funesta… ma le comari di un paesino non brillano certo d’iniziativa le contromisure fino al quel punto si limitavano all’invettiva… si sa che la gente dà buoni consigli sentendosi come Gesù nel tempio, si sa che la gente dà buoni consigli se non può dare cattivo esempio… e quelle andarono dal commissario e dissero senza parafrasare: “quella schifosa ha già troppi clienti più di un consorzio alimentare”.

ma una notizia un po’ originale non ha bisogno di alcun giornale,
come una freccia dall’arco scocca, vola veloce di bocca in bocca…

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storia di una squadra che segnò nella sua porta

27 gennaio 1994.

si gioca l’ultima e decisiva gara del gruppo 1 delle qualificazioni alla Shell Cup (il torneo delle nazionali caraibiche). le Barbados per qualificarsi devono assolutamente vincere con almeno 2 reti di scarto contro Grenada. sono gli ultimi istanti di gioco ed il punteggio è fissato sul 2-2: logico attendersi di vedere sotto assedio la porta di Grenada. meno logico è rendersi conto che a cercare di segnare siano gli stessi giocatori di Grenada e a difendere la porta avversaria siano i giocatori delle Barbados, che apparentemente dovrebbero cercare la vittoria. l’allenatore di Grenada a fine gara in effetti parla di “madhouse” [manicomio]: ma è stata effettivamente solo una follia?

andiamo con ordine.
per i gironi eliminatori, giocati con gare di sola andata ospitati da una delle contendenti, non è previsto il pareggio: se al 90’ le due squadre sono in parità, si disputano i supplementari ed eventualmente i rigori. in quest’ultimo caso, entrambe le squadre hanno un punto a testa. dove sta il vantaggio a vincere ai rigori, allora? nel totale delle reti: chi vince ai rigori si vede assegnata una rete supplementare a quelle realmente segnate nella gara. analogamente, chi perde si vede assegnare una rete supplementare a quelle effettivamente subite. ma tale regola è estesa anche al caso in cui una squadra vinca ai supplementari, creando già così un’assurda discrepanza. esempio: vincere 1-0 al 90’ porta 3 punti e +1 in differenza reti, vincere 1-0 dopo i supplementari porta sempre 3 punti ma +2 in differenza reti! alla vigilia di Barbados-Grenada, quest’ultima guida la classifica con 3 punti e +2 in differenza reti, davanti a Puerto Rico a 3 punti ma a -1 nel computo reti. le Barbados, a quota 0 e a -1 in differenza reti, devono quindi, come detto, vincere almeno 2-0, punteggio col quale si chiude il primo tempo.

all’83’ però Grenada segna il 2-1,
e per le Barbados la fase finale pare sfumare, finché all’87’ Sealy ha il colpo di genio. si porta in area piccola ed inizia a scambiarsi il pallone col proprio portiere Stoute, finché a sorpresa lo calcia in rete per un apparentemente folle 2-2. ma Sealy ha fatto bene i suoi conti e giocato un po’ d’azzardo con questo ragionamento: “col 2-1 non si passa e difficilmente in così poco tempo riusciremo a segnare il 3-1. a questo punto mi conviene fare autogol, pareggiare al 90’ per 2-2 e andare ai supplementari, sperando di segnare lì la terza rete. il 3-2 così diventerà 4-2, ovvero quella vittoria per 2 gol di scarto che ci serve. fra l’altro non corro alcun rischio di pareggio nei supplementari, giacché c’è il golden goal, ed appena uno segna la gara s’interrompe”.

i giocatori di Grenada ci mettono un po’ a rendersi conto
che quel pareggio regalato potrebbe rivelarsi a loro controproducente ma appena traggono le stesse conclusioni di Sealy, cercano di rendere pan per focaccia. ovvero di segnarsi apposta il 3-2 e di perdere di misura al 90’. da qui l’incredibile epilogo di circa 5 minuti, dove i giocatori di Grenada tentano disperatamente di bucare la propria rete, col loro portiere teso invano a farsi passare il pallone fra le gambe e/o a non abbozzare il minimo intervento, e quelli delle Barbados a difendere il pareggio sia nella porta avversaria che nella loro. il giochino paga alla fine: la gara termina 2-2 e al 4’ del primo tempo supplementare Thorne segna il 3-2 che vale come un 4-2. Clarkson, il ct di Grenada, parla a fine gara apertamente di raggiro, candidando al manicomio gli inventori di questa regola assurda. ma deve subire la beffa:

la partita è omologata e le Barbados si qualificano.

come conquistare l’uomo acquario

a livello di flirt è tra le cose più facili,

molto più difficle è poi tenerselo!
brillante, gentile, dinamico, l’uomo acquario tiene soprattutto alla sua libertà ed inoltre ha bisogno di stimoli sempre nuovi. per affascinarlo ci vuole una donna diretta, disinibita, assolutamente non possessiva e che rispetti la sacralità degli innumerevoli spazi liberi di cui ha bisogno per amici, hobbies ed emozioni varie ed ovviamente interessi lavorativi e che non gli parli per anni di confetti e partecipazioni. nei primi approcci faranno colpo la simpatia nelle conversazioni e gli ammiccamenti sessuali, successivamente invece ci vorrà, oltre all’amore,

tanta pazienza e che si instauri tra di voi una bella amicizia.

space clearing

si dice che lo spazio in cui si vive,

rifletta chi ci abita. il carattere, il periodo che sta passando e il suo modo di affrontare la vita. alcuni psicologi americani sostengono che il disordine e il caos influiscono negativamente sull’equilibrio psico-fisico, fanno perdere tempo e ‘assorbono’ energie. lo space clearing è l’arte di liberare lo spazio.

la prima regola è disfarsi di tutto ciò che non ci serve perchè lo stress è causato principalmente dalla disorganizzazione. eliminare il superfluo, il disordine: molti hanno problemi a conviverci e così gli oggetti si moltiplicano creando non solo disordine ma tenendoci legati al passato, impedendoci quindi di affrontare i cambiamenti. ogni volta che in casa entra un oggetto nuovo, è necessario liberarsi di uno vecchio. questa è una delle regole.

infatti quando mettiamo a posto un armadio, un cassetto o altro, in realtà stiamo facendo ordine dentro di noi. rimettere ordine nella propria vita significa eliminare il superfluo, quello che non serve più. questo è il clutter secondo lo space clearing.

è la filosofia del togliere invece che aggiungere, o comunque del ‘sostituire’, selezionare piuttosto che incrementare, fare con quello che c’è, con l’essenziale. QUALITA’ INVECE CHE QUANTITA’. hai mai fatto caso che quando sei in un periodo di cambiamento ti vien voglia anche di ‘rimettere’ a posto qualcosa in casa? di far spazio? ma alcune persone però fanno fatica ad eliminare il clutter.

perchè spesso l’oggetto è legato a ricordi, quindi alcune persone tengono tutto, dal biglietto del cinema che han visto con il primo amore ai biglietti di auguri di natale di anni fa. questa abitudine è legata al mantenere la propria identità, la propria storia personale. è come se si pensasse che eliminando queste cose venisse meno anche il legame con il passato, con le persone. riguardare le cose del passato rassicura e fa sentire bene. alcuni però ci portano a galla rimpianti, momenti amari, allora è meglio liberarsene senza esitazione perchè sono fonte di malinconia.

poi c’è la pigrizia, il principio di ‘rimandare a domani’. la scusa è che non ho tempo, o ho cose più urgenti da fare. spesso anche accumulare oggetti corrisponde a riempire non solo uno spazio esterno che altrimenti rimarrebbe vuoto ma anche a riempire un altro tipo di vuoto: il contatto con se stessi. è come alcune persone che abitano da sole e appena rientrano in casa accendono la radio o la tv per non sentire silenzio o quelle che vogliono essere sempre occupate in qualcosa da fare perchè il non fare nulla per un lasso di tempo li metterebbe di fronte alle loro ansie.

un altro motivo che impedisce di ‘togliere’ ed eliminare è che ‘forse un domani quella cosa potrebbe servire’. questo poteva valere per il passato, dove le possibilità erano poche ed era meglio ‘avere’ piuttosto che ‘non avere’. ma oggi, che tante, troppe cose, le puoi trovare a poco, pochissimo prezzo più o meno sotto casa, questo discorso non vale più così tanto.

sarà poi anche che in tempi di crisi e di ristrettezze economiche, si deve trovare una giustificazione al fatto di non potersi permettere tanta roba, quindi fa figo trovare una teoria che giustifica il poco, l’essenziale. ci sono comunque molti benefici nel fare spazio e ‘lasciar andare’ il vecchio per far posto al nuovo. in primis una casa più rilassante dove ogni cosa ha un posto e puoi trovarla facilmente, la sensazione di leggerezza quando ti guardi in giro e la sensazione di aver fatto qualcosa per migliorare il proprio spazio.

è quello che sto facendo e, maledizione, è vero.

ics

a dispetto delle battute, non sono vecchio

anche se comincio ad avere un età dove i giochini e la spensieratezza da diciottenne sono ormai un ricordo ma la piena maturità (quella da genitore con figlio che si pone i perchè della vita) sono ancora un pò tanto in là. E comunque basta rimanere pagliacci nell’animo prendendo tutto seriamente, sempre ridendone un pò, ed il gioco è fatto.

sono sempre stato un tipo pignolo, rompicoglioni dicono,
ne ho sempre preso atto e dove potevo ho migliorato ma dove proprio non ci arrivavo erano gli altri a sopportarmi. ho comunque sempre apprezzato e ricercato la compagnia tutta, le giornate tutti insieme, la condivisione di un momento di spensieratezza. ma le cose nel corso del tempo e degli eventi cambiano ed inevitabilmente alla quantità del sempre insieme si sostituisce lentamente la qualità del tempo insieme.

se un tempo era sempre (o il più possibile)
oggi è qualche volta, ma che sia piena, piacevole, un momento cercato, voluto, gustato nella sua totalità. un mio amico, di cui non farò il nome ma lui capirà che sto parlando proprio di lui, mi spiegava questo concetto già diversi anni fa ed io non capivo e mi incazzavo tantissimo perchè non vedevo in lui la stessa foga, la stessa bramosia di sfruttare ogni minuto che ci davamo per fare gruppo. può essere che io fossi esagerato in un verso e lui nell’altro… la verità è sempre in mezzo. però oggi comprendo quel che mi voleva dire, capisco quale era il suo modo di vedere la questione.

io ci arrivo adesso.
è cambiato qualcosa nella mia vita (qualcosa di grosso), ho cambiato io qualcosa (di grosso), in futuro si presume che qualcosa d’altro (di molto, molto grosso) cambierà. col tempo il vino diventa aceto: lo si usa in quantità molto molto inferiore ma per dare quel tocco in più ai piatti. ma a molti l’aceto non piace. ebbene, problemi loro. francamente non ho tempo da perdere in discussioni futili, in problematiche mentali, in ragionamenti completamente alienati. non spendo energie dove non ve n’è bisogno. ci mettiamo una bella ICS sopra e andiamo avanti. ciao ciao e tante belle cose.

non voglio essere ripetitivo, lo sarò sicuramente,
ma non mi stancherò mai di dire che il surf insegna proprio questo: non vale la pena prendere tutte le onde. tralascia quelle che non meritano la tua considerazione. scegline una, quella che ti sembra adatta a te. concentrati. dai il massimo. vivila. poi puoi anche cadere (si chiama imparare dagli errori) ma se non cadi, GODITELA! dopodichè ce ne sarà sempre un’altra che potrai andare a prendere…

e questo si può applicare più o meno a tutto nella vita.

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